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Politkovskaja Anna - Un piccolo angolo d'inferno | Ci sono bambini che passano i loro vuoti pomeriggi a raccontarsi, seduti all'ombra delle macerie, storie di uomini misteriosamente scomparsi. Madri che in affannose corse contro il tempo bussano alle porte dei villaggi in cerca di denaro per riscattare i figli dalle mani di un esercito di aguzzini. Un popolo intero umiliato da anni di privazioni, violenze e indifferenza. Questa è la Cecenia, un Paese tenuto accuratamente lontano dai riflettori dove "la tortura è la norma, le esecuzioni senza processo sono routine e le razzie e i saccheggi un luogo comune". Una terra battuta dalla guerra, minacciata dal fuoco delle sanguinarie milizie indipendentiste e messa ancor più in pericolo da un esercito corrotto, complice e profittatore di uno spietato disegno politico. E la vittima di tanta cruda insensatezza non è un'astratta entità statale ma una popolazione inerme, costantemente sotto minaccia, privata del diritto e della dignità. Inviata sul campo dal settimanale di ispirazione liberale "Novaja Gazeta", Anna Politkovskaja ha avuto il coraggio di rompere il silenzio svelando al mondo gli orrori della Cecenia, senza censure né remore nell'accusare Putin e nel parlare di genocidio. Per anni la sua voce è stata l'unico filo di collegamento tra quelle terre dimenticate e il resto del mondo. Il libro ripercorre l'esperienza personale e l'indagine rigorosa, raccogliendo gli scomodi reportage che hanno smascherato i crimini della Russia e che le sono costati la vita.
Media Voto: 5 / 5Giuseppe Mastantuoni (26-02-2011) Un libro che con lo stile realistico della Politkovskaja ti proietta in un mondo che immaginavi appartenere solo alle menti più perverse. Mette nero su bianco una realtà che impietrisce le persone che vivono in uno stato democratico . Ad ogni capitolo l'amaro in bocca cresce al punto da dover prendere alcune pause per poter digerire tutto ciò che si sta assimilando.
Quando arrivi alla conclusione capisci il motivo per cui questa donna , questa madre , questa sorella che sento mia , sia stata fatta "uscire di scena". Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Roberto archrmr@yahoo.it (09-12-2009) Scoperto grazie a Saviano.
Letto in un giorno.
Agghiacciante e stupefacente, dovrebbe essere una lettura obbligatoria per tutti. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
gianluca guidomei sidner@libero.it (02-03-2009) L' inferno qui descritto è la Cecenia. Quasi non sappiamo dove sia, figuriamoci cosa vi è successo negli ultimi dieci anni! Mi ha fatto pensare al giornalismo nostrano: certo, noi abbiamo la fortuna di non vivere la terribile esperienza della guerra, ma in caso, ci sarebbero persone coraggiose, lucide, determinate come Anna Politkovskaja? I nostri giornalisti oggi si indignano per i provvedimenti restrittivi nei loro confronti riguardo alla pubblicazione delle "famigerate" intercettazioni: scioperano, protestano, giustamente peraltro, vista l' idiozia di una legge del genere, partorita da persone in mala fede e asservite ad una persona ignobile. Ma io mi domando...normalmente, al di là di questa legge, i nostri cari giornalisti, quando mai fanno domande scomode? Quando mai fanno inchieste coraggiose? Quando mai si mettono al servizio della notizia, della reale informazione dei cittadini? Tolta qualche mosca bianca, lodevole e meritevole ( i vari Iacona, Gabanelli, Ruotolo... ), gli altri, dove hanno vissuto e lavorato in questi anni? L' Italia è un paese vecchio, senza coraggio e senza progetti. Un paese seduto ad aspettare o la provvidenza o qualche manigoldo pronto a prendersi tutto. Anna Politkovskaja era una giornalista, un reporter, una donna coraggiosa: conosceva i rischi, in Russia non ci si limita a licenziamenti o multe; conosceva i mandanti delle guerre, i responsabili dei massacri in Cecenia, del teatro Dubrovka e della vergogna di Beslan. Se non avesse avuto quel coraggio, chi avrebbe raccontato al mondo quegli orrori? E' morta. Senza un colpevole. Senza mandanti. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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