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Nardone Giorgio - Al di là dell'amore e dell'odio per il cibo | "La fame è un inizio di dolore che ci invita a nutrirci; la noia è un dolore che ci costringe a impegnarci in qualche attività, l'amore è un bisogno, se non soddisfatto diviene doloroso." Con queste parole si apre questo nuovo libro di Giorgio Nardone dedicato a una delle malattie più crudeli del nostro tempo: l'anoressia (e, di conseguenza, al suo contrario, la bulimia). Una disperata fame d'amore che vede nel cibo un mezzo, un segnale per comunicare uno stato di disagio, una carenza d'affetto devastante. Questo libro si propone di indicare ai lettori un "mezzo" per tentare di uscire da questa tragica spirale.
Media Voto: 4 / 5Monica (26-02-2007) Elisa,mi sembra che tu non tenga conto del fatto che l'uso della metafora dell'iceberg a rappresentare i problemi umani(per cui se tolgo la punta fuoriesce un'altra parte di ghiaccio)è solo una libertà che ti prendi, è solo uno dei tanti modelli usati dagli psicologi come quello della mente-computer,un assunto non dimostrato che viene da taluni accolto apoditticamente.E'un errore ingenuo prenderlo come la Verità assoluta con cui guardare il mondo!E'come se io dicessi che fare l'amore prima del matrimonio è sbagliato perchè lo dice l'insegnamento cristiano.Questo è vero se assumo che esista Dio.Ma se Dio non esiste questa affermazione è solo una sciocchezza.I fatti mostrano come,ad anni di distanza,tantissimi soggetti che hanno risolto il problema non hanno avuto il supposto"spostamento"del sintomo.Il fatto che la parte dell'iceberg che stava "a mollo"non è emersa è a mio parere indice del fatto che la metafora dell'iceberg non funziona:è ora di abbandonarla perchè non ci è utile.E'la teoria che deve adattarsi ai fatti per spiegarli, non viceversa!Se poi capita che a distanza di anni da un trattamento qualunque una persona si trova ad affrontare delle altre difficoltà, è semplicemente perchè nella vita le persone incontrano sempre dei nuovi problemi:questo è nella natura umana!E comunque non mi sembra che l'uso di terapie "decennali" siano funzionali nè in generale (finita la terapia le persone sono state economicamente salassate e possono ancora avere problemi,anche quello iniziale!)nè in particolare per un disturbo che, più di altri,richiede un intervento efficace nell'immediato.Ad una persona con un problema alimentare consiglierei sicuramente la terapia strategica,preferendo l'idea di fare 10 sedute(e farne altre se si ripresentasse il problema) all'idea di impegnarla in una terapia potenzialmente infinita,con alti costi,scarsi risultati,e che si attribuisce in modo assolutamente non scientifico e autoreferenziale (e quindi superbo) un'esclusività di autorevolezza nel capire e trattare i problemi psicologici. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
miki (29-07-2006) concordo con te, elisa, i disturbi alimentari hanno cause profonde che vanno indagate (lo dice lo stesso autore, del resto). Purtroppo però le persone che ne soffrono hanno l'esigenza immediata di ricominciare a mangiare, perché rischiano letteralmente la vita da un momento all'altro. Il rifiuto del cibo da semplice manifestazione di un altro problema, per loro diventa "il problema". Massimo rispetto per Nardone, che riesce dove molti altri falliscono. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
elisa (03-05-2006) Forse quello che il caro dottore non tiene in considerazione è che i disturbi del comportamento alimentare sono "i sintomi", "le punte dell'iceberg" di un malessere molto più profondo che sfortunatamente non può essere estirpato in un'ora.
Le sue tecniche e i suoi metodi potrebbero essere validi per eliminare il sintomo, il quale però si ripresenterebbe sotto altre forme.
Quattro paroline magiche non servono.
C'è bisogno della psicoterapia, di guardarsi dentro e scoprire le cause e ciò che ci trattiene dalla guarigione. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
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