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Rea Ermanno - Fuochi fiammanti a un'hora di notte | Un'isola, la "Piccola isola", che da tempo non accende più i fuochi fiammanti per trasmettere i suoi segnali d'allarme e alla quale approda un giorno Martino, in cerca della madre scomparsa. Impostato in forma di "giallo", questo romanzo è in realtà un viaggio alle radici della storia della nostra civiltà presenti, secondo un'antica e nobile tradizione letteraria, in un'isola contemporaneamente affascinante e terribile.
Luciano Stolfi luciano.stolfi@libero.it (08-11-2010) Mi è piaciuto molto questo libro di Ermanno Rea, di cui avevo già letto "La dismissione" (romanzo altrettanto bello). Questo "Fuochi fiammanti..." è la storia di un giovane uomo, Martino, che parte alla ricerca della propria madre, scomparsa nel nulla e di cui si sono perse completamente le tracce. E così, in questa ricerca, approda in un'isola del Mediterraneo, dove incontra tanti strani e favolosi personaggi. Leggendo questo libro mi è venuto da pensare a "L'isola di Arturo" di Elsa Morante, altro libro in cui si parla di isola e di madre (anzi, per essere precisi, di matrigna). La ricerca della madre intrapresa da Martino è metafora di qualcosa di più ampio: ricerca delle proprie origini, di un senso, di radici. La madre di Martino non aveva un buon rapporto con il fatto di essere madre e, dopo un passato di femminista all'interno di uno dei tanti Collettivi degli anni Sessanta-Settanta, era approdata alla conclusione che tra uomo e donna non vi potesse essere tregua, e che si sarebbe presto giunti alla resa dei conti. Questo libro, uscito, nel 1998, ha vinto il Premio Campiello nel 1999. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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