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Wu Ming 1 - Cent'anni a Nordest. Viaggio tra i fantasmi della «guera granda»

Cent'anni a Nordest. Viaggio tra i fantasmi della «guera granda» TitoloCent'anni a Nordest. Viaggio tra i fantasmi della «guera granda»
AutoreWu Ming 1
Prezzo
Sconto -15%
€ 14,45
(Prezzo di copertina € 17,00)
Dati2015, 272 p., rilegato
EditoreRizzoli  (collana Scala italiani)

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Descrizione

“A Nordest il passato si confonde con il presente, tra memorie rimosse ed eredità inconfessate. Così ho deciso di studiare, intervistare, mappare, scrivere.”

Vladimir Putin è di origine veneta. Una sera, in incognito, è andato a trovare i parenti nei pressi di Vicenza. Vedendolo aggirarsi nell’ombra, qualcuno lo ha scambiato per un redivivo Cecco Beppe, imperatore d’Austria e re d’Ungheria. Nel 2012, un complotto contro l’identità di Trieste ha usato come cavalli di troia... Bruce Springsteen & the E Street Band. A Brunico, in Alto Adige, c’è un monumento all’alpino che ha subito più attentati dell’ambasciata americana a Beirut. Nel 2014, secondo la tv russa, il Veneto si è separato dall’Italia. Si fa presto a dire “Nordest”. Meno semplice è capire come mai, in queste terre, ogni fenomeno sia estremo. In questo reportage ibrido e mutante, preparato in due anni di viaggi e discussioni, Wu Ming 1 azzarda una risposta: c’entra la Grande guerra. Qui erano i confini con l’Austria; qui si combatté la guerra e morirono centinaia di migliaia di uomini; qui le cicatrici pulsano forte. Il centenario del conflitto richiama fantasmi e memorie rimosse. Sfilano in ordine sparso i disertori, i decimati, i condannati per “rivolta in faccia al nemico”. Marciano gli alpini e gli Schützen tirolesi. Passa di corsa, inseguito da una folla inferocita, il generale Luigi Cadorna. Cent’anni a Nordest racconta queste e altre storie, per dirci che il Nordest è un osservatorio privilegiato, dal quale vediamo meglio l’Italia e noi stessi.

La voce della critica


Apparso in versione ridotta su "Internazionale" on-line tra il 16 marzo e il 2 aprile 2015, nelle intenzioni dell'autore questo reportage è un "libro-evento", un libro il cui discorso trascende la dimensione testuale e "irrompe nella scena del mondo, diventando battaglia, lotta, arma", secondo la definizione del filosofo Mario Galzigna (Rivolte del pensiero, Bollati Boringhieri, 2013). Il tema è caldo: la (de)costruzione della memoria storica a Nordest nel centenario del primo conflitto mondiale, mentre le amministrazioni regionali spingono sul pedale del turismo di guerra. Piegando Lacan ai propri fini, Wu Ming 1 dichiara che bisogna "saperci fare col sintomo" e il sintomo sono i neoindipendentismi del Nordest (oltre alla Lega in tutte le sue declinazioni, ricordiamo tra gli altri il Movimento Trieste Libera e il Partito autonomista trentino tirolese), i cui esponenti si esprimono spesso in toni "austronostalgici", quando il vagheggiamento di una figura forte non li porta a inneggiare a Vladimir Putin, tanto da generare la leggenda delle sue origini vicentine. Inizialmente Wu Ming 1 ci racconta questo mondo attraverso le esternazioni dei suoi protagonisti su Facebook, nei forum, nelle interviste e nei comunicati; lo racconta facendogli il verso in un generico dialetto veneto e inserendo qua e là frammenti di canzoni. Poi però adotta un tono più cauto, per risalire nel tempo e ripercorrere le tappe dell'annessione e integrazione, in parte forzata, di Veneto, Trentino, Alto Adige, Friuli e "Venezia Giulia" (per capire le virgolette, occorre leggere il libro). Il punto d'approdo è il carnaio della prima guerra mondiale e in particolare la storia sommersa delle decimazioni, diserzioni ed esecuzioni sommarie avvenute nell'esercito italiano. Nel corso della narrazione, però, mentre impariamo a rivisitare ossari e monumenti, e a interrogarci sull'odonomastica delle nostre città, vengono tirati fuori dall'armadio anche altri scheletri: tra questi spiccano gli Alpini repubblichini e i crimini di guerra italiani nel Corno d'Africa e in Jugoslavia.   (M.E.)    

I vostri commenti
  Media Voto: 4.5 / 5 | Invia recensione

Luca (08-10-2015)
Premessa: adoro i lavori del collettivo Wu Ming e "L'armata dei sonnambuli" è tra i miei 5 libri moderni preferiti, ragion per cui la mia recensione potrebbe non essere davvero oggettiva. Detto ciò ancora una volta si evidenzia non solo la volontà la ma anche la capacità di ciascuno dei componenti del collettivo di vedere e criticare la storia dal punto di vista sbagliato. Non che opere letterarie contro la prima guerra mondiale non ce ne siano, basti pensare a Remarque o Barbusse. Tuttavia questo saggio rappresenta uno studio critico su tutte le contraddizioni che la "Guerra Granda" ha lasciato letteralmente sul terreno e riaffiorate a 100 anni di distanza. Dalla critica alla versione edulcorata e militareggiante iniziata quest' anno (i festeggiamenti per l'INIZIO della guerra, neanche fosse un buon motivo per festeggiare, o gli hastag #nonpassalostraniero quando la guerra la iniziò l'Italia) alla mancata risemantizzazione di alcuni monumenti (da intendersi in senso lato), siano essi percorsi di guerra o sacrari. alle inquietudini del Nordest nelle sue frange più estreme e spesso ridicole siano esse operanti in zone di confine oppure no ( e tutte innamorate folli di Putin) si intravede un filo quasi evanescente ed allo stesso tempo fortissimo, che Wu Ming 1 ha saputo focalizzare nel suo insieme. Uno studio che dimostra che tali questioni non sono di lana caprina o limitate alla sfera "politica" dell'estremismo ma che hanno importanti e spesso anacronistici riflessi sulla realtà quotidiana, leggasi riflessi di natura economica. In una realtà, quella nordestina, devastata dalla crisi e gestita in maniera pessima dai politici, spesso corrotti, che pensano sotto sotto che la cuccagna pre-crisi possa davvero tornare.
Voto: 4 / 5
Il libraio di Novara (17-09-2015)
Una nuova versione - riveduta, ampliata e integrata con «Titoli di coda» - del reportage apparso a puntate sul sito di Internazionale, nel marzo/aprile scorso. Parla del retaggio della Grande guerra in Veneto, Friuli, Venezia Giulia, Trentino e Alto Adige. Il centenario del conflitto richiama fantasmi e memorie rimosse.
Voto: 5 / 5

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