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Andreoli Vittorino - Il corruttore | Un nuovo cantiere edile si apre come uno sfregio sulle colline che circondano un'antica città italiana. In costruzione è la nuova villa, l'ennesima, di Angelo Ratti, un arricchito, corrotto e corruttore, privo di qualsiasi senso etico e destinato a una carriera politica di successo. Il mostruoso edificio, che cresce infrangendo ogni norma, senza il minimo rispetto per l'ambiente, sorge accanto all'abitazione di Antonio Antiquo, docente di letteratura greca all'università. Personaggio di un'onestà cristallina, amato e rispettato dai suoi concittadini; Antiquo decide di ribellarsi a quella che ritiene una vera profanazione subita da lui, dai suoi famigliari e dalla comunità tutta. Indignato dalla sopraffazione e richiamandosi ai principi nati nella civiltà greca, si affida alle armi del diritto e delle leggi, che però si riveleranno inefficaci contro lo strapotere del denaro e della corruzione. Ma il professore si batterà sino alla fine, in nome dei valori etici e della democrazia, anche se la sua lotta ha il senso di un'agonia.
Media Voto: 3.33 / 5Gian Pietro (07-06-2011) Riflessioni sui protagonisti e non del romanzo; La moglie del vecchio Ratti, per dare una svolta alla loro esistenza si concede al ricco datore di lavoro del marito. Qua si cerca di condannare ripetutamente il metodo della conquista di una posizione sociale migliore. Dimenticando che in tutta la storia dell'umanità per raggiungere il potere economico si sono flagellati interi popoli. Certo, chi ora ne gode i frutti non a colpe ma almeno non si condanni che da via del suo. Il magistrato sembra che alla fine sposi la teoria del fin che la barca va lasciala andare. Il Vescovo non merita la minima attenzione dato che lascia tutti i discorsi aperti e sparisce nel nulla. Il professore Antonio alla fine non si vede l'ora che la faccia finita. Questa agonia si protrae all'infinito e alla fine penso che, se ogni essere umano avesse bisogno di tutto quello che per il professore è vitale, non ci sarebbe spazio per tutti. Rimpiango L'idiota di Dostoewskij, Il muro di Sartre e lo straniero di Camus. Li essendo condannati a morte riflettono sulla loro esistenza e l'ultima notte diventa veramente qualcosa di emozionante. La moglie di Antiquo fa rivivere la senzazione di sposarsi la mamma con l'unica differenza di poterci andare a letto. La cosa strana è che alla fine mi diviene simpatico il Ratti, forse la frustrazione di essere un lavoratore metalmeccanico emerge? Magari vedere che in 37 anni di onesto lavoro la meritocrazia è sempre offuscata da persone a cui viene dato un giudizio positivo immediato logora? Sicuramente nel racconto ci sono cose di grande valore ma sembrano andare per conto proprio. Saluti. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
simone (10-03-2010) Andreoli in questo libro affronta temi importanti e impegnativi, che sicuramente al giorno d'oggi sono di estrema attualità, e devo dire che in diversi passaggi è piuttosto efficace. Il problema sta nell'articolazione della trama: il protagonista nella prima metà del romanzo ha degli incontri con alcuni personaggi che poi spariscono dal libro ( il Questore, il Vescovo, etc ) e con ognuno di essi affronta in pratica un argomento a sè: col Questore si parla della MORALE al giorno d'oggi, e a margine del concetto di Legalità- col Vescovo si affronta il tema dell'aldilà, della vita dopo la Morte- una serie di discussioni molto complesse e che occupano molte pagine infatti, che però non si legano troppo bene col dipanarsi della trama, che risulta così molto frammentata e non scorrevole.
In sintesi: come spunti di riflessione il libro è meritevolissimo, come romanzo puro non convince. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
antonio dettori tonino.det@tiscali.it (16-01-2010) Una sottile trama romanzesca sottende le più acute considerazioni sull'esistenza e sull'essere odierno. Non mancano, considerato l'autore, i riferimenti ad una ricerca religiosa che non riesce a cocludersi positivamente, trattandosi di fede e non di ragione.
Ottimo! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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