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Pynchon Thomas - Contro il giorno | In un mondo su cui, ancora una volta, incombono catastrofi - il crollo del campanile di San Marco, l'asteroide di Tunguska, la Prima guerra mondiale - si inseguono anarchici, giocatori d'azzardo, milionari, matematici, scienziati eretici, antesignane del libero amore, sciamani, sensitivi, aeronauti e killer prezzolati. Sono impegnati in un caleidoscopio di avventure - tra l'Esposizione Mondiale di Chicago nel 1893 e il Messico infuocato dalla rivoluzione, tra la Hollywood del cinema muto e i Balcani, tra Parigi, Vienna e luoghi difficili da trovare sull'atlante - che raccontano l'avidità senza freni del capitalismo globale, la falsa religiosità, l'ottimismo ingiustificato e il sogno irraggiungibile dell'utopia. Ogni riferimento al nostro tempo è puramente casuale. Con questo romanzo monumentale e trascinante, che giunge dopo dieci anni di silenzio, Thomas Pynchon non descrive il mondo com'è, ma come potrebbe essere con appena qualche ritocco. Alcuni si ostinano a credere che sia questo uno degli scopi principali della letteratura.
Media Voto: 4 / 5Latinese (10-09-2009) Ernesto, non sono d'accordo. Io questo libro lo considero proprio un capolavoro. Ed è un peccato che non lo si vada a leggere; forse perché la gente si fa spaventare dalla lunghezza, forse perché in Italia tutti si riempiono la bocca con Pynchon (voglio dire tutti quelli che fanno gli intenditori di letteratura), ma poi pochi se lo vanno a leggere, la maggior parte si ferma all'Incanto del lotto 49... insomma, a me è sembrato Pynchon al meglio della forma, con tutti gli anni che ha riesce sempre a colpire nel segno. Questo poi è proprio un romanzo politico: Scarsdale Vibe è il capitalismo internazionale di oggi, e gli anarchici sono le sue vittime (nel romanzo si fa chiaramente il discorso di attentati e atti terroristici che vengono imputati agli anarchici anche se poi loro non c'entravano niente, e questo mi ricorda un certo Pinelli, mai sentito nominare?). Comunque è un libro di grande importanza, che non si può sminuire come hai fatto tu. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Vittorio Caffè (09-09-2009) Ah, ci siamo accorti che questo romanzo non è L'arcobaleno della gravità? E grazie, infatti il titolo è un altro ed è stato pubblicato più di trent'anni dopo. Scherzi a parte: a me non pare così scadente. Certo l'Arcobaleno aveva tutto il fascino della novità, ma se non altro lo stile di Pynchon nel frattempo si è fatto ancor più prezioso e raffinato. Se il Mason & Dixon si è inventato un inglese del Settecento riveduto e aggiornato per la fine del II millennio, qui lo scrittore si cimenta (non so fino a che punto si possa cogliere in traduzione) in un inglese vittoriano anche questo riveduto e aggiornato, e già questo sarebbe un tour de force spettacolare. Inoltre: il romanzo è uno strano mix di western, fantascienza alla Wells e Verne, romanzo d'appendice, melodramma, e in questo strano ibrido parla della Jugoslavia, dell'11 Settembre, della Guerra del Golfo, e di tante altre cose. Va preso per quel che è, una grande fantasmagoria di un secolo passato (l'Ottocento) che profetizza il secolo a venire (questo, il ventunesimo). Non sarà il massimo che Pynchon ha saputo dare, ma la seconda scelta di questo scrittore è sempre al di sopra del meglio di tanti altri... Voto: 4 / 5 |  |  |  |
ernesto hofmann (07-09-2009) Aveva ragione la sig.ra Michiko Kakutani, grande critico letterario del New York Times, che lo aveva stroncato: questa è un'imitazione di Pynchon!
L'ho letto in inglese e ora l'ho riletto in italiano (ottima traduzione).
Ma restano enormi perplessità. C' è indubbiamente un grande lavoro, una cultura straordinaria, una passione letteraria ancora vivissima. Ma non è assolutamente "L'arcobaleno della gravità". Ci sono momenti molto belli, ma complessivamnete si fa fatica e ci si domanda se ne valeva la pena. Immediatamente dopo ho voluto rileggere " Le perizie" di Gaddis: identica impressione.
Meglio impegnarsi su altre cose. Ars longa, vita brevis...ahimè. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
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