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Narrativa italiana  Moderna e contemporanea (dopo il 1945) 

Avallone Silvia - Acciaio

Acciaio TitoloAcciaio
AutoreAvallone Silvia
Prezzo
Outlet -50%
€ 9,00
(Prezzo di copertina € 18,00)
Dati2010, 357 p., rilegato
EditoreRizzoli  (collana Scala italiani)
 Disponibile in eBook a € 13,99

Nella promozione Più compri, più sconti fino al 15 ottobre.

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Descrizione
Premio Campiello Opera Prima 2010. Di qua dal mare c'è via Stalingrado, una muraglia di case popolari modello Unione Sovietica, che l'amministrazione comunale comunista ha assegnato agli operai siderurgici che lavorano alla Lucchini. Di là dal mare invece c'è l'isola d'Elba, Ilva, un paradiso sognato e irraggiungibile popolato da ricche signore lombarde in vacanza. In mezzo, proprio in riva al mare, ci sono Anna e Francesca. Lascive, la bionda e la mora di "tredici anni quasi quattordici", vivono la loro ultima estate di innocenza prima del liceo. A giudicare da come giocano tra le onde, da come si muovono davanti allo specchio imitando le soubrette della TV… a giudicare solo dall'aspetto, come fanno in molti, si direbbero capaci di arrivare molto lontane, quelle due ragazzine. Ma in una periferia operaia come quella di Piombino, schiacciata sotto la coltre di fumo dell'altoforno, non si può prevedere il futuro di una persona in base all'aspetto o alle ambizioni. Per conoscere la storia di Anna e Francesca non basta guardare le loro forme giovani e perfette e il loro sguardo arrogante, bisogna conoscere la storia delle loro famiglie, dei fratelli, fidanzati, amici e poi naturalmente della Lucchini.
Ad esempio Sandra e Arturo, i genitori di Anna: lei è una femminista e un'attivista di Rifondazione e nonostante la stanchezza e il tedio di tutto il quartiere continua con la distribuzione del giornale. Lui naturalmente lavora all'acciaieria, ma ancora per poco, perché in realtà Arturo è un uomo fantasioso, un artista che vorrebbe spendere il suo tempo altrove, fare la bella vita, lanciarsi nel business, sparire, poi tornare e magari sparire di nuovo…
I genitori di Francesca invece, purtroppo, non vanno più da nessuna parte. Sua madre, casalinga di origini calabresi, passa il tempo a soddisfare le assurde richieste di un marito insoddisfatto e violento. Lei, Rosa, dimostra venti anni in più della sua età e piange in silenzio tutte le sere, sia quando i colpi sono per lei, sia quando il rumore delle botte arriva dalla stanza di Francesca.
Vista da dentro, dopo aver ascoltato le urla che attraversano le porte, dopo aver guardato da vicino gli angoli dei cortili e sentito gli odori delle strade, via Stalingrado non è solo il quartiere degli operai. È anche un posto in cui il futuro dura un attimo, giusto il tempo perché un nuovo colpo inatteso ti venga sferrato contro.
Alessio, Cristiano, Mattia, Anna, Francesca, Lisa e le altre ragazze, tutti i protagonisti di questa storia sono immobili e distanti, sopraffatti dalla violenza del ciclo continuo della produzione, eppure capaci di amarsi intensamente. Sono ragazzi capaci di tutto e di niente: di fuggire di notte per fare l'amore dietro una barca e di rimanere indifferenti quando la più grande struttura in acciaio al mondo, le torri gemelle, si sgretolano sotto i loro occhi in diretta televisiva. Una storia crudele e tenera in cui tutto è assurdamente vero. È vero che a quindici anni puoi lasciare la scuola per andare a fare la vita, che la polizia può entrare in casa tua e buttare per aria tutto perché cerca una prova di colpevolezza, è assurdamente vero che di lavoro si vive ma si muore anche, che il salario a volte non basta neanche per la cocaina, che un padre può darti la vita e può anche togliertela, che un bacio è sempre un bacio, anche se chi te lo dà è la tua migliore amica.
Un romanzo d'esordio che parla di un'adolescenza mai vissuta, vinta, arresa, fusa come l'acciaio a 1538 gradi. Che parla dell'età dell'entropia e del caos, quando i legami, anche quelli più forti, si spezzano e nell'aria, a ricoprire l'Elba, resta solo una densa nube rossastra.

La recensione de L'Indice
Recensione de L'indice
Da quando Silvia Avallone è stata candidata allo Strega, dove è poi giunta seconda, del libro si è parlato e scritto molto. In estrema sintesi, le protagoniste di Acciaio sono Anna e Francesca, due bellissime tredicenni legate da un rapporto esclusivo e torbido che si spezza quando una delle due, compiuti i fatidici quattordici anni, si "fidanza" con un amico del fratello. L'amica, che pur odia gli uomini, per una sorta di vendetta va a lavorare come ballerina di lap dance in un sordido locale. Il finale è aperto ma abbastanza happy.
Elementi interessanti la felice ambientazione a Piombino (curiosa, ma indicativa, la quasi assoluta assenza di coloriture vernacolari; e questo nelle terre del "Vernacoliere"), nelle case popolari "quattro casermoni da cui piovono pezzi di balcone e di amianto" che incombono su una spiaggia di città squallidamente paradisiaca (proprio di fronte c'è la socialmente irraggiungibile Elba), o la minuziosa descrizione dell'acciaieria in cui lavora, e poi muore per un assurdo incidente, Alessio, il fratello di Anna. Proprio l'acciaieria, dominata dal totem dell'altoforno Afo 4, è descritta con una cura che è evidente frutto di un'ammirevole e appassionata ricerca anche lessicale: la siviera, la cokeria, il laminatoio, il misterioso tundish, e poi le vergelle, i blumi, le billette. Stessa cura la ritroviamo anche nelle descrizioni delle location secondarie: i dehors dei bar, il pattinodromo, il "Gilda" (il sordido locale di cui già si è detto).
E anche l'ambientazione "umana" è molto interessante: le famiglie di Anna e Francesca hanno forti caratterizzazioni (il padre dell'una è un farabutto velleitario che traffica in soldi falsi e opere d'arte, quello dell'altra è violento e incestuosamente geloso della bellissima figlia; le madri, l'una è politicamente impegnata e l'altra depressa), che non cadono mai nella macchietta. Particolarmente degno di nota è il mondo dei giovani operai, con massimi e simbolici esponenti Alessio, il fratello di Anna, e il suo amico Mattia (quello che con Anna si "fidanza"). Lavorano sul carroponte con la radio a palla e pieni di amfetamine; tirano mattina in discoteca fatti di coca (che anche commerciano); guidano (e scopano) "a troncamacchia"; si allenano al kick boxing in palestra; aspirano a qualcosa di più (macchina più veloce, vita più spericolata); disprezzano i "banfoni comunisti" che considerano dei "bavosi sfigati". E soprattutto sono belli e fascinosi. Mattia, per esempio, è "bello come Brad Pitt in Thelma e Louise".
Azzardiamo adesso un curioso confronto con un altro romanzo di un'altra esordiente, La vacanza di Dacia Maraini, uscito nel 1962 (quando l'autrice aveva ventisei anni, la stessa età di Avallone). Qui l'ambientazione è sulla costa laziale (memorabili i bagni Savoia) nell'estate del '43 segnata dai bombardamenti su Roma. Il personaggio principale è Anna, una bambina di undici anni che si presta con docile apatia, venata di noia e curiosità, ai desideri dei maschi: a quelli di Armando, diciottenne onanista compulsivo figlio del socio del padre, a quelli di un vecchio signore conosciuto ai bagni, a quelli di Gigio, un giovane omosessuale che in lei cerca il suo essere non-ancora-donna. Tutti decisamente brutti. Il primo aveva le labbra "appena velate di peluria"; al secondo "due borse grigie palpitavano sotto gli occhi ad ogni parola"; il terzo aveva gli occhi leggermente storti, prima descritti come "color olio", poi del colore della "scorza di limone secco". Anche qui quindi una vicenda che ruota attorno alla scoperta del sesso in protagoniste adolescenti o pre. Ma nei quasi cinquant'anni anni che separano i due romanzi quanto è cambiato nella percezione (anzi nella rappresentazione) del mondo maschile.
Tornando ad Acciaio, un'ultima nota dedicata alla copertina. Orribile. Non tanto per l'immagine (la foto di una ragazza un po' smorta su uno sfondo industriale, che almeno tenta, seppure con un eccesso di banale didascalismo, di alludere al contenuto del romanzo), quanto per la rigidezza da rigor mortis del cartonato, per il lugubre dorso telato illeggiadrito da un lettering che non sfigurerebbe su un loculo. Nulla di meno adatto al libro di una giovane esordiente.
Luca Terzolo

I vostri commenti
Recensioni 1 - 20 di 184 recensioni presenti.  Media Voto: 2.83 / 5 | Invia recensione

Brunella (18-10-2014)
Una storia strana, lontana dalla realtà di molti di noi (o forse no). L'ambientazione, le storie dei protagonisti così sopra le righe mi hanno appassionato molto e a me questa opera prima di Silvia Avallone è piaciuta.
Voto: 4 / 5
carlo (03-09-2014)
cosa non funziona in questo romanzo? non credo sia l'abbondanza del torpiloquio o una descrizione ambientale non proprio corrispondente alla realtà. Sono invece i personaggi a essere troppo privi di spessore: le decisioni che prendono e le scelte che fanno quasi mai sembrano coerenti con la loro storia e questo condiziona inevitabilmente la credibilità del racconto. Un punto in più perchè è un'opera prima.
Voto: 2 / 5
Francesca (09-10-2013)
Mi è stato consigliato dalla mia collega e mi è piaciuto moltissimo! Scorrevole ed emozionante. L'ho regalato a due amiche che hanno gradito.Ora vedremo il film.
Voto: 5 / 5
Annalisa (23-09-2013)
Anche a me non era piaciuto a suo tempo...l'ho trovato banale e noioso. Sono anche stata a Piombino alle acciaierie per rendermi conto della situazione....non ho proprio capito lo spirito del libro e soprattutto la motivazione dei premi assegnati
Voto: 1 / 5
patrizia arena (17-09-2013)
Assolutamente deludente e sopravvalutato. Una storia triste senza un soffio di speranza per nessun personaggio. A volte l'ho trovato anche un pò volgare.
Voto: 2 / 5
enrico (30-08-2013)
Ho trovato il libro piuttosto deludente, specie per i premi che ha ricevuto e la pubblicità attorno alla scrittrice, con la ciliegina dell'immancabile film. E' un libro che va in discesa, nel senso che parte bene ma si sviluppa male. In alcune parti è pieno di retorica ed in altre sfoggia un autocompiacimento culturale che non c'entra nulla con i personaggi. Il tema dominante è la nostalgia, dell'infanzia che sfugge, di un mondo operaio che non c'è più, dei buoni valori di una volta che adesso sono stati divorati dalla modernità, e così via. Infatti ho il sospetto che le giurie dei premi letterari siano stracolme di gente nostalgica, molto generosa nel concedere credito ogni qual volta vengano sollecitati nel ricordo di quanto fossero formidabili quegli anni.
Voto: 3 / 5
elena (25-07-2013)
letto tutto in 3 giorni aspettando e sperando che succedesse qualcosa...ma niente.assolutamente niente.sopravvalutato.non lascia niente.solo amarezza perchè se ci fosse stata più cura nella descrione dei personaggi sarebbe stato un bel libro.sembra scritto in maniera frettolosa,lasciata al caso,superficiale.non va a fondo in niente.silvia la prossima volta scrivi 80 pagine in meno e fai un romanzo con 5 personaggi descritti bene.sarà un capolavoro!
Voto: 2 / 5
Mario (29-05-2013)
Lettura scorrevole, che però non consiglierei. trovo che sia un libro che può accattivare molto la fascia di lettori tra i 16/22 anni; essendo io un po' più cresciutello, l'ho trovato parecchio banale.
Voto: 2 / 5
alessandra piccologhiro@hotmail.it (01-05-2013)
Assolutamente incompresibili le critiche negative, soprattutto di quelli che dicono "troppe parolacce", "finale deludente". La forza di questo libro è proprio la capacità di rendere vivida, quasi reale, l'immagine dei suoi personaggi di periferia, che ogni giorno lottano per non essere sommersi dalla banalità delle loro vite fatte di sudore, fumi tossici, violenza. Le droghe, il linguaggio colorito, il sesso sempre in mezzo sono la descrizione più cruda e fedele della realtà di molti paesi e città.. non venitemi a dire che non è così. Magari non voi, non i vostri amici, ma c'è sempre il gruppetto di sfigati, quello degli impasticcati, le ragazze facili, quelle inseparabili che fanno tutto in due e poi litigano e non si parlano più. Certo, è ovvio che a Piombino non tutti gli operai sono così, né in generale l'Italia è piena di personaggi come quelli descritti, ma non si può criticare il libro per la cattiva immagine dell'italiano medio che esso esporta all'estero nei paesi dove è stato tradotto! (mi riferisco a critiche precedenti) A me il libro è piaciuto tantissimo, coinvolgente e appassionante, leggendolo ho rivissuto tanti momenti della mia adolesenza, e molti altri mi è sembrato di vederli accadere con i miei occhi. Certo, la Avallone è un'autrice che può ancora crescere, ma ha già una grande potenza espressiva. E per chi continuasse a chiederselo, a mio parere si è guadagnata il secondo posto del premio Strega per la capacità di farti commuovere e riflettere sul duro lavoro nelle fabbriche e la drammaticità delle morti bianche molto più di tanti banali articoli e servizi dei tg.
Voto: 5 / 5
raffaella (22-03-2013)
bello...da leggere...un libro che descrive esattamente la realtà che ci circonda...
Voto: 4 / 5
Lei fang (17-03-2013)
Strano ma bello :)
Voto: 4 / 5
Francesca (03-03-2013)
Romanzo a mio parere decisamente sopravvalutato, ripetitivo e deludente nel finale. C'è un eccessivo indugiare negli stereotipi più sordidi e perversi della periferia, una sorta di autocompiacimento, quasi a voler coprire di marciume anche il lettore, ma che alla fine non convince, anzi, finisce per delineare il contesto in maniera quasi caricaturale. La lettura è comunque scorrevole, lo stile incisivo ed originale e la storia è delicata. Tuttavia è ben lungi dall'essere un capolavoro.
Voto: 2 / 5
Sophie (31-01-2013)
Un libro a tratti ripetitivo con uno stile scorrevole e raffinato. Non male.
Voto: 3 / 5
Emanuela Baldo (19-01-2013)
Il libro più brutto che abbia mai letto!
Voto: 1 / 5
lorenza (14-01-2013)
tutto...è quello che mi è piaciuto di questo libro...abilità descrittiva di luoghi e persone,modus narrandi,il realismo esasperato di queste vite disilluse..l'idea che si stia assistendo ad un lungometraggio mi ha ricordato il mio adorato Ammaniti;vorrei solo che adesso uscisse un nuovo libro della Avallone,che non mi facesse penare 5 anni d'attesa come fece il suo collega Giordano..i premi spaventano???in conclusione"BRAVA SILVIA"
Voto: 5 / 5
Fede (08-01-2013)
Ma quindi??? Il filo della storia di questo libro dov'è?? Ho trovato che non ci sia un racconto vero e proprio, ci sono un sacco di spezzoni e non si arriva mai ad una conclusione!! Inizialmente ogni pagina che leggevo, ero incuriosita per vedere cosa succedeva, ma arrivata a metà libro sapevo già che ogni cosa che la scrittrice racconta, è fine a sè stessa, non c'è un collegamento, non c'è conclusione... boh... sinceramente non capisco tutto questo successo!
Voto: 2 / 5
mauro (18-11-2012)
Anche se la trama sembra banale con trovate scontate e un finale che non sorprende per niente, l'ho trovato piacevolissimo. Una finestra aperta sulla realtà italiana delle periferie nate intorno alle zone industriali che a volte è anche peggio. Personaggi ben definiti tanto da riuscire ad attirare simpatie o antipatie. Un bel libro
Voto: 3 / 5
sciarpablu (05-11-2012)
Ci sta che un libro molto recensito abbia una media più bassa di quanto gli spetti. Certo è che, se per un romanzo che ha quasi vinto il premio strega la media non arriva alla sufficienza, allora i fatti son due: o la gente non apprezza più i buoni libri, oppure al premio letterario italiano più prestigioso qualcuno sta sbagliando qualcosa. In questo caso specifico propendo più per la prima ipotesi. E' vero, c'è un retrogusto di narrativa di consumo, ma quale autore oggi non ce l'ha? Le analisi comunque sono profonde, la realtà descritta è cruda, viva, attualissima; così come i personaggi. In una scala da 1 a 10 darei 9. In una che arriva fino a 5 do il punteggio pieno, anche per aggiustare il giudizio troppo severo nei suoi confronti.
Voto: 5 / 5
lisa (02-11-2012)
Non capisco le tante recensioni negative. Libro bellissimo, attuale, intenso, linguaggio schietto e moderno. Luoghi e personaggi contemporanei. L'ho divorato!!
Voto: 5 / 5
Alessandra dorotea@iol.it (24-10-2012)
Preso in prestito in biblioteca e letto nei miei vari "trasbordi" nei mezzi pubblici milanesi. Si fa leggere giusto, appunto, per passare il tempo fra una fermata di metro e l'altra. Banalotto, un po troppo volgare e spesso troppo superficiale nella descrizione dei personaggi e degli eventi. Altamente sopravvalutato ma "temo" che andrò a vedermi pure il film in uscita a metà novembre, giusto per curiosità
Voto: 3 / 5
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