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Bulgakov Michail - La guardia bianca |
Fabrizio D'Alfonso giltacitu@yahoo.it (10-09-2010) Dopo la fatica e la delusione de Il Maestro e Margherita, ho letto La guardia bianca solo perché O. Figes, storico del comunismo e della letteratura russa, ne cita qualche passo, definendolo un “magnifico romanzo”. Per essere sincero, ho fatto fatica ad arrivare alla fine anche di quest'altra opera di Bulgakov. E' un romanzo corale, animato da tante voci anonime, che si sviluppa come un documentario girato da un regista che vaghi per la città sconvolta con una cinepresa portata a spalla. Egli riprende tanti frammenti di realtà che spesso rimangono sfocati e a cui non è facile dare ogni volta un significato. Quando invece l'immaginario operatore fa una sosta, la cinepresa descrive situazioni coerenti, drammatiche ed espressive. Lo stile di Bulgakov in generale non mi piace, perché egli comincia a descrivere ogni scena da minimi e isolati particolari, visti dal basso e da troppo vicino, sempre difficili da unificare. Tuttavia spesso un singolo dettaglio lampeggia con luce abbagliante. Per es., questo particolare nella folla: “Nero, col sedere rivestito di cuoio, simile a uno scarabeo spezzato, un uomo senza gambe arrancava, fra i piedi della gente, aggrappandosi coi guantoni alla neve calpestata”. Oppure il passaggio di un reggimento di ussari-tedeschi: ”Berretti pelosi sopra visi superbi e soggoli a scaglie che serravano menti di pietra”. Altre volte la grande quantità di particolari, anche se rimangono frammentari e sfocati, creano una scena di massa vivace e drammatica. Per es., la gente in strada che, per paura dei soldati, scappa in tutte le direzioni. Oppure, dopo l'ingresso in città dei cosacchi di Petljura, lo svolgimento della processione e della parata militare, mentre in un vicolo vicino due uomini, indicati dalla folla come ufficiali della fazione avversaria, vengono sbrigativamente uccisi. Nelle sequenze più lunghe, Bulgakov è un narratore vero, quando descrive la morte e la paura e quando rievoca cari ricordi di scuola o si commuove sugli oggetti che accompagnavano una calda vita di famiglia. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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