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Nel 1714 il Parlamento inglese offrì una ricompensa di ventimila sterline in oro (l'equivalente di 10 milioni di euro) a chi avesse scoperto come determinare la longitudine di una nave nell'oceano. Astronomi famosi come Galileo, Cassini, Huygens, Newton e Halley avevano cercato invano in passato una soluzione rivolgendosi alla Luna e alle stelle. La posta in palio stimolò altri ad avanzare proposte. Fu un orologiaio autodidatta, l'inglese John Harrison, a trovare la soluzione: bastava che ogni nave fosse equipaggiata con un cronometro in grado di segnare sempre l'ora "esatta", quella di Londra, ad esempio, e un semplice confronto con l'ora locale avrebbe istantaneamente fornito la longitudine della nave. Questo libro è la storia avventurosa dei quarant'anni di sforzi che furono necessari a Harrison non solo per costruire e perfezionare quel cronometro, ma per persuadere la comunità scientifica dell'efficacia del suo metodo.
8 recensioni presenti. Media Voto: 3.87 / 5oncecaldas (25-07-2011) il tema è affascinante, come anche la passione nell'affrontarlo che traspare dalla lettura del libro. concordo tuttavia che la scansione temporale degli avvenimenti riportati e/o il succedersi dei capitoli, non consente una lettura lineare. forse all'autrice mancava un cronometro all'altezza....... Voto: 3 / 5 |  |  |  |
roberto lucarelli robertolucarelli@yahoo.it (15-03-2011) Sicuramente un bel libro di divulgazione,soprattutto per la narrazione storica degli eventi con la contrapposizione di due idee che volevano raggiungere lo stesso scopo.
Non avrebbe guastato una descrizione un pò più approfondita dei metodi di misurazione astronomica e dei relativi strumenti,coadiuvati da qualche disegno e glossario.Infatti,nel caso degli orologi di Harrison,non è stato per niente chiaro il loro funzionamento. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Tex (27-08-2007) E' un libro robusto ma leggero,molto appassionante e con un'ottima traduzione. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
NT (13-06-2007) TERRIBILE
ho comprato il suddetto libello, dopo aver letto L'isola del giorno prima di ECO.
sono profondamente deluso, nonostante le aspettative non fossero mai state molto elevate. stile di scrittura da casalinga (con tutto il rispetto per la categoria) che nel tempo libero si diletta di argomenti "scientifici", non riesce a definire una struttura narrativa, ed anche la cronologia non viene mantenuta per piu' di due pagine; assolutamente insulse tutte le digressioni truculente, mascherate da fatti storici. per concludere anche la traduione sembra abbastana lacunosa.
Voto: 1 / 5 |  |  |  |
maurizio codogno puntomaupunto@tin.it (30-11-2005) Oggi abbiamo i GPS che ci dicono dove ci troviamo con un errore massimo di pochi metri, e la facciamo semplice. Ma non è sempre stato così: fino a pochi secoli fa, soprattutto in mare, ci si poteva perdere, e rischiare di morire per inedia o naufragando contro gli scogli. Il problema della latitudine si poteva risolvere abbastanza facilmente; ma la longitudine ("sinistra o destra?" su una cartina geografica, tanto per intenderci) sembrava impraticabile. Ecco così la storia di una lotta titanica per trovare un sistema per calcolare la longitudine, il tutto condito da un enorme premio, l'equivalente di vari milioni di euro, offerto da un'apposita Commissione per la longitudine britannica. Eh sì, gli inglesi dominavano i mari e quindi ne avevano un gran bisogno. Ci furono due partiti: quello degli astronomi, che utilizzavano le stelle fisse e una serie di manuali, e quello... di John Harrison, un orologiaio autodidatta che passò la sua vita a costruire quattro diversi modelli di orologio, sempre più precisi. Infatti un orologio preciso sincronizzato con l'ora di un certo luogo permette automaticamente di calcolare la longitudine relatica. Harrison fu sempre inviso all'establishment, nonostante i suoi modelli sbagliassero di qualche secondo in tre mesi di viaggio in mare, e non ottenne mai tutto il premio meritato.
Il libretto è molto avvincente, anche se qualche volta la traduzione mi sembra un po' tirata; una lettura piacevole. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
andrea g. byandrews@tiscali.it (06-09-2005) Un tuffo nella storia, gli sforzi di una generazione, artigiani, scenziati e politici per la ricerca scientifica. Nascita degli orologi e del sestante. Fa capire come le cose che noi diamo per scontato siano frutto di profondo impegno e didizione di pochi uomini. Lo consiglio a tutti Voto: 5 / 5 |  |  |  |
GB gprbzz@tin.it (26-03-2002) Quando lessi L’isola del giorno prima di Eco m’accesi di viva curiosità sul problema dell’esatta determinazione del punto esatto dove si trovassero i velieri sul vasto mare. I libri di Eco oltre che istruttivi e dilettevoli a leggersi sono dei grandi stimolatori d’intelligenze. E così, da appassionato di cartografia, e pieno d’interesse per le vicende nautiche come sono, rinvenuto questo libretto sulla longitudine, l’ho preso.
Ben me ne incorso perché alla lettura è risultato essere buon libro, esauriente e chiaro anche alle menti più chiuse; scritto con una così amabile partecipazione che ne rende la lettura accattivante.
Questa gioiosa amabilità dell’autrice mi fa apparire un mero sproposito un megacommentone dei soliti miei, o se in qualche modo cercassi di surrogarne gli spunti. Dirò solo che chi ama la storia e la geografia può leggerlo senz’altro. A occhi chiusi.
26 marzo 02
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
OSVALDO osvaldom@iol.it (06-09-2001) Tutti credono sia facile stabilire la propria posizione sulla sfera terrestre. Lo è in effetti con i mezzi odierni. Nel passato no. E' affascinante scoprire gli artifici tentati per sopperire alla mancanza di mezzi per definire la longitudine in mare. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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