|
|  |
Fallaci Oriana - Saigon e così sia | "Saigon e così sia", dal titolo di un famoso articolo di Oriana Fallaci pubblicato da "L'Europeo" nel maggio 1975, raccoglie per la prima volta in volume i reportage dal Vietnam del Nord e dalla Cambogia (1969-1970), alcune celebri interviste ai protagonisti di quel conflitto e lo straordinario resoconto della caduta di Saigon. Come scrive Ferruccio de Bortoli nella Prefazione, "è l'ideale continuazione di "Niente e così sia", un diario preciso, un racconto fedele. Che comincia con una delusione, cocente. Con la sensazione, dolorosa (quando Oriana sbarca ad Hanoi), che quel Paese avvolto in 'un silenzio disumano' fosse molto diverso dall'immagine eroica e antimperialista che ne aveva gran parte dell'Occidente, e che aveva sedotto anche lei". Quest'opera molto attesa, alla cui preparazione la Fallaci aveva messo mano più volte, ancora nei mesi precedenti la sua scomparsa, completa l'eccezionale testimonianza della guerra nel Sud-Est asiatico. È il governo comunista di Ho Chi Minh a invitare Oriana, nel 1969, dopo i reportage dal Vietnam del Sud pubblicati da "L'Europeo" e tradotti nel mondo intero. La Fallaci incontra il generale Giap, parla con le giovani donne impegnate nella difesa antiaerea, intervista due prigionieri americani. Così come nel Sud aveva condannato la politica estera della Casa Bianca, qui sarà la prima a esprimere posizioni critiche su un regime immobile, cupo, "chiuso a chiave in muraglia ideologica".
Nicola Intrevado intrevado@hotmail.it (06-07-2010) Le parole sono pietre che feriscono e talvolta uccidono. E quelle della Signora Fallaci di qiuesto libro sono : dure , fredde, spigolose e svestite della garande intensita' e dell' aura fascinosa che, veste i suoi, altri, e tanti libri e Articoli. E' il lavoro , onesto , di una vera Reporter, che appunto, trascrive cio' che il suo mestiere e la sua coscienza gli impongono di riportare fedelmente. Non altro. Non diverso. Non suggerito. Non imposto. Non utile al potere o all' editore di turno. Forse, la Fallaci non fu del tutto obiettiva come qualcuno , meno noto, afferma. Dico forse. Forse, partecipo', persino con troppo ardore a fatti che avrebbero richiesto piu' distacco emotivo, piu' freddezza di parte, piu' calma di aggettivi. Dico forse. Ma sicuramente fu libera. Libera davvero.Come pochi allora , come nessuno lo e' piu' oggi. In quest' oggi del tutto privo di veri scrittori di guerra, povero, del tutto povero di talenti veri , di coraggiosi professionisti che scrivano, appunto : liberi. La Signora, che piaccia o no, che distrurbi o no, diede del tu alla storia del suo tempo. Ai grandi e meno grandi dei suoi giorni di scrittrice di un quotidiano che seppe vestire di mito. Di valore , di interesse e persino, perche' no ? Di consumo. I suoi articoli erano letti da tutti, magari non condivisi ma comunque letti, riletti e commentati con passione. C'era fermento sui suoi lavori. C'era vita. Ebbe il destino di vivere per intero ed in prima fila la guerra, tutta la guerra del Vietman e ne divenne testimone. E che testimone. E queti scritti lo dimostrano , danno la possibilita' di toccare con mano quanto fu grande la Fallaci. Ho pensato proprio questo quel giorno a Firenze, al cimitero degli Allori, nel guardare quella pietra a forma di libro, di una tomba modesta tra tanta immodestia ed esibizione di statue di marmi di fregi d' attorno. La Signora fu cosi' grande da potersi permettere un lembo di terra con una misera pietra sulla quale, qualcuno, il nipote mi dissero, ha fatto scrivere " scrittore". Null' altro. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
|
 | I più venduti di Fallaci Oriana |
| Chi sceglie questo libro legge anche |
|
|