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Narrativa italiana  Moderna e contemporanea (dopo il 1945) 

Avallone Silvia - Acciaio

Acciaio TitoloAcciaio
AutoreAvallone Silvia
Prezzo
Sconto 15%
€ 15,30
(Prezzo di copertina € 18,00 Risparmio € 2,70)
Prezzi in altre valute
Dati2010, 357 p., rilegato
EditoreRizzoli  (collana Scala italiani)
 Disponibile anche in ebook a € 11,99

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Descrizione
Nei casermoni di via Stalingrado a Piombino avere quattordici anni è difficile. E se tuo padre è un buono a nulla o si spezza la schiena nelle acciaierie che danno pane e disperazione a mezza città, il massimo che puoi desiderare è una serata al pattinodromo, o avere un fratello che comandi il branco, o trovare il tuo nome scritto su una panchina. Lo sanno bene Anna e Francesca, amiche inseparabili che tra quelle case popolari si sono trovate e scelte. Quando il corpo adolescente inizia a cambiare, a esplodere sotto i vestiti, in un posto così non hai alternative: o ti nascondi e resti tagliata fuori, oppure sbatti in faccia agli altri la tua bellezza, la usi con violenza e speri che ti aiuti a essere qualcuno. Loro ci provano, convinte che per sopravvivere basti lottare, ma la vita è feroce e non si piega, scorre immobile senza vie d'uscita. Poi un giorno arriva l'amore, però arriva male, le poche certezze vanno in frantumi e anche l'amicizia invincibile tra Anna e Francesca si incrina, sanguina, comincia a far male. Silvia Avallone racconta un'Italia in cerca d'identità e di voce, apre uno squarcio su un'inedita periferia operaia nel tempo in cui, si dice, la classe operaia non esiste più.

La recensione di IBS
Di qua dal mare c'è via Stalingrado, una muraglia di case popolari modello Unione Sovietica, che l'amministrazione comunale comunista ha assegnato agli operai siderurgici che lavorano alla Lucchini. Di là dal mare invece c'è l'isola d'Elba, Ilva, un paradiso sognato e irraggiungibile popolato da ricche signore lombarde in vacanza. In mezzo, proprio in riva al mare, ci sono Anna e Francesca. Lascive, la bionda e la mora di "tredici anni quasi quattordici", vivono la loro ultima estate di innocenza prima del liceo. A giudicare da come giocano tra le onde, da come si muovono davanti allo specchio imitando le soubrette della TV… a giudicare solo dall'aspetto, come fanno in molti, si direbbero capaci di arrivare molto lontane, quelle due ragazzine. Ma in una periferia operaia come quella di Piombino, schiacciata sotto la coltre di fumo dell'altoforno, non si può prevedere il futuro di una persona in base all'aspetto o alle ambizioni. Per conoscere la storia di Anna e Francesca non basta guardare le loro forme giovani e perfette e il loro sguardo arrogante, bisogna conoscere la storia delle loro famiglie, dei fratelli, fidanzati, amici e poi naturalmente della Lucchini.
Ad esempio Sandra e Arturo, i genitori di Anna: lei è una femminista e un'attivista di Rifondazione e nonostante la stanchezza e il tedio di tutto il quartiere continua con la distribuzione del giornale. Lui naturalmente lavora all'acciaieria, ma ancora per poco, perché in realtà Arturo è un uomo fantasioso, un artista che vorrebbe spendere il suo tempo altrove, fare la bella vita, lanciarsi nel business, sparire, poi tornare e magari sparire di nuovo…
I genitori di Francesca invece, purtroppo, non vanno più da nessuna parte. Sua madre, casalinga di origini calabresi, passa il tempo a soddisfare le assurde richieste di un marito insoddisfatto e violento. Lei, Rosa, dimostra venti anni in più della sua età e piange in silenzio tutte le sere, sia quando i colpi sono per lei, sia quando il rumore delle botte arriva dalla stanza di Francesca.
Vista da dentro, dopo aver ascoltato le urla che attraversano le porte, dopo aver guardato da vicino gli angoli dei cortili e sentito gli odori delle strade, via Stalingrado non è solo il quartiere degli operai. È anche un posto in cui il futuro dura un attimo, giusto il tempo perché un nuovo colpo inatteso ti venga sferrato contro.
Alessio, Cristiano, Mattia, Anna, Francesca, Lisa e le altre ragazze, tutti i protagonisti di questa storia sono immobili e distanti, sopraffatti dalla violenza del ciclo continuo della produzione, eppure capaci di amarsi intensamente. Sono ragazzi capaci di tutto e di niente: di fuggire di notte per fare l'amore dietro una barca e di rimanere indifferenti quando la più grande struttura in acciaio al mondo, le torri gemelle, si sgretolano sotto i loro occhi in diretta televisiva. Una storia crudele e tenera in cui tutto è assurdamente vero. È vero che a quindici anni puoi lasciare la scuola per andare a fare la vita, che la polizia può entrare in casa tua e buttare per aria tutto perché cerca una prova di colpevolezza, è assurdamente vero che di lavoro si vive ma si muore anche, che il salario a volte non basta neanche per la cocaina, che un padre può darti la vita e può anche togliertela, che un bacio è sempre un bacio, anche se chi te lo dà è la tua migliore amica.
Un romanzo d'esordio che parla di un'adolescenza mai vissuta, vinta, arresa, fusa come l'acciaio a 1538 gradi. Che parla dell'età dell'entropia e del caos, quando i legami, anche quelli più forti, si spezzano e nell'aria, a ricoprire l'Elba, resta solo una densa nube rossastra.

La recensione de L'Indice
Recensione de L'indice
Da quando Silvia Avallone è stata candidata allo Strega, dove è poi giunta seconda, del libro si è parlato e scritto molto. In estrema sintesi, le protagoniste di Acciaio sono Anna e Francesca, due bellissime tredicenni legate da un rapporto esclusivo e torbido che si spezza quando una delle due, compiuti i fatidici quattordici anni, si "fidanza" con un amico del fratello. L'amica, che pur odia gli uomini, per una sorta di vendetta va a lavorare come ballerina di lap dance in un sordido locale. Il finale è aperto ma abbastanza happy.
Elementi interessanti la felice ambientazione a Piombino (curiosa, ma indicativa, la quasi assoluta assenza di coloriture vernacolari; e questo nelle terre del "Vernacoliere"), nelle case popolari "quattro casermoni da cui piovono pezzi di balcone e di amianto" che incombono su una spiaggia di città squallidamente paradisiaca (proprio di fronte c'è la socialmente irraggiungibile Elba), o la minuziosa descrizione dell'acciaieria in cui lavora, e poi muore per un assurdo incidente, Alessio, il fratello di Anna. Proprio l'acciaieria, dominata dal totem dell'altoforno Afo 4, è descritta con una cura che è evidente frutto di un'ammirevole e appassionata ricerca anche lessicale: la siviera, la cokeria, il laminatoio, il misterioso tundish, e poi le vergelle, i blumi, le billette. Stessa cura la ritroviamo anche nelle descrizioni delle location secondarie: i dehors dei bar, il pattinodromo, il "Gilda" (il sordido locale di cui già si è detto).
E anche l'ambientazione "umana" è molto interessante: le famiglie di Anna e Francesca hanno forti caratterizzazioni (il padre dell'una è un farabutto velleitario che traffica in soldi falsi e opere d'arte, quello dell'altra è violento e incestuosamente geloso della bellissima figlia; le madri, l'una è politicamente impegnata e l'altra depressa), che non cadono mai nella macchietta. Particolarmente degno di nota è il mondo dei giovani operai, con massimi e simbolici esponenti Alessio, il fratello di Anna, e il suo amico Mattia (quello che con Anna si "fidanza"). Lavorano sul carroponte con la radio a palla e pieni di amfetamine; tirano mattina in discoteca fatti di coca (che anche commerciano); guidano (e scopano) "a troncamacchia"; si allenano al kick boxing in palestra; aspirano a qualcosa di più (macchina più veloce, vita più spericolata); disprezzano i "banfoni comunisti" che considerano dei "bavosi sfigati". E soprattutto sono belli e fascinosi. Mattia, per esempio, è "bello come Brad Pitt in Thelma e Louise".
Azzardiamo adesso un curioso confronto con un altro romanzo di un'altra esordiente, La vacanza di Dacia Maraini, uscito nel 1962 (quando l'autrice aveva ventisei anni, la stessa età di Avallone). Qui l'ambientazione è sulla costa laziale (memorabili i bagni Savoia) nell'estate del '43 segnata dai bombardamenti su Roma. Il personaggio principale è Anna, una bambina di undici anni che si presta con docile apatia, venata di noia e curiosità, ai desideri dei maschi: a quelli di Armando, diciottenne onanista compulsivo figlio del socio del padre, a quelli di un vecchio signore conosciuto ai bagni, a quelli di Gigio, un giovane omosessuale che in lei cerca il suo essere non-ancora-donna. Tutti decisamente brutti. Il primo aveva le labbra "appena velate di peluria"; al secondo "due borse grigie palpitavano sotto gli occhi ad ogni parola"; il terzo aveva gli occhi leggermente storti, prima descritti come "color olio", poi del colore della "scorza di limone secco". Anche qui quindi una vicenda che ruota attorno alla scoperta del sesso in protagoniste adolescenti o pre. Ma nei quasi cinquant'anni anni che separano i due romanzi quanto è cambiato nella percezione (anzi nella rappresentazione) del mondo maschile.
Tornando ad Acciaio, un'ultima nota dedicata alla copertina. Orribile. Non tanto per l'immagine (la foto di una ragazza un po' smorta su uno sfondo industriale, che almeno tenta, seppure con un eccesso di banale didascalismo, di alludere al contenuto del romanzo), quanto per la rigidezza da rigor mortis del cartonato, per il lugubre dorso telato illeggiadrito da un lettering che non sfigurerebbe su un loculo. Nulla di meno adatto al libro di una giovane esordiente.
Luca Terzolo

I vostri commenti
Recensioni 1 - 20 di 156 recensioni presenti.  Media Voto: 2.74 / 5

Silviez (29-01-2012)
Pessimo finale! Davvero deludente; ha fatto perdere un sacco di punti a questo libro che, certo, non è un capolavoro, ma comunque era una lettura gradevole.
Voto: 3 / 5
Rain (09-01-2012)
Ignoro il successo di questo libro, sembra scritto da un'adolescente, storia poco credibile (soprattutto la fine), personaggi sempre uguali a se stessi e stile davvero piatto. Non consigliato assolutamente. Rain
Voto: 2 / 5
Ettore Cappa (10-12-2011)
Preso in prestito dalla biblioteca e restituito con grande delusione. Una pletora di luoghi comuni e banalità, un linguaggio da caserma con il membro sempre in punta di lingua. E poi l'esaltazione della bellezza fisica, il capo 60enne con un enorme pancia, la lap-dancer anoressica, i 40enni appanzanati, canne e alcol, la quantità industriale, l'occhiolino del marpione, i morti di seghe al bar e tutti i pensionati bavosi al passaggio di una bella figliola. Appunto, il più scontato dei cliché. Un pessimo quadro da femminista postsessantottina e, se non ho capito male, con una confusione temporale del passaggio dalla lira all'euro; si parla di monete e pezzi da mille agli inizi del secondo millennio con l'euro circolante. Stento a credere che possa aver vinto un prestigioso premio.
Voto: 1 / 5
debora (05-12-2011)
Libro letto in due giorni. Molto scorrevole ed inizialmente abbastanza coinvolgente : grande delusione per il finale che ho trovato molto banale e mi ha lasciato con la sensazione di un qualcosa rimasto incompiuto. In sostanza, libro molto pubblicizzato ma veramente TANTO RUMORE PER NULLA !
Voto: 1 / 5
marco (27-11-2011)
Libro banalissimo,mediocre all'eccesso, costruito attorno ad una qualita' letteraria pessima. l'ennesimo caso di successo editoriale costruito a tavolino ed alimentato da un passaparola inconsapevole ed ineducato in materia letteraria. Non perdete il vostro tempo e soldi in una lettura sterile e noiosa. ci son tanti capolavori della letteratura che attendono di esser letti...
Voto: 1 / 5
marzia (25-11-2011)
Premetto che sono traduttrice e che non avevo intenzione di leggere Acciaio, ma mi sono ritrovata in vacanza con un'amica di Barcellona e ci siamo scambiate i libri. Devo quindi ammettere che l'ho letto non nell'originale, ma bensì nella traduzione al catalano (penosissima, firmata da un professore della facoltà di traduzione della Pompeu Fabra di Barcellona, zeppa di interpretazioni campate in aria, con risultati a volte ridicolissimi: non sapendo che una "ventiquattrore aperta" è una valigetta portadocumenti aperta, traducono con "Elena era rimasta immobile con il suo tailleur Gucci, aperta ventiquattro ore" hahaha); insomma, non mi posso fidare assolutamente della versione -più che traduzione- e non posso esprimermi sullo stile, ma il tema del libro non è stato sviluppato, a mio parere, nel migliore dei modi.
Voto: 2 / 5
Ragnetto (12-11-2011)
...insomma...il libro mi è stato regalato da un caro amico (a cui è piaciuto molto) e per rispetto suo l'ho letto fino in fondo, ma non è stata una gran lettura...Il mio amico,e altri che hanno scritto recensioni qui,sostengono che la Avallone scrive un pò come Ammaniti: no, per favore no...in questo libro c'è solo quello che dice il titolo, freddo e sporco acciaio, neanche un briciolo di quella poesia che riesce sempre a mettere Ammaniti nei suoi romanzi.Capisco il risentimento di molti di Piombino che si sono sentiti descritti come dei minus habens appena poco sopra lo stadio dell'uomo di Neanderthal....e il personaggio di Elena è di un ridicolo pauroso! No, non mi è piaciuto molto...
Voto: 2 / 5
Maria Teresa mariaster@libero.it (20-10-2011)
Libro bellissimo e scritto benissimo. Adolescenti ed adulti con tragiche realtà e impossibili illusioni di felicità, come ovunque ci sono e ci saranno. Un ottimo libro scritto con la leggerezza della penna e la pesantezza delle parole da un'ottima narratrice.
Voto: 5 / 5
Gian Luca Rombai gluca.rombai@libero.it (14-10-2011)
Unico pregio di questo libro è lo stile narrativo della scrittrice. Spero che, in futuro, lo usi per scrivere libri migliori; per il resto è una storia "debole", piena di stereotipi e di falsità. Faccio queste dichiarazioni con cognizone di causa poiché sono piombinese e lavoro nella fabbrica decritta nel romanzo, nel mio reparto lo abbiamo letto in tre e tutti lo abbiamo giudicato pessimo (non siamo operai gretti e cocainomani come descritti nel libro). Molti di noi piombinesi si sono sentiti offesi per la descrizione del piombinese medio (il 70% di noi ha la casa di proprietà, non viviamo nei ghetti, seguiamo e curiamo i nostri figli), della fabbrica (anche se non è un villaggio Valtur) che non è quell'inferno decritto per fare scena e chi vi lavora, in genere, non ruba il rame dai tralicci, non consuma stupefacenti sul luogo di lavoro (anche perché siamo sottoposti al drug-test) e non ha una vita vuota e senza sani interessi. Che dire? Una caricatura di una realtà, come stanno veramente le cose l'autrice lo sa bene avendo vissuto qui per 14 anni, esclusivamente per fini commerciali.
Voto: 2 / 5
andrea berti bertiandre@yahoo.it (08-10-2011)
Un' opera banale , piena di luoghi comuni , oltretutto presuntuosa , il successo che ha avuto è immeritato ed inspiegabile se non in quanto riferito ad una operazione di marketing .... insomma il trionfo del pensiero debole!
Voto: 1 / 5
Sus (01-10-2011)
Tristemente scontato, inutilmente provocatorio. Forse questa è la letteratura che si merita un paese praticamente analfabeta e succube della televisione come il nostro, ma di certo non è letteratura.
Voto: 1 / 5
crisal (25-09-2011)
Questo libro mi è piaciuto molto, mi ha davvero emozionata e mi ha fatto riflettere. La storia mi sembra assolutamente realastica e verosimile, al di là di alcune forzature che ci possono stare in un romanzo. Lo stile è scorrevole e si legge volentieri. Fa riflettere sulla mancanza di prospettive dei giovani che vivono nelle periferie, sull' incapacità di trovare una strada diversa da quella della fabbrica che ti dà un salario per vivere, ma ti distrugge fisicamente. Fa riflettere sull'incapacità delle donne di ribellarsi e di cambiare il loro destino e quello dei figli. E infine fa riflettere sul tema della sicurezza sul lavoro e la mancanza di scrupoli di alcune multinazionali che non fanno investimenti per tutelare chi ci lavora.
Voto: 5 / 5
Mari (03-09-2011)
Molto forte e duro come il titolo che porta. Cattura dal primo momento e man mano che la trama si dipana. Bello e intenso. Chiudo con una riflessione: è allarmante il ritratto degli adolescenti di oggi e purtroppo molto realistico.
Voto: 4 / 5
Zotik gianluca.gemelli@poste.it (29-08-2011)
Caldo, spiaggia, cemento armato, sudore, padri in canottiera, residui industriali, cocaina, malavita, altro sudore, amicizia, gelosia, iniziazioni sessuali, altiforni e ancora sudore. Questo in un gran bel romanzo di iniziazione, che segue due ragazzine nel loro attaccamento morboso, nella tensione erotica, nella separazione e oltre. La cornice della provincia industriale o ex-industriale e il contorno familiare, spesso diventano altrettanto o ancor più protagonisti delle due amiche al centro della vicenda. Checchè ne dica Goffredo Fofi in copertina, la forza della Avvallone non sta affatto nei personaggi, che a volte sono piatti e prevedibili, ma nella capacità di rendere mirabilmente emozioni e sensazioni, epidermiche e viscerali.
Voto: 5 / 5
Claudio S. (27-08-2011)
Finalista allo Strega? Zeppo di imprecisioni e di forzature (Elena, appena laureata che in tailleur decide le sorti degli operai...!?). Un buon battage fa miracoli si potrebbe dire. Non ci siamo proprio. Un 2 di incoraggiamento, considerata la verde età dell'autrice. La realtà è decisamente migliore di quella descritta. Risparmiateci la fiction e/o il film, please.
Voto: 2 / 5
Clara (26-08-2011)
Mi è piaciuto! non un capolavoro ma di certo l'ho trovato coinvolgente!consigliato
Voto: 4 / 5
Mari (20-07-2011)
Pietoso.....un intreccio di storie verosimili della periferia industriale degradata, ma raccontato in uno stile banale e deludente. La scrittura non si avvicina neppure lontanamente a quella letteraria. Sembra di leggere il tema di uno studente di seconda media, appena al di sopra della sufficienza. Niente a che vedere con il linguaggio crudo, tagliente e davvero dolente di Ammaniti in "Ti prendo e ti porto via", tanto per citarne uno. Vicini per le tematiche, eppure distanti anni luce.
Voto: 2 / 5
stefano VR (19-07-2011)
a me è piaciuto. brava
Voto: 4 / 5
Oz (18-07-2011)
Quando uno scrittore attinge ai propri ricordi per tratteggiare una realtà italiana quanto mai veritiera, l'effetto ottenuto è impressionante. Non a caso le parti più riuscite del romanzo, a mio avviso, sono quelle in cui il lettore riesce più a riconoscersi: una periferia fatta di balconi, cortili, pettegolezzi, urla che rimbalzano nella trombe delle scale. I protagonisti sono quelli di un'Italia si serie B, di un'Italia di cui non importa nulla a nessuno, un'Italia da cui si cerca di fuggire. Ma spesso il sogno dura il volo di una farfalla, l'incanto si spezza e lo schifo è tutto quello che resta. Anche l'amicizia, forse...
Voto: 4 / 5
valentina v_bertelle@hotmail.it (14-07-2011)
questo libro non è bello.........è stupendo, ve lo consiglio vivamente!!!!!!!
Voto: 5 / 5
Recensioni 1 - 20 Recensioni 21 - 40 Recensioni 41 - 60 Recensioni 61 - 80
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