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Pansa Giampaolo - Il revisionista

Il revisionista TitoloIl revisionista
AutorePansa Giampaolo
Prezzo
Outlet -50%
€ 11,00
(Prezzo di copertina € 22,00)
Dati2009, 482 p., rilegato
EditoreRizzoli  (collana Rizzoli best)
  
 Disponibile in eBook a € 7,99

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Descrizione
"Siete voi giovani che dovete tirare i sassi nei vetri. Così, quando i vetri si rompono, noi vecchi ci rendiamo conto che era il momento di cambiarli. Per ringraziarti, mio caro spaccavetri, ti darò una borsa di studio." Così, nel maggio 1959, Ferruccio Parri si rivolgeva a un giovane di ventitré anni, non ancora laureato: quel giovane era Giampaolo Pansa. In questo libro il giornalista racconta la sua avventura umana e intellettuale, nata nel segno della nonna, Caterina Zaffiro vedova Pansa, che con il suo fastidio per comunisti, democristiani e fascisti è stata, senza saperlo, un esempio di revisionismo anarchico imposto dalla povertà. Dalle stregonerie di nonna Caterina si passa all'infanzia nella guerra civile. Giampaolo aveva otto anni, e con la memoria dei bambini ha fotografato quel tempo: i partigiani fucilati, i fascisti ammazzati, ma anche le ragazze che ballavano nude ai festini dei tedeschi e poi alle baldorie degli americani. Il destino di Pansa si compie quando, dopo le mille pagine della tesi sulla guerra partigiana tra Genova e il Po, viene assunto alla "Stampa". Decenni di lavoro nei grandi giornali, di incontri con i big politici e i direttori famosi, che l'autore narra nei loro lati nascosti: Giulio De Benedetti, Italo Pietra, Alberto Ronchey, Piero Ottone, Eugenio Scalfari e Claudio Rinaldi.

La recensione di IBS
Un viaggio nella storia dell'Italia dell'ultimo secolo e nella vicenda personale di un noto protagonista del giornalismo del nostro Paese. Torna alle stampe Giampaolo Pansa con un nuovo libro destinato a fare rumore, come in passato hanno già fatto molti dei suoi titoli, dal Sangue dei vinti a I tre inverni della paura. Un racconto di oltre 400 pagine, in gran parte autobiografico, scritto da un autore che non teme le polemiche, anzi ama affrontarle "di petto".
«Un giorno un amico mi ha chiesto; "Non ti irriti quando ti danno del revisionista?" Gli ho risposto: "All'inizio lo ritenevo un mezzo insulto… Poi, libro dopo libro, la parola revisionista ha cominciato a piacermi. E ho iniziato a usarla. Anzi a rivendicarla con orgoglio. Se qualcuno oggi mi domanda se sono un revisionista, rispondo: sì, lo sono, e vorrei diventarlo sempre di più"». Fin dalle prime righe del libro, in cui viene svelata la ragione di un titolo così volutamente audace, traspare il tono schietto e pungente con cui Pansa si rivolge ai suoi lettori e che caratterizza tutta la narrazione. "Un rompiscatole, un bastian contrario, uno spacca vetri", come si autodefinisce lui stesso, racconta le esperienze e le persone, cittadini comuni e personalità di rilievo, che ha conosciuto nel suo lavoro di autore e di giornalista. Rivendicando al contempo la sua estraneità ai clan politici di ogni colore e la sua libertà d'opinione e comportamento: "mai cortigiano e sempre guastafeste". La sua vita non sarà un romanzo, ammette, ma anche un'esistenza "normale" può riservare qualche sorpresa. E nelle pagine del suo libro l'autore si augura che i lettori possano ritrovare anche la loro storia.
A metà tra un'autobiografia e un libro storico, Il revisionista si apre con il ricordo dell'infanzia dell'autore per poi passare al racconto degli anni della guerra e della giovinezza, quelli in cui cominciarono gli studi e le ricerche storiche che portarono alla nascita dei suoi libri. Della loro genesi e delle discussioni che suscitarono, delle accuse di revisionismo all'autore, del perché Pansa decise di dedicarsi agli avvenimenti di sangue che seguirono il Secondo conflitto mondiale, di tutto questo si parla nel libro, e delle emozioni e delle rivelazioni suscitate nell'autore dai casi della vita. Pubblico e privato si mescolano in una rievocazione appassionata che chiama in causa avvenimenti che fanno parte della storia di tutti gli italiani e una carrellata di personaggi di variegata umanità. Si parte con le donne che l'hanno accompagnato nel suo percorso di formazione: per prima la nonna Caterina, donna forte e autoritaria, aliena dalle lusinghe di qualsiasi schieramento politico, che fosse di sinistra, destra e centro. Con lucida semplicità di popolana si dichiarava del "partito della miseria". Al suo fianco: Erminia, la zia paterna, la Giacoma, una vicina di casa e Regina, una zitella sui trenta appena passati: maestre di vita e femministe "senza saperlo". E poi la ragazza triste che gli svelò il dramma subito dalla sua famiglia nel turbinio di vendette scaturito nel dopoguerra.
Oltre a queste figure comuni compaiono anche personaggi noti della scena politica e sociale: dai leader della resistenza come Ferruccio Parri a Junio Valerio Borghese, comandante della X Mas e fondatore del Fronte Nazionale, da D'Alema a Fini. Tutti hanno un posto nel lungo racconto dell'autore che riconduce i lettori a rivivere le vicende del nostro Paese dal dopoguerra ad oggi, superando reticenze e silenzi che ancora avvolgono alcune pagine importanti della nostra storia.

I vostri commenti
7 recensioni presenti.  Media Voto: 4.14 / 5 | Invia recensione

edmonddantes (28-08-2009)
Un libro stupendo!! l'ho letto 2 volte. Pansa continua sulla stessa lunghezza d'onda iniziata col Sangue dei vinti.Bellissimo, scritto senza peli sulla lingua, fa sentire anke l'altra campana, quella degli sconfitti. Lo straconsiglio
Voto: 5 / 5
Johnny (09-07-2009)
Pansa ha scritto un libro molto bello su alcuni incontri ed esperienze "esemplari" della sua esistenza, giornalistica e familiare. Quel che non va,invece, è una certa virulenza nel rivendicare la sua posizione,già divulgata fino alla noia, sulla vexata quaestio della guerra civile 1943-1945 tra italiani. Va ricordato che già Winston Churchill ne parlò al Parlamento di Londra(durante il conflitto) e ne scrisse nella sua monumentale Storia della Seconda Guerra Mondiale(fine anni '40,pubblicata subito da Mondadori per l'Italia).Anche lui revisionista,addirittura antelitteram? Per non parlare di Indro Montanelli, Prezzolini e altri. L'inibizione a parlare in Italia, negli anni della Guerra Fredda, della truculenta guerra civile, stante allora il più forte Partito Comunista Occidentale, fu dettata dal timore personale di sfidare il conformismo imperante degli intellettuali filocomunisti.Oltre che dalla ricorrente rimozione collettiva italiana per avvenimenti scomodi del passato. Non mancava la libertà in Italia, ma si veniva tacciati di fascismo,come Montanelli e De Felice.Non per questo, l'attuale rivalutazione del fascismo è una operazione rispettabile.
Voto: 3 / 5
Aquila (07-07-2009)
Libro molto interessante. Al tempo stesso un'autobiografia e un tentativo di critica verso l'opposizione al revisionismo. Testo leggero e scorrevole. Molto piacevole anche nella presentazione di personaggi con cui l'autore ha avuto a che fare nella sua carriera.
Voto: 5 / 5
Valerio Coltella (16-06-2009)
Da "Il Sangue dei Vinti" in poi, non perdo nessun libro di Pansa, e devo dire che questo non è il migliore ma risulta comunque molto gradevole. Partendo dall'infanzia, ripercorre la strada della sua carriera da giornalista, offrendo ritratti dei più importanti protagonisti della politica italiana e del giornalismo, sempre parlando del loro rapporto con la storiografia della resistenza, non lesinando battute al vetriolo e piccoli "pettegolezzi" su vizi, virtù e contraddizioni dei soggetti trattati. In sostanza, credo che chi gli rimprovera di scrivere degli stessi temi da anni, probabilmente non ha letto questo libro.
Voto: 4 / 5
beniamino.z (16-06-2009)
Ancora un eccellente contributo di Pansa alla proclamazione di una verità scomoda e, per troppo tempo, fraudolentemente taciuta.La lettura scorre fluida come il racconto di un vecchio zio sulle vicende dell'ultima guerra. E non solo.Il contenuto di tale narrazione è quello che già molti, se non tutti, sapevano delle vicende resistenziali.Ma non si aveva il coraggio di riconoscere.I commedianti e gli opportunisti di sempre hanno protestato per torti mai subiti, dichiarato lotte che non hanno mai fatto, e proclamato ideologie che non hanno mai condiviso. Il tutto per pura convenienza, utilità e faziosità politica.Antiveritiera ed antistorica.Che non può più essere accettata.Così come non possono essere più tollerati gli onnipresenti divulgatori del verbo della Resistenza in funzione anti-italiana.E a favore di una invocata rivoluzione comunista che,per fortuna, non si è mai attuata.Tali verità risultano scomode soprattutto a coloro che, su queste invenzioni, hanno costruito carriere politiche, professionali, accademiche, sindacali, giornalistiche e quant'altro. Ora basta.Sia benedetto l'autore che ce le ha rivelate senza se e senza ma. Poichè da troppo tempo taciute.Questi suoi lavori, importantissimi, servono a depurare la nostra 'finta democrazia, da quelle scorie tossiche che la avvelenano, contribuendo alla riscrittura di una verità che non può essere più nascosta.La conferma di ciò la si può avere parlando con tutti quei coetanei di Pansa che abitano l'Italia. E che potranno tranquillamente sottoscriverla.Lettura necessaria e pedagogica per quelli che non vivono di sogni e falsità storiche. E, soprattutto, che non si uniformano ad un pensiero acritico, asfittico e anacronistico. Valutazione superiore alla media esprimibile. Semplicemente eccellente.Pansa si colloca tra le grandi intelligenze nazionali, però, mai riconosciute come Montanelli e la Fallaci
Voto: 5 / 5
Andrea Ruini andreaxruini@hotmail.it (25-05-2009)
Veramente, il libro racconta tutta la vita professionale di Pansa, la sua avventura umana ed intellettuale, dagli anni di formazione fino all'attività di giornalista alla Stampa, al Giorno, Il Corriere della Sera, Panorama, La Repubblica, L'Espresso, e attualmente al Riformista. Decenni di lavoro in cui Pansa si è incontrato con i principali uomini politici italiani, e con i giornalisti più prestigiosi. Tra l'altro, è un libro che si legge con grande piacere, un libro che (come è scritto nel risvolto di copertina) 'è scritto con la schiettezza allegra del giovane spaccavetri di un tempo'. Non capisco perchè Pansa continui a dare tanto fastidio.
Voto: 5 / 5
Domenico domiello@email.it (23-05-2009)
Sinceramente non se ne può più di Pansa e del suo rivisionismo sulla storia della nostra Resistenza. Ormai abbiamo capito come la pensa ,c'è chi è daccordo con lui e chi no,ognuno è libero di pensarla come meglio crede,ma continuarea sfornare libri di 400 e passa pagine ogni anno e sempre sullo stesso argomente incomincia a diventare tedioso. Allora qualcuno potrebbe obbiettare "Perchè lo leggi"? Beh lo leggo perchè Pansa come scrittore e come persona mi piace ,semplicemente penso che insistere sempre sullo stesso argomento alla lunga stanchi (discorso che piò essere esteso a nche ad un Travaglio e al suo anti-berlusconismo cronico)
Voto: 2 / 5

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