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Fallaci Oriana - Insciallah | Nel 1990 Oriana Fallaci torna al romanzo con "Inscialla"h, un'opera corale che prende spunto dalla missione occidentale di pace a Beirut dopo i sanguinosi eventi del 1982. Una "piccola Iliade" che la stessa Fallaci racconta dando voce a uno dei protagonisti, il Professore, un militare appassionato di letteratura: "Posso anticiparti che la storia si svolge nell'arco di tre mesi, novanta giorni che vanno da una domenica di fine ottobre a una domenica di fine gennaio, che s'apre coi cani di Beirut, allegoria ai bordi della cronaca, che prende l'avvio dalla duplice strage, che segue il filo conduttore d'una equazione matematica, cioè dell'S=K In W di Boltzmann, e che per svilupparne la trama mi servo dell'amletico scudiero di Ulisse. Quello che cerca la formula della Vita. Uno spicchio del campionario umano che il libro offrirà: il calabrese povero e brutto, il sardo taciturno e orgoglioso, il siciliano invadente e vivace, il veneziano ricco e deluso, il toscano becero e arguto, il romagnolo ingenuo e impaurito, il torinese educato e ottimista... Ci ho messo anche la splendida e misteriosa libanese che chiamo Ninette, anzi le ho attribuito un ruolo decisivo, e i simboli della triste città. Ci ho messo i bambini che la guerra uccide, i lenoni che la guerra favorisce, i banditi che la guerra protegge, molte donne tra cui un surrogato di donna detto lady Godiva, nonché cinque monache che mi seducono e che intendo coinvolgere nella tragedia."
Media Voto: 4.33 / 5Morena (10-05-2012) La guerra ... non è un tema di cui si legga volentieri. Ma questo romanzo è stato così genialmente scritto, che l'ho profondamente amato. Bellissimo. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Aurelio (28-02-2011) Un libro che letto non può più essere dimenticato.
UN libro che ti apre la mente, ma sopratutto, finendolo, ti lacera l'anima per la sua perfezione e bellezza.
L'inelutabilità del destino, la violenza dell'uomo, l'equazione di Boltzemann, il caos, l'odio, l'amore, Dio, fratelli di sangue, inganni, esperienze di vita, sesso: tutto questo, e molto altro,espresso con una unica parola.
Vita.
La vita dei soldati, la vita degli assasini, la vita dei rifugiati e dei traditori.
La vita che se ne va con la più terribile delle equazioni matematiche, la vita dell'amore, fisico e platonico, la volontà dell'esistere e dell'apparire.
Tutto è vita in questo libro, ma come ho ben capito, la vita è come Beirut, stuprata, violentata, paurosa e divisa a causa delle sue stesse caratteristiche.
La vita è lacerata, la vita si snoda nel caos, perchè essa stessa è caos, ma ciò è normale, è la conseguenza della scelta di esser liberi, di apparire, di morire.
Una babele di persone che si incontrano tra di loro e che scoprono, alla fine, che la loro esistenza in quella città che tanto hanno odiata è stata l'unica scelta libera di cui potevano usufruire nella vita. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Nicola Intrevado (26-11-2010) Ci sono voluti ben dieci lunghi anni di lavoro per questo libro-fiume della guerra in libano. Tremilaseicentocinquanta giorni di stretta clausura che l' autrice si e' imposta con una discilpina assoluta per la stesura dell' Opera. Solo la sorella Paola all' epoca riporto' sull' "Espresso" la condizione della scrittrice che, reclusa nel suo eremo newyorkese era dedita al solo lavoro di scrittura , declinando ogni invito, ogni stimolo, ogni curiosita'. Nego' perfino al direttore del Corsera un commento sulla morte di Indira Ghandi. E, la mole del librio e' li a dimostrarlo : oltre settecento pagine di fitta scrittura. Un libro peraltro, a mio avviso, non proprio riuscito e, proprio perche' e' un libro pieno di libri, con iscritta una notevole difficolta' di dialetti di varie regioni d' italia, dialoghi in arabo, in inglese, francese che appesantiscono il testo con un bagalio che sarebbe stato meglio lasciar mettere in stiva che portare, a bordo, a mano. E' un piccola Iliade, con i suoi personaggi, i suoi temi-mito, le sue pause, le vita' e la morte. Condizione costante di ogni guerra. Il libro si snoda con difficolta', intervallato da quattro grandi gemme preziose. Brillantissime. La prima e' la storia della nascita di Beirut e della sua caduta infame con la strage di Sabra e Chatila e queste poche pagine, da sole, meritano un paluso tecnico e di argomentazione e fenomenologia accadimentale che vale un un intero testo. Poi, le tre lettere che "Il Professore" - ovvio alter ego dell' autrice, scrive ad una moglie che non esiste e che intervallano il libro nelle sue tre parti. Tre lettere bellissime, intense, degne della grande intensita' di scrittura della Fallaci. Della sua capacita' narrativa, descrittiva e del suo stato di grazia. Quando di stato di Grazia si tratta. Davvero. Il resto e' volume, persino per me che, non saro' mai obiettivo sull' autrice ma, forzando il mio pensiero critico, sono portato a dire : andava messo a dieta.E molto stretta. Peccato. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
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