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Floris Giovanni - La fabbrica degli ignoranti. La disfatta della scuola italiana

La fabbrica degli ignoranti. La disfatta della scuola italiana
Zoom della copertina
TitoloLa fabbrica degli ignoranti. La disfatta della scuola italiana
AutoreFloris Giovanni
Prezzo € 19,50
Prezzi in altre valute
Dati2008, 305 p., rilegato
EditoreRizzoli   

Disponibile per la spedizione in 1 giorno lavorativo

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Descrizione
Il manager strapagato che incita a vincere come fece Napoleone a Waterloo, l'avvocato che scrive "l'addove", il politico secondo cui Darfùr è il dialetto per dire "sbrigati". La nostra classe dirigente è composta da mostri? La ben più dura realtà è che non sono più ignoranti della media. Questo clamoroso fallimento culturale ha un colpevole: la scuola. Per ogni persona che non capisce o non si fa capire c'è infatti un professore senza prospettive, un laboratorio senza apparecchiature, un preside senza portafoglio e una sfilza di ministri che hanno accumulato riforme sempre più inutili. Non può pretendere di avere un futuro un Paese in cui non si rispetta l'istituzione che forma i cittadini. In cui si guadagna meno a insegnare che a pulire i pavimenti, e i bravi docenti vengono ricompensati con carriere immobili. "Siamo allo stadio di zoo umano", commenta sconfortata una prof, ma di chi è la colpa? In questa inchiesta sui mali della scuola e dell'Università italiane Giovanni Floris non risparmia fatti, numeri e situazioni allucinanti. Dall'asilo di Napoli che non apre perché mancano i bidelli fino all'istituto friulano che ogni anno cambia l'intero corpo docente (precario). Un libro di denuncia e insieme un atto d'amore verso una scuola di nobile tradizione, piombata in un Medioevo di strutture fatiscenti e insegnanti girovaghi come braccianti. Di fronte al declino della convivenza civile, della vita politica, dell'innovazione culturale, è ora che torniamo tutti sui banchi.

La recensione di IBS
Nel suo precedente saggio Mal di merito Giovanni Floris si era concentrato sull’attaccamento morboso che la classe dirigente italiana mostra nei confronti delle poltrone e delle cariche, reiterando un sistema malato in cui non è il merito personale ad essere premiato negli avanzamenti di carriera, ma la cosiddetta “raccomandazione”. Oggi l’indagine del noto giornalista di Ballarò scende in profondità, per analizzare non solo la difficoltà di accedere alle cariche pubbliche e ai vertici aziendali, ma anche la qualità della formazione che le nostre classi dirigenti dimostrano di avere.
Dati alla mano, l’ignoranza dilaga. Spiega Floris che l’ignoranza non è necessariamente legata al livello d’istruzione, ma alla capacità di comprendere e di farsi comprendere, all’intelligenza insomma, una categoria astratta che non ha nessuna casella corrispondente né nella pagella scolastica, né nel curriculum vitae, né tanto meno nella busta paga. La ragione per cui uno dei più noti dirigenti d’azienda considera Waterloo uno storica vittoria napoleonica, o un neo deputato confonde il Darfùr con un termine dialettale, sta nel fallimento totale del sistema scolastico italiano.
Edifici fatiscenti, laboratori lasciati allo stato di abbandono post saccheggio, professori costretti ad emigrare come braccianti stagionali, professionisti con stipendi da operai e studenti che trovano nel linguaggio informale della rete e nel comportamento edulcorato dello spettacolo, i modelli di riferimento da perpetrare durante l’orario scolastico. Dentro e fuori la scuola gli esempi raccolti da Giovanni Floris sono numerosissimi e spesso esilaranti. Le note sul registro scritte da professori esasperati riportano scene ai limiti del surreale, che purtroppo si ripetono quotidianamente in tutte le classi italiane. Disarmati, demotivati e stanchi i nostri insegnanti spesso depongono le armi, non potendo neanche più contare sulla collaborazione delle famiglie, che spesso difendono a oltranza e contro ogni evidenza i cari pargoli. Del resto i modelli di riferimento per le giovani leve italiane non sono da meno. Sulla carta stampata e nei telegiornali, persino sui libri di testo, la lingua italiana viene continuamente storpiata. Non è da meno il mondo accademico, fatto di brillanti cervelli che vanno in tilt ogni volta che la comunità internazionale richiede un intervento in inglese.
La soluzione al dilagare dell’ignoranza è lontana, in ogni senso. Nazioni molto diverse dalla nostra, economicamente e culturalmente, come la Finlandia, hanno sperimentato con successo negli ultimi anni una serie di riforme in grado di avvicinare l’istituzione scolastica elle esigenze della società, migliorando le prestazioni del sistema nel suo complesso. Modelli forse irraggiungibili, in un paese in cui da anni si rincorrono tentativi di riforma disorganiche e spesso schizofreniche, legate per lo più al colore politico del momento piuttosto che alle effettive esigenze pedagogiche. L’Italia, a quanto pare, procede per tentativi, applicando un metodo intramontabile come quello sperimentale classico alla Bacone (che consiste, per intenderci, nel “prova e riprova e poi riprova ancora”).
I risultati ovviamente non sono di facile lettura, dal momento che non esiste un valore quantificabile nella scuola, il suo valore è inestimabile, è fatto di ricordi, esperienze, gioie, dolori, successi, fallimenti, che non possono essere misurati né valutati. Ma si possono valutare i risultati dell’istituzione scolastica nel suo complesso, in termini di costi e di risultati, in termini di cultura e sapere che riesce a veicolare. Con un linguaggio semplice e accattivante, Giovanni Floris prova a fare il bilancio di un dibattito già acceso e sicuramente destinato ad ampliarsi.

La recensione de L'Indice
Recensione de L'indice
Come osserva la scuola un giornalista televisivo? Non c'è da stupirsi che lo faccia attraverso le situazioni patologiche: nel paese in cui ogni evento per meritare di essere preso in considerazione deve entrare nel cono d'ombra dell'emergenza e solo così viene percepito dal pubblico della televisione, in cui è il caso limite enfatizzato, non la situazione normale che "buca il video" e suscita reazioni. Fin qui dunque nessuna meraviglia: il giornalista televisivo si adegua alle modalità del suo lavoro e al linguaggio del suo mezzo.
Dunque, Giovanni Floris ci parla di una scuola disastrata e per farlo snocciola una quantità inverosimile di numeri, di statistiche, di interviste e citazioni. Talvolta mette assieme dati che fanno proprio fatica a rimanere accostati: si va dai risultati delle inchieste Ocse (che ormai tutti citano come una giaculatoria…) ai ricordi individuali, dalle interviste a qualche esperto alle notizie raccolte su Youtube. Nulla di male, per carità: il libro non si presenta certo come una ricerca scientifica, ma come un'agile opera d'informazione; però una distinzione più chiara tra le fonti di diverso valore avrebbe forse prodotto una migliore qualità informativa. In questo brulichio di numeri e di parole l'autore sottolinea un paio di questioni importanti: una riguarda il fatto che in questa "Italia che non vuole crescere" la scuola non funziona più da "ascensore sociale": molto meno di trent'anni fa un giovane può aspettarsi di migliorare la propria collocazione sociale attraverso la formazione. Anzi, a conti fatti, chi ha un reddito fisso finisce per finanziare con le proprie tasse gli studi ai giovani più ricchi che, proprio per la condizione familiare e culturale, di solito utilizzano più ampiamente il sistema di formazione. L'altro aspetto, che giustamente l'autore denuncia, è la tendenza perversa del nostro ceto politico a considerare la formazione e la ricerca come un aspetto secondario della vita del paese, per cui "invece di affrontare il problema della qualità della spesa, nei momenti di crisi ci limitiamo a chiudere il rubinetto".
Un quadro così fosco del sistema scolastico fa supporre che l'autore voglia fornire al lettore delle indicazioni di cambiamento magari parziali, ma realistiche e innovative. In effetti le proposte ci sono, ma la prima – la scelta della sezione da parte delle famiglie per selezionare e premiare gli insegnanti migliori – è impraticabile, perché ogni sezione non è formata da un solo insegnante, ma da un insieme di più insegnanti. E poi se a formare gli studenti più deboli si mettessero gli insegnanti meno preparati si otterrebbe davvero un bel risultato! La seconda è lo scontato quanto improbabile toccasana della reintroduzione del voto di condotta… Il bello è che Floris formula questo suggerimento mentre riconosce che i comportamenti devianti di molti adolescenti dipendono dalla perdita dell'etica civile da parte degli adulti ("Troppe famiglie, vilmente complici, e troppi insegnanti, impauriti e resi scettici da tante frustrazioni, hanno rinunciato a trasmettere e imporre valori"): ma per far fronte alla pusillanimità di una generazione di adulti è logico enfatizzare e rendere punitivo il voto di condotta ai ragazzi? Il terzo suggerimento è quello di dotare gli insegnanti di una "Carta Atena" per avere i libri gratis: pensiero simpatico, questo, e indicazione interessante anche se del tutto insufficiente.
Insomma, se un giornalista attento e capace non sa trovare un altro modo che questo per parlare della formazione e per formulare proposte che diano un senso alla scuola, che cosa ci possiamo aspettare da un'opinione pubblica televisiva e distratta?
Vincenzo Viola

I vostri commenti
8 recensioni presenti.  Media Voto: 3 / 5

Tinama (26-03-2009)
Giornalistica la trattazione degli argomenti: leggendo si ha l’impressione di ascoltare Floris in Ballarò con le sue “toccate e fughe”. Qualche spunto in più si trova nel libro per soffermarsi a riflettere sul mondo sempre caotico della scuola. “Una persona colta ha una mente aperta e critica, pronta ad ascoltare le soluzioni che vengono da altrove e disponibile a correggere i propri errori. ..Nessuno può ritenersi dotto di fronte ad un’altra persona: quest’ultima saprà sempre qualcosa che io non so…La consapevolezza della propria relativa ignoranza è libertà, la convinzione di essere onniscienti è l’anticamera della dittatura….L’eccellenza si ottiene facendo ogni volta un po’ meglio della volta recedente: non c’è altra strada, e non importa da dove si parte. La scuola italiana può non essere(e non lo è) d’eccellenza, ma l’eccellenza può insegnarla. Migliorandosi, ogni giorno, poco a poco. Ognuno di noi”. Da insegnante devo affermare che gran parte di quello che ho letto l’ho vissuto, non mi era nuovo. E’ un interessante specchio di quella realtà di cui bene o male (solo per il fatto che siamo stati studenti) tutti conosciamo le pecche. Ma dire che è un libro “eccellente”( come qualcuno lo ha definito) è troppo. Si generalizza su episodi estremi che portano più a sorridere che ad una presa di coscienza del problema-scuola e questo non serve a promuovere un cambio di rotta. Si rischia di essere superficiali, fare polemica fine a se stessa. La realtà è molto più complessa di quella che si rileva dai dati. L’appendice del libro ci rivela che in nessun paese esiste la perfezione, ma tutto è perfettibile a patto che, come dice lo stesso autore, ognuno di noi migliori se stesso ogni giorno, poco a poco. L’handicap prettamente italiano sta nel fatto che, purtroppo, il sistema scolastico viene ribaltato ogni volta che cambia il governo e non si dà modo alla scuola di perfezionarsi. E purtroppo si prosegue sempre navigando a vista.
Voto: 3 / 5

diablo (08-02-2009)
un libro leggero, noioso, senza nessun serio approfondimento, un libro da giornalista, fatto per bravi ragazzi con gli occhialetti e la cravattina di chi sa tutto lui. sono brevi articoletti cut and paste dal web. insomma un libro di Floris. Floris si compiace della sua vita in discesa, forse gli farebbe bene una maggior conoscenza di chi non puo' permettersi la luiss e il posto garantito in rai, ma deve lottare per una laurea nelle università pubbliche e che senza raccomandazioni deve conquistarsi un posto con le sue forze. Il libro in se non è male ma rispecchia la stessa superficialità che l'autore mette nella sua trasmissione televisiva, noiosa, avvitata su se stessa, alla fine di entrambi non ti resta nulla...a lui penso un bel rinforzo sul conto corrente.
Voto: 1 / 5

massimiliano (02-11-2008)
Floris è il mio presentatore/giornalista preferito: intelligente, arguto, mai sopra le righe. Purtroppo le doti che fanno di Floris uno straordinario giornalista, non lo rendono un buon scrittore. Il libro è superficiale, pieno di luoghi comuni, frasi fritte e rifritte, episodi estremi e poco rappresentativi. Il tono è quello della geremiade fine a sé stessa, con tanto di tirate moraleggianti caramellose e stucchevoli oltre che vuote di contenuto. Il capitolo finale sui possibili rimedi è semplicemente ridicolo nella sua ineffabile banalità. L’impressione è che Floris parli di una materia estremamente complessa e delicata con una conoscenza da lettore di giornali scandalistici. Sono entrata nella scuola pubblica a otto anni e praticamente non ne sono più uscito: studente, insegnante alle scuole superiori e infine professore universitario. So di cosa sto parlando..
Voto: 2 / 5

Mauro (27-10-2008)
Un ottimo testo che spiega chiaramente i mali della scuola e dell'università italiana, molto scorrevole nella lettura e di facile comprensione ...L'ho finito in una settimana, un acquisto molto consigliato a tutti, non si indaga nei singoli casi accuratamente ma viene dato al lettore un quadro generale del pessimo stato dell'istruzione in Italia, specialmente in rapporto ai Paesi europei.
Voto: 4 / 5

FRANCO (28-09-2008)
Il libro di Floris mi è piaciuto moltissimo; stile asciutto, essenziale, da vero giornalista, ma non privo di sottile ironia al momento giusto. E' un rapporto documentatissimo sull'attuale stato comatoso della scuola italiana, un gigantesco elefante che divora enormi risorse finanziarie ed intellettuali producendo insignificanti risultati. A molti probabilmente non piace la lucida analisi di Floris ; parlo dei sindacati che hanno sguazzato per almeno un trentennio nel precariato da loro stessi creato come utile serbatoio di consensi e di speculazioni ma mi riferisco anche ai politicanti che sulla scuola hanno costruito le loro fortune, ai falsi intellettuali, pedagogisti, baroni universitari che hanno sfornato a ritmo industriale saggi pseudoscientifici e che ci hanno periodicamente stordito con le loro masturbazioni intellettuali, ai docenti illetterati e presuntuosi che si sono trovati in cattedra grazie alle loro entrature politiche di turno e grazie ad un sistema di reclutamento marcio, bucherellato come un colabrodo. E da ultimo ecco la ministra Gelmini, avvocatessa iscritta all'Albo non tanto per merito personale quanto per aver partecipato (lei che è "lumbard")all'esame di Stato truccato che si svolgeva a Catanzaro, nel profondo Sud. Gelmini "yes woman" al docile servizio di Sua Emittenza e di Tremonti. Concludendo, un bravissimo a Floris.
Voto: 5 / 5

emily (18-09-2008)
Un po' dispersivo e eterogeneo, poco organico e giornalistico, ma tuttosommato efficace nel dipingere diverse autentiche magagne della scuola. Andrebbe integrato con libri di insegnanti (che vivono questa realtà dall'interno) come la Mastrocola e Mazzocchini.
Voto: 3 / 5

david donnini david.donnini@gmail.com (15-09-2008)
Non capisco proprio la stroncatura del Sig Campagnoli: "troppo facile... toppo ridicolo...". A me sembra che facile e ridicolo sia fare delle critiche sbrigative e impietose. In realtà il libro di Floris è eccellente! Dipinge la situazione della scuola con grande realismo e contiene un invito appassionato a riconoscere l'importanza e il valore della scuola in una società che ambisce ad essere moderna e civile. Purtroppo una filosofia politica diffusa, che si estende orizzontalmente da destra a sinistra, ha sempre considerato la scuola "settore di risparmio". E' colpa di una spaventosa mentalità bottegaia che non sarà difficile guarire. Il libro di Floris può essere un valido contributo in tal senso. Invito i tecnici del ministero a leggerlo in aereo.
Voto: 5 / 5

giuseppe campagnoli giuseppe.campagnoli@virgilio.it (11-09-2008)
Non ci siamo!Nemmeno con questo! Ne ho letti di libri sulla scuola: scandalistici,tecnici,statistici,sarcastici,umoristici..ma ancora nessuno serio come un racconto in prima persona ma non autobiografico. Stiamo scrivendo un altro libro che tratta di scuola (il primo di occupava di architettura della scuola per Franco Angeli) in modo ironico ma veritiero (perche' fatto da "un addetto ai lavori" per piu' di 35 anni iniseme ad un altro addetto ai lavori che è entrato spesso nei "meandri" ministeriali da protagonista.Non è l'ennesimo libro sui mali della scuola,non è certo un libro da giornalista (l'eclettismo dei non addetti ai lavori..) e non avrà l'eco mediatica che i "raccomandati" (tanto per citare Floris) hanno, spesso molto al di là dei loro meriti! Fare scandalo e navigare sull'onda della cronaca per chi è personaggio pubblico è facile,persino ridicolo.Altro è fare un buon racconto su cosa è stata e su cosa realmente è la scuola!
Voto: 1 / 5

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