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Betancourt Ingrid - Non c'è silenzio che non abbia fine | Un inferno verde fatto di fango, afa, insetti e malattia sul quale regnano il cinismo e la brutalità dei guerriglieri. Gabbie e catene, marce forzate e un'incontenibile voglia di libertà. L'ansia per la famiglia lontana e il conforto della preghiera. Ingrid Betancourt, rapita dalle Farc nel 2002, racconta la vita ai confini della civiltà, e spesso oltre quelli dell'orrore. Dove una piccola radio, un cucchiaio di zucchero, una scimmietta da addomesticare possono salvare dalla follia. Ma dove le persone non sono mai quello che sembrano: le compagne di prigionia, i soldati, gli amici, gli aguzzini nascondono ciascuno segreti e traumi, e alcuni saranno protagonisti poi di aspre polemiche seguite alla liberazione. Un documento prezioso e spietato sulle ambiguità dell'animo umano di fronte all'estremo, una lettura appassionante e un'occasione per meditare.
ric richimcmurphy@libero.it (30-08-2011) Quando ti fa entrare nel mondo delle FARC è forte. Certo è che 700 e rotte pagine scoraggiano...la vicenda personale della ingrid, per amor di Dio, ne varrà anche 7000, non dico diverso, ma, complice forse l'agente editoriale, così il libro è pleonastico. La ingridina, si sforza di continuo di far capire al Lettore che non è stato facile, ma si intuisce quasi subito...le difficoltà sono descritte bene, ma la lirica manca...hanno cercato secondo me di fare un libro scritto in presa quasi diretta dalla politica donna avente i contro-cojones aspirante autrice e saggio storico...viene fuori troppo la donna e poco il saggio...ripeto, non che la sua autobiografia non meriti fiumi d'inchiostro, ma bisogna saper scrivere bene parecchio... Voto: 2 / 5 |  |  |  |
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