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Cechov Anton - Il giardino dei ciliegi |
Ljubov' Ranevskaja, dopo aver condotto una vita dissoluta all'estero, ritorna in patria per rimettere ordine al suo patrimonio. Lopachin, figlio arricchito di un vecchio servo, le consiglia di lottizzare lo splendido "giardino dei ciliegi" ma, incapace di prendere decisioni, la Ranevskaja rifiuta, fino al momento in cui la sua intera proprietà deve essere venduta per fare fronte ai debiti. Ad acquistarla sarà proprio Lopachin che, scacciati i vecchi padroni, abbatte i ciliegi del giardino. Resterà nella casa solo il vecchio e dimenticato servo Firs.
Media Voto: 4.4 / 5Elettra (02-07-2005) Liuba Anja e Gaev ritornano in quella che è ancora chiamata la stanza dei bambini, nella casa dove sono cresciuti, con attorno il giardino dei ciliegi.. E in quella stanza riaffiorano i ricordi, di gioia e pace dell'innocenza perduta, e di lutto straziante per il figlio di Liuba morto ancora bambino..
Ma l'atmosfera di nostalgia e rimembranze si colora di ansia e angoscia per l'imminente asta che toglierà il giardino e la casa alla famiglia, piena di debiti per aver vissuto una vita dissoluta a Parigi.
Angoscia che prenderà forma nella coscienza della possidente Liuba solo durante il terzo atto, durante quell'assurdo "ballo-teatrino" che si svolge nella casa proprio in concomitanza con l'asta. E nell'altra stanza il rumore del gioco del biliardo, che risuona come fato incombente. L'asta sarà vinta da Lopachin, figlio di servi della generazione passata, mercante arricchito e simbolo della nuova società che sta prendendo piede, in antitesi all'alta borghesia al tramonto della Russia di quegli anni che precedono la rivoluzione.
Il grande armadio-cimitero di ricordi, insieme con tutte le "cose del passato", vengono accatastati. La famiglia degli ex possidenti è pronta a partire, insieme col suo dolore.
La casa verrà distrutta e i ciliegi tagliati. Sembra di sentire la scure che batte sui loro trochi...
Splendida e poetica la rappresentazione di Strehler del '74. Voto: 5 / 5 |
mirella (23-01-2005) Splendido a teatro questo testo non rende benissimo su carta per l'impegnativo dialogo e per i nomi assai complessi. Però con un pò di impegno si coglie tutto il sapore di un'arte sopraffina del raccontare, con parole dirette, i dubbi e le ansie di persone sempre più coinvolte in vicende quotidiane. Voto: 4 / 5 |
emilia (19-01-2005) Ma dopotutto, cosa avrebbe impedito a Ljubov' Ranevskaja di vendere metà del giardino, pagando i debiti, e di salvare almeno una parte del giardino dei ciliegi? Tutto sommato nel Gattopardo il principe di Salina fa l’alleanza matrimoniale con la borghesia rampante di allora, accettando di far sposare il prediletto nipote Tancredi con la bella, ricca (e ignorante) Angelica. Ma nell’opera di Cechov non c’è accettazione del cambiamento, mediazione possibile con la propria storia. Lo impedisce l’anima della nobiltà russa, passiva e sognatrice, che non ama confrontarsi con le scadenze pratiche della vita quotidiana, e che in quest’opera sarà soppiantata dalla nuova borghesia pragmatica impersonata da Lobachov, sprovvista della delicatezza e della fragilità , ma anche della cultura e dei sentimenti, della classe che va a morire. Ho apprezzato molto non solo l’artista Cechov, ma anche il fine sociologo, che sa descrivere i fallimenti e le inadeguatezze della nobiltà, ma anche delle altre classi (ad esempio lo studente ugualmente sognatore e un po’ inconcludente, forse il futuro rivoluzionario che effettivamente erediterà la Russia almeno per un po’). Voto: 5 / 5 |
Greek (27-07-2004) Capolavoro. lasciate perdere le chiacchere e leggetelo, vi resterà indimenticabile, come tutta l'opera di questo straordinario e inquieto interprete dell'animo umano. Voto: 5 / 5 |
kiara (16-05-2004) Il giardino dei ciliegi è un dramma corale: sulla scena agiscono svariati personaggi contemporaneamente o in rapida successione.Essi parlano in maniera frammentaria, senza compatibilità tra domanda e risposta, al contrario non esiste un dialogo serrato. Ogni personaggio è isolato, è chiuso in un suo “monologo”, nonostante stia parlando con altri, s’identifica in maniera diversa per idee e comportamento.Il dialogo non dice tutto; i sentimenti, spesso i pensieri non si trovano nelle parole, poiché i personaggi non riescono ad esprimersi, oppure sono sopraffatti dall’emozione. Il valore espressivo del non detto, dei silenzi, delle pause, dei gesti e dei rumori, influisce maggiormente rispetto alle battute.Tutto ciò rende il lettore libero di interpretarli, di integrare i vuoti, (ciò che la parola in sé non esprime, ma suggerisce solo mediante rapide allusioni).In tal modo si passa rapidamente da un argomento all’altro, con distinti toni e stati d’animo, accompagnati dall’andirivieni generale dei personaggi, che si disturbano ed interrompono a vicenda. Il risultato finale rivela un’atmosfera ricca d’inquietudine, anche dovuta a ragioni futili, apparentemente inspiegabili ma prevalenti. Soprattutto il testo dà l’impressione che i personaggi vogliano volutamente evitare il tema principale, creando un dialogo dispersivo disordinato e digressivo, discutendo di argomenti accessori. Čechov vuole rappresentare la vita reale con deboli vizi e modeste virtù, e per rendere la scena nel modo migliore, la costruisce ricca di particolari, battute, situazioni e pensieri confusi.Nel 4° atto la vendita del giardino non rappresenta il fatto principale: ogni personaggio imbocca strade diverse continuando la propria vita, che non cambia dopo l’infelice avvenimento nonostante tutto. La vicenda narra di un mondo, quello della casa e del giardino, ormai dimenticato nel tempo e nei ricordi, dopo il quale ci si può aspettare una vita forse migliore. Come il giardino, tutto nelle nostre vite deve finire, o perlomeno a cambiare, in modo positivo o negativo subirà comunque un mutamento, ciò accadrà anche a noi stessi. Il dramma borghese di Čechov non ritrae una situazione senza via d’uscita, quale la tragedia, né un’altra con molteplici spunti di comicità, solita nella commedia, ma allo stesso tempo rispecchia entrambe. Dipinge la vita così, esattamente com’è, imprevedibile e molte volte senza una conclusione felice, lasciando in questo modo lo spettatore, indeciso tra il riso e il pianto, senza commuoverlo, con un sorriso triste ma comprensivo. Voto: 3 / 5 |
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