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Anno edizione: 2007
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Indice
INTRODUZIONE
UNA RETE DI MARCHI
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Inchiesta lucida e molto puntuale su cosa siamo noi, come società; le dinamiche del capitalismo e della globalizzazione, spiegata in maniera molto accessibile, attraverso le storie degli sfruttatori e degli sfruttati.
Quello che è stato la Bibbia dei new global, interessante la lettura che permette di capire la frustrazione che serpeggiava a quei tempi fra il così detto “Popolo di Seattle” e capire come milioni di persone siano scese in piazza a lottare ,alcuni anche a costo della vita,” durante le proteste di inizio millennio.
Questo testo, seppur alquanto datato, è di un’attualità a tratti sconfortante. In questo saggio Naomi Klein, nell'ormai lontano 2000, traccia i principi alla base dell’allora nascente globalizzazione, mettendone a nudo le contraddizioni e gli effetti a lungo termine sul piano sociale, economico ed ambientale. In un’attenta analisi articolata in quattro sezioni, l’autrice analizza come si sia sviluppato l’attuale concetto di marchio, trasformatosi da mera marca a simbolo, e come questo abbia comportato un’evoluzione dell’intero settore produttivo e distributivo, generando da un lato un nuovo concetto di immagine e stile di vita e dall'altro un nuovo sistema di produzione: delocalizzazione e sfruttamento a cui corrispondono precarizzazione e depauperamento sono le due facce della medaglia introdotta dal nuovo volto del capitalismo.
Recensioni
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"Come suggeriscono queste costruzioni futuribili, i grandi sponsor e la cultura che hanno marchiato con i loro logo si sono fusi per creare una terza cultura: un universo autoreferente di persone-marchio, prodotti-marchio e mezzi di comunicazione-marchio."
Come non sentire che esiste una forma invasiva del vivere che si chiama pubblicità? Come non sentirsi minacciati da una omologazione totale nel mangiare, nel vestire, nell'abitare e, perché no, nel pensare? Per chi avverte con disagio questa violenza, leggere il libro di Naomi Klein è davvero obbligatorio.
Giornalista d'assalto canadese che pubblica su prestigiose testate, quali in New York Times e il Village Voice, Naomi Klein ha studiato e conosciuto i movimenti antiglobalizzazione dal loro nascere ancor prima che andassero formando quello che ormai viene definito "il popolo di Seattle".
Il volume si apre con un'analisi del ruolo sociale, oltre che economico, che i marchi hanno avuto negli ultimi venti, trent'anni, il costituirsi di cliché precostituiti anche per le modalità di vita più apparentemente alternative. Come non ricordare, anche da noi, la moda del graffitismo che ha assorbito nel mercato il gesto trasgressivo del writer che sui muri delle città disegnava con le bombolette la propria rabbia? Nel capitoletto "L'hip hop gonfia i marchi" viene con durezza dimostrato come il branding dei centri urbani sia la trascrizione patinata del disagio delle periferie. Come non verificare quotidianamente la difficoltà di trovare spazi liberi, oltre che fisici anche mentali, per muoversi indipendentemente dalle proposte pubblicitarie?
Ancora più dolorose sono, nella realtà globalizzata, le condizioni di vita in cui sono costretti coloro che costruiscono nei paesi più arretrati, materialmente, i prodotti proposti poi all'immaginario degli acquirenti del G8: bambini e donne costretti, in luoghi malsani, a ritmi di lavoro mostruosi, operai pagati con una tazza di riso o con due dollari per dieci, dodici ore di lavoro.
Il volume traccia poi la storia di tre logo altamente "simbolici", i cui prodotti sono rappresentativi di quanto detto finora: Nike, Shell e McDonald's. Ed è contro di loro che è cresciuto un movimento di opinione del tutto nuovo.
Alle ingombranti denunce fatte da pochi coraggiosi l'Occidente aveva in un primo momento risposto o con delle forme di amnesia, o con atteggiamenti di paternalistica beneficenza, ma da qualche anno, lentamente, quasi senza che sociologi o politologi lo avvertissero, è nata una nuova forma di contestazione, di rivolta, di rifiuto radicale, iniziata con campagne anti-marchio e col boicottaggio di alcuni prodotti. Internet è stato uno strumento importante per tutto ciò: velocità d'informazione, immagini e dati diffusi in tutto il mondo e non passibili di controllo. Da qui è cresciuta una contro cultura, una nuova sensibilità che ha portato al nascere di codici di comportamento che alcune aziende hanno adottato e che alcuni Paesi sentono il dovere di imporre nel mercato globalizzato.
Il WTO sarà nuovamente contestato, i consumatori si stanno organizzando e le campagne contro l'inquinamento elettromagnetico sono all'ordine del giorno: siamo in trincea insomma a difendere, finché è possibile, l'igiene dei nostri cibi, dei nostri corpi e soprattutto delle nostre menti.
A cura di Wuz.it
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