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Gao Xingjian - La montagna dell'anima | L'opera più nota del premio Nobel per la letteratura 2000. È il racconto, in gran parte autobiografico, di un lungo viaggio nella Cina del sud-ovest, compiuto da uno scrittore perseguitato dal regime e al quale, per errore, è stato diagnosticato un cancro. Il viaggio è dunque l'occasione di un bilancio esistenziale e fonte inesauribile di nuove esperienze. E il libro diviene romanzo picaresco in cui si intrecciano avventure di feroci briganti e tristi storie di fanciulle suicide per amore, saggio enciclopedico sugli animali e le piante della foresta, sugli usi delle popolazioni tribali, sulla storia classica e contemporanea, riflessione politica sulla Cina comunista, ricerca filosofica, storia d'amore...
Media Voto: 4.5 / 5AB (01-11-2010)
Premettendo che si tratta di una lettura corposa e molto impegnativa, anche dal punto di vista della partecipazione intellettuale richiesta al lettore, questo libro - chiamarlo romanzo non è possibile - può essere definito un capolavoro. Se proprio si vuol trovare una pecca, l'edizione italiana manca di un apparato di note che renda capaci di apprezzare tutti i richiami storico-geografici dell'autore e i talvolta difficili passaggi tra capitoli. Ad ogni modo, da leggere. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Vincenzo (22-01-2009) La definizione di romanzo è decisamente forzata per questo splendido libro, nel quale risultano del tutto assenti elementi basilari come vicenda e personaggi.
Eppure questo inclassificabile scritto, di oltre 600 pagine, trasuda di un indubbio fascino che ci aggancia, trascinandoci in un vortice di immagini, pensieri, suoni, storie e sensazioni che non allentano la loro presa fino all’ultima pagina.
Il libro si apre con una narrazione soggettiva a capitoli alternati di due personaggi definiti esclusivamente dai pronomi tu ed io; il primo è un viaggiatore, il secondo uno scrittore perseguitato dal regime.
Ma già in questa prima parte, che pure sembra seguire uno schema, si assiste a qualche sconfinamento; i personaggi paiono, a volte, fondersi, accomunati da un viaggio che, più che teso al raggiungimento di una luogo definito sembra trovare, nel suo stesso svolgersi, il fine ultimo.
Nel corso del viaggio confluiscono storie e personaggi che non conoscono confine tra realtà e fantasia, vicende senza inizio o conclusione, paesaggi fuori dal tempo che ci avvolgono in un mondo irreale ed allo stesso tempo assolutamente concreto.
Ma pian piano lo schema iniziale si scompone, i personaggi perdono del tutto la loro definizione amalgamandosi tra loro e con coloro che popolano i paesi attraversati . Sembra quasi di trovarsi ad ammirare un paesaggio rischiarato soltanto da fugaci e intermittenti lampi di luce così che non sempre si riesce a cogliere i particolari e si resta con la strana impressione di qualcosa di familiare, conosciuto, eppure ammantato del misterioso fascino dell’indefinito.
Nell’ultima parte del libro, poi, viene a cadere ogni filo cconduttore. L’autore interagisce con noi, ora filosofeggiando a ruota libera, ora mostrandoci minuziosamente un immagine; il libro si fa pittura, commento politico, musica, poesia in un crescendo sempre più coinvolgente. Si chiude il libro convinti di aver compiuto, con l’autore, un viaggio difficile da dimenticare, e, soprattutto, di aver letto un capolavoro. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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