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Chabon Michael - Le fantastiche avventure di Kavalier e Clay | Che rapporti ci sono tra il Golem di Praga, il Mago Houdini e un eroe dei fumetti di nome "Escapista"? C'è stata una guerra dei comics contro il nazismo? Come passare da un mondo di Supereroi a uno di "piccoli uomini in grigio"? Un romanzo che ricostruisce un'età in cui le favole erano anche un antidoto per cercare di sconfiggere il male.
| La recensione de L'Indice |

A differenza di altri giovani (ma ormai non più giovanissimi) scrittori americani, che si sono subito conquistati un loro pubblico in Italia, Michael Chabon (classe 1963) ha finora stentato a essere riconosciuto. Il suo romanzo d'esordio, I misteri di Pittsburg è apparso anche negli "Oscar Mondadori", ma non credo che siano mai stati tradotti i suoi racconti, e - cosa più strana - è restato inedito anche Wonder Boys, a dispetto dell'omonimo, gradevole film con Michael Douglas. In ogni caso, con Le fantastiche avventure di Kavalier e Clay (premio Pulitzer 2001), Chabon ha fatto un salto di qualità, e da perfetto collaboratore del "New Yorker" e altre belle riviste appena troppo patinate, è diventato - mi sembra - un autore tout court: e della razza piuttosto rara degli autori senza vezzi e con poche idiosincrasie, dal nitore classico e la pagina ariosa, che non può essere tacciata di solo virtuosismo. Ambientato essenzialmente a New York, ma con alcuni capitoli in Antartide (la sezione più drammatica, e forse la meno riuscita) e un magnifico prologo nella Praga "magica" del Golem, il romanzo accompagna Joe Kavalier e suo cugino Sammy Klayman (in arte Clay) dal 1939 al 1954: dai primi venti di guerra, insomma, ai sentori di guerra fredda e maccartismo. Un affresco storico imponente, che si mantiene leggero, aereo, grazie alla prospettiva tutta particolare da cui è tracciato: che è quella dell'industria nascente - e nel '50 già molto in difficoltà - del giornale a fumetti. Le "fantastiche avventure" dei due cugini sono infatti tanto le loro proprie, quanto quelle degli eroi della loro fantasia (l'Escapista, in particolare, una specie di Superman della fuga), che Sammy sceneggia e Joe disegna: facendo la fortuna di Anapol, l'editore improvvisato, ma assicurando un certo benessere anche ai due giovani autori (e guadagnando loro le lodi, fra gli altri, di Orson Wells). Joe, che a Praga ha studiato prestidigitazione e magia, è riuscito - unico della sua famiglia - a scappare dalla Cecoslovacchia occupata dai nazisti; ma in America resta prigioniero delle responsabilità morali del sopravvissuto. E anche Sammy ha la sua gabbia, bloccato com'è dagli stereotipi sessuali e dai mille freni interiori che non gli permettono di vivere la sua omosessualità ("I suoi sogni giovanili avevano avuto un carattere alla Houdini; erano stati i sogni di una crisalide che lotta nel buio del bozzolo, e impazzisce per la voglia di luce e di aria"). Da questo bisogno di liberazione nasce l'Escapista, eroe della Lega della Chiave d'Oro, che combatte gli agenti della Catena di Ferro, e a ogni nuova avventura sconfigge il perfido Attila Haxoff (Hitler in filigrana). Ai due s'aggiunge la bella pittrice surrealista Rosa Sacks, che avrà una storia d'amore con Joe e qualcosa di più (e di meno) con Sammy, e intanto ispira loro il personaggio della vendicatrice notturna, la prosperosa Luna Moth, con cui il fumetto americano strizza l'occhio ai turbamenti sessuali degli adolescenti, e diventa quasi per adulti. Chabon è bravissimo a tenere la giusta distanza dai suoi materiali; non guarda all'arte del fumetto con condiscendenza, né si lascia sedurre dal canto di sirena della letteratura popolare. Il libro è lieve e ponderoso allo stesso tempo, serio e sbarazzino, dolente e disimpegnato: vive consapevolmente l'incubo della storia, ma afferma anche che "la fuga dalla realtà [è diventata], soprattutto dopo la guerra, una sfida degna di rispetto", e che non esiste "compito più nobile e utile" di quello di "assecondare il desiderio di fuga nelle giovani menti". Simbolo perfetto di tutto ciò è quel goffo e vulnerabile gigante della tradizione ebraica, il Golem: il quale è qui - come nel Golem di Meyrink - "in parte la materializzazione dell'anima collettiva del ghetto, con tutti i torbidi residui dello spettrale, ma in parte il sosia dell'eroe, un artista che lotta per la propria redenzione" (cito dalla Kabbalah e il suo simbolismo di Scholem, una delle molte fonti che Chabon dichiara in nota). Perché, come riflette Sammy: "Sono tutti ebrei i supereroi. Superman, non pensi che sia ebreo? È arrivato dalla terra delle origini e si è cambiato nome. Clark Kent, solo un ebreo potrebbe andare a pescare un nome così". |
9 recensioni presenti. Media Voto: 4.77 / 5anna (20-12-2010) Libro bellissimo, ben scritto, mai noioso e mai banale. Delineati con sensibilità e intelligenza i profili psicologici dei personaggi. Da leggere. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Marcella (21-07-2010) E' uno dei libri più belli che abbia mai letto.
Mi sarebbe piaciuto regalarlo a tutte le persone a cui voglio bene e che amano la lettura.
Appena finito il libro ho avuto la fortuna di poter andare a Praga ed è stata una delle più belle esperienze di vita/lettura/vacanza che abbia mai avuto.
I personaggi hanno lasciato un vero solco nel mio cuore e, come altri hanno già detto, una volta finito il libro avvertivo quasi fisicamente la loro mancanza.
Lo consiglio a tutti, da leggere e rileggere più volte, MERAVIGLIOSO!! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Esteban (22-01-2010) ..che dire..grandioso..!!
L'ho finito in 5 giorni (sono più di 800 pgg.) , come dire, non riuscivo a smettere di leggerlo..
E ora Joe e Sam già mi mancano.
Sicuramente entra nella mia personale top ten!! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Lomax (04-09-2008) Giustamente insignito da uno dei più alti onori cui uno scrittore può ambire (Pulitzer), quest'incredibile viaggio, dipinto con tinte straordinariamente vivide, merita un solo ulteriore riconoscimento: essere letto e riletto e ancora letto! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
marco (22-05-2008) Un libro talmente bello che risulta veramente difficile da commentare. Mi basta dire che non una sola delle 821 pagine del romanzo risulta sprecata o banale.
Un capolavoro. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
lettore comune lettorecomune@yahoo.it (16-04-2006) Il centro motore del libro e dell’ispirazione di Michel Chabon è l’assenza dei padri. Padri comunque in fuga, anche se fisicamente presenti, accanto ai figli. Ma se è vero che la scomparsa dei padri non ne annulla l’imago, certamente non ne annulla il bisogno che determina la fantasia di una sua sostituzione con una amicizia virile o, perché no, fraterna. Ma è questa una possibilità che, pur realizzabile sul piano della fantasia, quella per esempio dei fumetti (Barman e Robin) è fragilissima sul piano della realtà. E allora come riempire questo vuoto, questo enorme vuoto? Con la creazione artistica simboleggiata dal Golem.
La fuga di Joe da Praga nella bara del Golem sembra essere una metafora del distacco dal dolore dell’assenza di un padre attraverso la nuova nascita della creazione artistica. La creazione artistica è, come dare forma ad un golem, un gesto di speranza, è dare voce a un desiderio di fuga dalle catene della realtà – come l’escapista e il più magico di tutti gli illusionisti, Harry Houdini. La creazione artistica nasce dal bisogno di fuggire dalla percezione dolorosa di una assenza ma ci rende a nostra volta assenti, e quindi – forse – incapaci di essere padri. Sammy e Joe rappresentano due bisogni insopprimibili: il bisogno di rassicurazione l’uno, il bisogno di fuga l’altro. Joe è l’escapista, fugge da Praga, fugge da Rosa, fugge dalla paternità. Sammy cerca il padre, lo rimpiange, sposa Rosa, mette quei piccoli aiutanti accanto ai protagonisti dei suoi fumetti. Cerca di essere padre di Tommy. Entrambi, il segno che si tratti di immagini speculari di un unico individuo, sono senza padre, entrambi cercano un figlio. Il libro si chiude con una inversione di ruoli: Joe ritorna, Sammy parte.
I nomi di Chabon e di Franzen sono stati avvicinati dai critici nonostante notevoli differenze di stile. Entrambi mettono al centro dei loro romanzi la famiglia o, per meglio dire, il tema del rapporto tra padri e figli.
Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Roberta Amanda_rr@libero.it (30-08-2005) Ho finito di leggere 2 giorni fa e giuro, dopo aver trascorso un mese con Joe e Sammy sento la loro mancanza...un libro che parla di coraggio, di sensibilità, di come sia difficile realizzare i propri sogni e di come, una volta realizzati, spesso si frantumino a causa dei fatti della vita. Uno dei libri più belli che abbia letto, davvero.
Roby Voto: 5 / 5 |  |  |  |
K3kk0 rattaculo@katamail.com (19-03-2005) Ho appena finito di leggere "Le Fantastiche Avventure di Kavalier & Clay" di Micheal Chabon. Libro stupendo. Lungo più di 800 pagine, ma ha una tale facilità di lettura che neanche te ne accorgi. Grande storia, grandi personaggi, grande scrittore. Lo consiglio a tutti. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Alice (09-12-2004) Un libro bellissimo.Tanto bello che ho paura di rovinarlo con un commento sbagliato.E' un romanzo che arriva al cuore e lì costruisce un nido.C'è una frase in particolare,che è scesa così in fondo a me che non la riconosco più da me stessa. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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