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Scanzi Andrea - Non è tempo per noi. Quarantenni: una generazione in panchina

Non è tempo per noi. Quarantenni: una generazione in panchina TitoloNon è tempo per noi. Quarantenni: una generazione in panchina
AutoreScanzi Andrea
Prezzo
Sconto -15%
€ 14,45
(Prezzo di copertina € 17,00)
Dati2013, 178 p., rilegato
EditoreRizzoli  (collana Saggi italiani)
 
Disponibile anche usato a € 8,50 su Libraccio.it
 Disponibile in eBook a € 9,99

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Descrizione
Sogni e tic, traumi e ambizioni degli aspiranti rottamatori che spingono, ma non troppo, alle porte del Paese. Cresciuti negli anni Ottanta, troppo giovani per il vinile ma troppo vecchi per la rete, i quarantenni di oggi sfoggiano miti così educati da passare inosservati: hanno sostituito Che Guevara con l'Uomo Tigre, Martin Luther King con il professor Keating de "L'attimo fuggente", la rivoluzione con la desolazione. Condannati all'equilibrismo, in perenne fuga per il pareggio, protestano, mugugnano, ma alla fine si assolvono. E si rassegnano al bordo campo, "come quei calciatori che entrano nei minuti di recupero e neanche toccano palla". Un ritratto impietoso e autoironico della "generazione di mezzo", più rottamata che rottamatrice, sdrucita prima ancora di diventare luminosa, di cui nessuno si permette di parlar male, tanto sembra di sparare sulla croce rossa. Allora se "non è tempo per noi", come in una canzone di Ligabue, "il complotto ce lo siamo fatti da soli. E vuol dire che ci va bene così. Perché è proprio la retrovia che ci piace: così possiamo lamentarci di quelli in prima fila che non si spostano mai e si tengono le luci della ribalta tutte per loro". Eppure un riscatto è possibile, anche per i nati negli anni Settanta. Forse.

I vostri commenti
10 recensioni presenti.  Media Voto: 2.3 / 5 | Invia recensione

francesco dal pane dalpane.fr@libero.it (19-09-2015)
Lista della spesa soporifera, ottima in caso di insonnia, che celebra il mito Scanzi come modello dei quarantenni, ma Lui non è affatto in panchina, è super sponsorizzato
Voto: 1 / 5
camillo (23-06-2015)
Un lungo elenco delle cose che non gli piacciono, Illegibile ed inutile
Voto: 1 / 5
Romolo (10-03-2015)
Il libro è leggero come una piuma, si legge in due orette scarse. L'autore si vorrebbe accreditare come il cantore di una generazione, ma in realtà inanella una sfilza di sentenze che possono andare bene per lui, ma non certo per una generazione intera. Si toglie pure lo sfizio discutibile di insolentire un po' di gente che gli sta antipatica, tanto per farlo (i politici Orfini, Boccia, Alfano, Biancofiore: ma che c'entrano? E ci aggiunge pure il mini-spot per i Cinque Stelle). Potevano essere due stelle perché comunque ci sono spunti interessanti di cultura pop, anche se troppo compiaciuti, ma ritengo imperdonabili alcuni clamorosi refusi ed errori: il musicista Angelo Badalamenti viene chiamato Tano (come il boss mafioso); si afferma che l'11 settembre 2011 è stato visto da molti su Youtube, che però è nato nel 2005; si afferma che McCain è stato l'avversario di Obama per il secondo mandato, quando lo è stato per il primo. Errori che indicano un pressapochismo sconfortante
Voto: 1 / 5
angelo angebet@hotmail.com (17-09-2014)
Ingredienti: un'antologia di film, canzoni e personaggi del nostro tempo, uno zibaldone di riflessioni e ricordi, una generazione di "cazzari" senza grandi educatori o modelli, un bilancio finale malin-comico ma non disperato. Sconsigliato: agli ammiratori politici di Renzi e Berlusconi, ai fans musicali di Ligabue e Jovanotti.
Voto: 4 / 5
Francesco (23-05-2014)
Guardando un dibattito in tv con Scanzi e Serra manifestai a voce alta un vago interesse per i loro recenti libri, e chi era accanto a me quella sera pensò bene di regalarmeli entrambi. Li cito insieme perché hanno una caratteristica comune, non proprio positiva: a volte gli autori italiani hanno il coraggio di presentarsi con un lavoretto di circa 150 pagine, poco più o poco meno, a un prezzo coraggiosamente superiore ai 5 euro. Io a un prezzo maggiore non li comprerei. Incredibile che riescano a vendere, ma neanche tanto a pensarci bene: mi viene in mente Luttazzi: "Questo telegiornale andrà in onda in forma ridotta per venire incontro alle vostre capacità mentali". Ma mettiamo da parte questa mia perplessità e torniamo al lavoro di Scanzi. Notevole la quantità di porcheria, televisiva e non, che quest'uomo ha ingurgitato negli anni Ottanta e dopo. Ma - dico io - le esplorazioni dello Shuttle (ad esempio, l'esplosione del Challenger nel 1986 non la dimenticherò mai)? Il telescopio Hubble? La stramaledetta guerra in Iraq? Macché. Valentino Rossi relegato in un paragrafetto, lui e le sue innumerevoli, strabilianti vittorie. Me ne faccio una ragione, non sono rappresentativo di un'epoca, evidentemente. Però alcune cose mi accomunano a Scanzi, ad esempio la non passione per Ligabue: ebbene sì, anch'io penso che da vent'anni scriva non dico sempre la stessa canzone (come dice Scanzi), ma sempre le stesse quattro-cinque canzoni sì. Il libro scorre via tra paginette che potevano essere approfondite, menzioni di film da me mai visti (grazie al cielo), citazioni di Monicelli (che in questo libro c'entra poco o nulla ma l'autore ce l'ha infilato dentro a forza con un pretesto), cose carine che strappano qualche sorriso, qualche frase o parola ben espressa che merita di essere ricordata. E poi Renzi e Grillo... perché, buon Dio?! Chiude il libro un decalogo, più adatto ai giovincelli che ai quarantenni. Considerato quanto se la tira in tv, mi aspettavo di più.
Voto: 3 / 5
Sarah saraconlh@libero.it (02-01-2014)
inizia bene, fa sorridere e fa pensare "me lo ricordo" poi si perde, non ha più un filo logico, salta di qua e di là, non ho capito perchè, forse tagliando è stato tagliato male, nel complesso piacevole, ma da come era partito mi aspettavo un finale decisamente migliore.
Voto: 3 / 5
elena (31-12-2013)
tante citazioni e pochi contenuti, forse scritto troppo in fretta; se proprio volete leggerlo almeno fatevelo prestare
Voto: 2 / 5
Fabio (27-12-2013)
Seguo Scanzi su Facebook e Twitter da parecchio e i suoi post sono sempre molto pungenti e laterali. Questo suo ultimo libro mi ha però parecchio deluso. Tutti i capitoli tranne l'ultimo sono una descrizione condensata ed approssimativa degli anni che hanno marcato la vita dei nati nei 70. Un brodo di parole senza alcuna particolarità che potrebbe aver scritto chiunque, lento, noioso, ti viene addirittura il dubbio che non l'abbia scritto lui, ma uno tipo Fabio Volo. Solo l'ultimo capitolo è da salvare, dieci pagine intense, vivaci e che almeno ti evitano di pensare di aver buttato 15Euro dalla finestra.
Voto: 2 / 5
Psemiramide (27-11-2013)
Non mi è piaciuto, una lunga lista di personaggi che alla lunga annoia. Si salvano solo le ultime pagine. Siamo ad anni luce da "C'è tempo", il piccolo capolavoro di Scanzi che non smetterò mai di rileggere.
Voto: 2 / 5
francesco v (23-11-2013)
Incredibile. Seguo Scanzi, ( personaggio di fascino, cultura e intelligenza rari nel panorama italiano) da qualche mese. Per 145 pagine un libro illeggibile. una carrellata di personaggi degli anni settanta-ottanta appena citati e mal approfonditi, in uno stile da smemoranda con ripetizioni concettuali e lessicali ( l'aggettivo malmostoso ripetuto tre volte in un libro rende malmostosi). Imbarazzante a dirsi, nelle ultime 15 pagine anche il nonsenso precedente trova in qualche modo un significato. Scanzi ha poche idee molto chiare, le esprime in 15 pagine finali, riuscendo (stupore) a disegnare un quadro coerente e educativo. E soprattutto, amaro a dirsi, quel quadro riflette in maniera sconcertante un quarantenne in particolare, me.
Voto: 4 / 5

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