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Chandrasekaran Rajiv - Green Zone | Zona nord di Baghdad, una mattina qualsiasi. Quattro kamikaze si fanno saltare in aria in un santuario. Quando Rajiv Chandrasekaran arriva sul posto, quel che resta dei cadaveri è già ricoperto da teli bianchi. Brandelli di corpi sparpagliati arrivano fino al secondo piano dei palazzi circostanti. Meno di un quarto d'ora dopo, nella Green Zone, il giornalista ne parla con un funzionario del contingente americano, ma questo è ignaro del massacro: era "troppo preso a lavorare per la democrazia in Iraq" per seguire le notizie. E solo uno dei paradossi della guerra raccontata in questo libro: un reportage che somiglia a una spy-story per la vicenda al limite del romanzesco, per la carica di avventura e ironia, per i personaggi incredibili che lo popolano. E per la sua ambientazione, l'enclave americana a Baghdad: 10 chilometri quadrati di ex palazzi reali, piscine, cocktail, aria condizionata, corsi di salsa e yoga, due ristoranti cinesi e una mensa con personale musulmano che serve principalmente carne di maiale. Costruito in quasi due anni di interviste e ricognizioni nella capitale irachena e dintorni, "Green Zone" è la cronaca del disastro annunciato scatenato dall'America e dai suoi alleati tra cui l'Italia.
pcologo (10-05-2012) Il libro è interessante anche se un eccessivamente cronachistico. Manca di una seria analisi sulle ragioni degli eventi e si limita a raccontare la disastrosa serie di errori che sono stati commessi dagli americani nel periodo post-intervento in Iraq, cullati dall'utopia della creazione di una democrazia di tipo occidentale e di un modello economico liberistico di stampo repubblicano, che non teneva conto della realtà delle diversità etniche e religiose dell'Iraq e del modo di pensare della sua gente. Mi dà molto fastidio l'operazione commerciale che ha mutato il titolo originale "Imperial life in the Emerald City" in "Green Zone" con la bella faccina di Matt Damon in copertina a far da richiamo. Incredibile, anche Wikipedia cita : "Il film, sceneggiato da Brian Helgeland, è basato sul libro Imperial Life in the Emerald City (2006) del giornalista Rajiv Chandrasekaran". Il libro ha in comune con il film solo il contesto ambientale, ma la storia del film e anche la sua tematica principale, l'assenza delle ipotetiche armi di distruzioni di massa che giustificarono l'amministrazione Bush nel portare avanti il conflitto, non trovano alcun riscontro nel libro. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
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