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Balzac Honoré de - Splendori e miserie delle cortigiane | Fu l'ultimo libro pubblicato in vita da Balzac. La storia è quella di Lucien de Rubempré, già protagonista delle Illusioni perdute, qui coinvolto in vicende cupe e intricate al fianco di avventurieri, delinquenti, cortigiane sulle sfondo di una Parigi viziosa e corrotta, dove agiscono forze misteriose.
| La recensione de L'Indice |

scheda di Bertini, M., L'Indice 1997, n. 8
Scritti nell'atmosfera livida della monarchia di luglio agonizzante, gli ultimi romanzi di Balzac esercitano sul lettore un fascino peculiare, un po' funereo. Agli occhi dello scrittore precocemente invecchiato da battaglie estenuanti e disumane fatiche, il grande edificio della "Commedia umana" rivela in quel momento la sua vera destinazione: altro non è che il monumento funerario del genio sconfitto dalla società mercantile di cui ha denunciato fino in fondo la disumanità. In "Splendori e miserie" i personaggi giovani, belli e seducenti - il poeta Lucien de Rubempré ed Esther, la cortigiana innamorata - muoiono stritolati dagli ingranaggi di un mondo sinistro, teatro di lotte all'ultimo sangue per il potere e per la ricchezza; sopravvivono, invecchiati, il fuorilegge Vautrin, che concluderà la propria carriera nella polizia, e il laido banchiere Nucingen, incarnazione dell'onnipotenza del denaro. Questa visione desolata non si traduce, però, in un racconto senza vita: consapevole di dover fare concorrenza a Sue e a Dumas, l'ultimo Balzac moltiplica i colpi di scena e coniuga il suo lucido pessimismo con l'estetica fantasmagorica del "feuilleton*. L'introduzione di Francesco Fiorentino a questa edizione ben tradotta e sobriamente annotata riesce a riassumere in poche pagine la genesi dell'opera, ad abbozzarne un'interpretazione psicoanalitica convincente e a chiarirne opportunamente i rapporti con l'insieme della "Commedia umana".
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