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Andreoli Vittorino - Carissimo amico. Lettera sulla droga |
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Titolo | Carissimo amico. Lettera sulla droga |
| Autore | Andreoli Vittorino | Prezzo Sconto 15%
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€ 5,52
(Prezzo di copertina € 6,50 Risparmio € 0,98)
Prezzi in altre valute |  | | Dati | 2009, 206 p., rilegato |
| Editore | Rizzoli
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 Consegna espresso in Italia in 1-2 giorni | | 
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| "Io mi occupo di sentimenti e so che basta un momento di abbandono, un lutto, una ferita che abbia distrutto la propria autostima per perdersi nella droga e non tornare più indietro." Negli ultimi anni se si escludono le notizie di cronaca nera, è calato il sipario sulla diffusione della droga, sul come affrontare i drammi che coinvolgono intere famiglie, come fosse semplicemente una questione privata, o addirittura normale. Un silenzio che Vittorino Andreoli non accetta e che ha deciso di rompere presentandoci il suo punto di vista con grande semplicità. A partire dalla sua lunga esperienza nel mondo delle realtà più difficili, Andreoli prende per mano il lettore e lo accompagna in un'esemplare ricognizione nei luoghi dell'anima, rivolgendosi non solo a chi la droga la tiene dentro la testa, ma anche a chi la tiene in tasca e potrebbe usarla, a chi teme che i propri figli ne siano già parte. Pagina dopo pagina, "Carissimo amico. Lettera sulla droga" non offre uno sguardo accusatore, ma quello lucido di un uomo vicino al dolore dei suoi simili e che difende "il diritto a non drogarsi" perché non c'è libertà nella dipendenza. Un libro che dice che cosa succede nella relazione tra un giovane e le droghe, e che da voce al dolore di chi è costretto a convivere con questa terribile realtà. Vittorino Andreoli riprende la formula della lettera pubblica (ricordiamo la serie di successi: Lettera a un adolescente, Lettera alla tua famiglia, Lettera a un insegnante) per affrontare un tema scottante e difficile, non più dibattuto come un tempo, a dispetto della sua gravità e diffusione: la droga e i danni che produce alla nostra esistenza. Le sostanze stupefacenti oggi vengono percepite come produttrici di stimoli di piacere, di successo, di migliori performance, e per questo c'è chi sceglie responsabilmente di utilizzarle. Andreoli, invece, difende sin dalle prime pagine il "diritto a non drogarsi" perché è convinto che sarebbe possibile soddisfare in altra maniera i bisogni umani, stando sempre dentro le relazioni e non mediandole attraverso una sostanza chimica, si chiami alcol o marijuana, cocaina o eroina, crack o ecstasy. è possibile definire la droga, scrive l'autore, un'occasione di morte. Una morte eroica, come certi suicidi. Per evitare questa piaga sociale, Andreoli sostiene che l'uso delle droghe non possa essere considerato in alcun modo un affare privato, personale, come qualcosa che riguardi solo la privacy di chi la usa. Il consumo di droga non è da porre tra i comportamenti liberi. Primo perché già acquistarla significa compiere un reato, pagando uno spacciatore; secondo perché gli effetti delle sostanze psicotrope, modificando il rapporto di chi le assume con la realtà circostante, sono molto pericolosi anche per gli altri e per la società. è assurdo, secondo Andreoli, reclamare la libertà per poi diventare dipendenti di una sostanza, come lo è la richiesta di non sottostare alle leggi della società contro la droga. Il punto sul quale insiste lo psichiatra veronese è la perdita dell'identità, che viene mascherata, alterata dalle droghe e dalla loro capacità di realizzare una metamorfosi del sé e del mondo circostante. Anfetamine e cocaina, infatti, possono indurre un delirio che richiama quello della schizofrenia, modificando la biochimica cerebrale dapprima in maniera transitoria, per poi giungere a un funzionamento che ha bisogno della sostanza esterna. è necessario anche sconfiggere i miti del potere e dell'arricchimento facile, e della droga ad essi connessa, che renderebbe possibili sempre, e per tutti, performance di alto livello: Andreoli spinge il destinatario di questa Lettera ad accettare piuttosto la propria fragilità, intendendola come senso del limite e come risorsa per attivare la comprensione e l'amore per gli altri. Un nuovo umanesimo della solidarietà, contro la "società drogata", è ciò che Andreoli auspica in queste pagine. Il desiderio, il legame, il doppio legame, la dipendenza: sono le tappe che riducono una vita a una polvere bianca, o a una siringa spuntata e contaminata. O anche, e non fa differenza, alla liturgia della canna o di un bicchiere sempre vuotato di alcol. Andreoli si ribella con tutta la sua esperienza a questa deriva dell'uomo contemporaneo e al suo Carissimo amico, vittima o indifferente di fronte a questa nuova schiavitù della droga, rivolge una lettera ricca di indignazione, passione e umanità.
ROCCO SALADINO roccosaladino@libero.it (26-02-2009) Leggendo questo libro si ha proprio l’impressione di
ascoltare un amico. Vittorino Andreoli parla in questo scritto a una persona
normale non ad un semplice etichettato “drogato”, come una condanna. Il
discorso e’ rivolto a chiunque, quel chiunque e’ qualsiasi tossicomane, quel
chiunque possa essere il lettore.
Non parla da psichiatra, riduce al minimo le
maschere, punta dritto agli occhi del cuore e della mente, ma non rifiuta di
dare un aiutino da psichiatra, descrivendo la problematica in cui si e’cascati
come la tossicomania, come una fobia-ossessione in termini psichiatrici come un
fatale gioco di paure e metodi drogati per superarle come un circolo vizioso,
il circolo vizioso della droga. (Potenza- febbraio 2009).
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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