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Maraini Dacia - Il treno dell'ultima notte | Emanuele è un bambino ribelle e pieno di vita che vuole costruirsi un paio di ali per volare come gli uccelli. Emanuele ha sempre addosso un odore sottile di piedi sudati e ginocchia scortecciate, l'"odore dell'allegria". Emanuele si arrampica sui ciliegi e si butta a capofitto in bicicletta giù per strade sterrate. Ma tutto ciò che resta di lui è un pugno di lettere, e un quaderno nascosto in un muro nel ghetto di Lodz. Per ritrovare le sue tracce, Amara, l'inseparabile amica d'infanzia, attraversa l'Europa del 1956 su un treno che si ferma a ogni stazione, ha i sedili decorati con centrini fatti a mano e puzza di capra bollita e sapone al permanganato. Amara visita sgomenta ciò che resta del girone infernale di Auschwitz-Birkenau, percorre le strade di Vienna alla ricerca di sopravvissuti, giunge a Budapest mentre scoppia la rivolta degli ungheresi, e trema con loro quando i colpi dei carri armati russi sventrano i palazzi. Nella sua avventura, e nei destini degli uomini e delle donne con cui si intreccia la sua vita, si rivela il senso della catastrofe e dell'abisso in cui è precipitato il Novecento, e insieme la speranza incoercibile di un mondo diverso.
8 recensioni presenti. Media Voto: 3 / 5Alberto (26-11-2010) Un giudizio medio basso...derivato da un inizio molto avvincente, una trama centrale che forse ti fa perdere un po' il filo della storia in sè, ed a volte risulta un po' noiosa. Si tralascia la storia per raccontare la situazione socio-politica dell' Ungheria. C'è una nuova ripresa positiva sul finale, anche se lo trovo forse un po' troppo affrettato, privo dei sentimenti che Amara dovrebbe provare, dopo essere riuscita a ritrovare il "suo" Emanuele. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Leonardo Banfi (22-11-2010) Un libro che dalla quarta di copertina sembra interessante ma quando lo si va a leggere purtroppo si rimane un po' delusi. Il romanzo inizia abbastanza bene anche se con un linguaggio non molto scorrevole. La storia fin dall'inizio è abbastanza interessante anche se purtroppo dopo un centinaio di pagine diventa noioso e D.M. perde di vista la trama principale per dilungarsi in 100 pagine o più a raccontare la situazione politica Ungherese nell'anno 1956, anno in cui è ambientato il romanzo. Sono pagine noiose e che non sono assolutamente in armonia con tutto quello scritto prima, è un libro dentro nel libro, un argomento a sé sviluppato al centro del romanzo. L'unico risultato è la interruzione netta del romanzo e della trama principale. Sembra quasi che Dacia M. si sia dilungata a raccontare le vicende dei protagonisti in Ungheria a causa di un calo di fantasia, sviluppando l'argomento per fare pagine. Alla fine di questa divagazione, alquanto fastidiosa e noiosa e che spezza l'armonia, riprende la trama principale e termina il romanzo in poche pagine concentrando il finale in poco meno di 40 pagine, uno sprint verso un finale deludente. Una struttura poco fluida, accompagnata da uno stile di scrittura spesso noioso e poco fluido. L'idea di Dacia in partenza non è male ma purtroppo è stata sviluppata male. Nonostante tutto è un libro leggibile ma non bisogna aspettarsi un romanzo eccellente. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Sami (02-11-2010) Delusa. E' il primo libro della Maraini che leggo e mi dispiace un po' essere partite così male, ma sinceramente non mi è piaciuto. Non mi hanno catturato né la storia né i personaggi, anzi: questi ultimi erano proprio antipatici. Insipidi, senza spessore. Inoltre pensavo di leggere un libro sull'Olocausto, invece ho letto tutt'altro. Peccato, ma ritenterò. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
MARIANNA (01-04-2010) Forse in alcuni punti questo libro e' dispersivo perche' racconta tante storie diverse, ma tutte molto toccanti...La fine e' stata una sorpresa anche se ripensandoci forse era l'unica possibile... Un bel libro, sentimenti sono sempre in primo piano anche se a volte non sono pienamente credibili, cosa realmente spinge Hans ad aiutare Amara? e alla tenacia di Amara nella ricerca del suo amico non corrisponde la stessa profonda descrizione della sua reazione agli eventi finali del libro... Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Maria (11-12-2009) Il viaggio di Amara, alla ricerca dell’amico d’infanzia scomparso 10 anni prima nei campi di concentramento, diventa il pretesto per raccontare gli orrori dei campi di concentramento e della guerra fredda attraverso la Polonia, l’Austria e l’Ungheria. Netto il contrasto tra la Vienna del dopoguerra in piena ricostruzione e una Budapest, agitata dalla vana rivolta popolare contro il regime sovietico. Mi è sembrato però che l’urgenza di raccontare la Storia prevalga e, talvolta, renda improbabile quella dei singoli personaggi. Pur con questa pecca, il libro risulta coinvolgente e invita alla riflessione sui grandi orrori umani. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Calogero (13-07-2009) Leggendo il libro, ma soprattutto le lettere di Amara nel treno,ho provato una senzazione di tristezza e malinconia....ma di quelle che lasciano un segno tangibile e indelebile nel cuore di chi ha vissuto quei momenti di sofferenza e di atrocità.
Ho apprezzato molto il coraggio e la tenecia della protagonista nel voler ritrovare Emanule,incarnando perfettamente il desiderio di tutta l'umanità nel riavere un pò di amore e serenità. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Linda (08-07-2009) Splendido. Ci sono i sentimenti, c'è la storia, ci sono uomini e donne normali che si trovano a vivere in uno dei luoghi e dei momenti più difficili degli ultimi secoli. La scrittura è pulita e scorrevole, il finale è mozzafiato e quando lo chiudi ti senti più ricca. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
ant lomell@libero.it (22-06-2009) Bel libro, direi sia storico che d'avventura, ma sopratutto un testo, a mio parere, sul dolore che annebbia la mente e il cuore delle persone. Le cose che mi hanno colpito di più del testo:
il treno, visto come quasi seconda casa, luogo perfetto per fare considerazioni interiori, per prendere spunti sulla propria vita , e sopratutto location idale x la lettura. Il dolore, le avversità della vita, le sofferenze, le malattie, i lager etc, tutto questo lascia segni indelebili sopratutto nell'anima di chi le subisce. Le critiche della Maraini a chi provoca dolore non mancano,e sono ben indirizzate :sia ai nazisti che ai sovietici e anche al Pci italiano degli anni 50 , come tutti sanno Togliatti si schierò con Mosca nella questione ungherese.
Il finale del libro è inquietante, io qui mi devo trattenere perchè non posso svelare Amara ed Emanuele se si ritrovano e come si ritrovano...
sta di fatto che mi ha gelato il sangue leggere l'ultima parte,
in quanto io sono un sognatore e strenuo assertore dell'immortalità dei sentimenti... tendenti al bene naturalmente. Un ultima considerazione:
si è un bel libro, non ci piove
parte come una gocciolina di olio e poi si spande dappertutto
a mio avviso però a volte un po dispersivo(tante biografie, e non scritte così en passant, ma proprio capillari)
ed è stato duro, per me, stare dietro a così tanti fatti umani(il pittore, il bibliotecario, i genitori di Hans, l'ex marito Luca etc etc)
Io l'ho apprezzato tantissimo, non so se possa essere così x tutti in quanto è un testo molto variegato, cmq libro
bello e confermo il mio giudizio positivo. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
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