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Venezia Shlomo - Sonderkommando Auschwitz | "Tutto mi riporta al campo. Qualunque cosa faccia, qualunque cosa veda, il mio spirito torna sempre nello stesso posto... Non si esce mai, per davvero, dal Crematorio." Sono parole di Shlomo Venezia, ebreo di Salonicco, di nazionalità italiana; è uno dei pochi sopravvissuti del Sonderkommando di Auschwitz-Birkenau, una squadra speciale selezionata tra i deportati con l'incarico di far funzionare la spieiata macchina di sterminio nazista. Gli uomini del Sonderkommando accompagnavano i gruppi di prigionieri alle camere a gas, li aiutavano a svestirsi, tagliavano i capelli ai cadaveri, estraevano i denti d'oro, recuperavano oggetti e indumenti negli spogliatoi, ma soprattutto si occupavano di trasportare nei forni i corpi delle vittime. Un lavoro organizzato metodicamente all'interno di un orrore che non conosce eccezioni: il pianto disperato di un bimbo di tre mesi, la cui madre è morta asfissiata dal gas letale, richiama l'attenzione del Sonderkommando, lo scavare frenetico tra i corpi inanimati, il ritrovamento e subito dopo lo sparo isolato della SS di guardia che ammutolisce per sempre quel vagito consegnandolo alla storia. Per decenni l'autore ha preferito mantenere il silenzio, ma il riaffiorare di quei simboli, di quelle parole d'ordine, di quelle idee che avevano generato il mostro dello sterminio nazista ha fatto sì che dal 1992 abbia incominciato a parlare, e quei racconti sono la base della lunga intervista che è all'origine di questo libro. Con la prefazione di W. Veltroni.
Media Voto: 4.5 / 5Biagi (27-09-2009) testimonianza secca e cruda del sopravvissuto Shlomo Venezia allo sterminio degli ebrei,"interessante" e ancor più macabro il testo in quanto l'autore era nelle mansioni del sonderkommando,ossia era nella manovalanza ebrea adibita alla gestione dei forni crematori e non solo.non è un saggio,un'analisi gestionale o un libro storico-politico;non ha approfondimenti o analisi storiche-sociali, è una testimonianza intrisa di ceneri umane. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Marco (21-03-2009) E’ una lettura dolorosa, sconvolgente, sorprendente nella semplicità. Nauseante nel momento in cui ci si immedesima nella narrazione per la crudeltà del fatti. Non è un libro facile e non nascondo di esserne rimasto emotivamente coinvolto, al punto che per un certo periodo mi sono echeggiate nella mente frasi e immagini purtroppo fatte di crudeltà. Verrebbe da dire non umane, ma è proprio questo il punto: la testimonianza di Shlomo Venezia, i campi di sterminio nazisti, sono creazioni e azioni umane. Le peggiori, fra le peggiori. Ed è per questa ragione che devono essere ricordate come monito per il futuro. E’ altrettanto illusorio pensare che lo sterminio degli Ebrei sia qualcosa accaduta e che non può ripetersi più nel futuro, perché in moltissime parti del mondo lo sterminio e la pulizia etnica è un’attività ancora abbondantemente praticata. Purtroppo questi scenari di guerra, di crimini contro l’umanità, sono da una parte abilmente nascosti, dall’altra colpevolmente trascurati dai maggiori mezzi d’informazione e quindi si resta disarmati, sconfortati al termine di questa lettura per due ragioni: la prima per ciò che è accaduto, la seconda perché consapevoli che sta accadendo, anche in questo momento. Posso citare la regione del Darfur, il Tibet, la Cecenia, la Birmania, le minoranze etniche in Laos, in Vietnam; non me ne vengono in mente altre, ma purtroppo ve ne sono ancora. Regioni in cui per motivi razziali, ragioni etniche, credi religiosi accadono crimini che non sono né più né meno colpevoli, orrendi, enormi dello sterminio umano nazista. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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