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Flaiano Ennio - Tempo di uccidere |
Sullo sfondo della guerra di conquista dell’Etiopia (1935-1936), il dramma intimo di un tenente, colpevole dell’uccisione di una ragazza indigena. Un eroe solitario, un uomo senza qualità che si lascia vivere tra amori, omicidi, stregonerie e lo spettro della lebbra.
Tempo di uccidere è un romanzo particolarissimo nel panorama della narrativa italiana d’oggi: coglie originalmente un clima morale e mentale, offrendo una rappresentazione profana, laica, ironica e amara dell’Africa e della vita militare. Tutto secondo la penna acre e tragica di un moralista che ha saputo cogliere gli aspetti più paradossali della storia e della realtà contemporanea.
8 recensioni presenti. Media Voto: 4.75 / 5Giorgio (11-09-2009) Più che un viaggio dentro se stessi per riflettere sul senso della vita, della morte o della guerra, questo romanzo mi sembra il delirio di un soldato che, stanco di combattere, desideroso di tornare a casa dalla moglie e pure colpevole di un omicidio involontario, comincia a farsi quelle che al giorno d'oggi chiamiamo "pippe mentali", cercando di imbastire un castello di eventi la cui logica avrebbe avuto senso solo se avesse veramente contratto la lebbra, come il protagonista erroneamente crede eccetera eccetera.
Il romanzo è comunque ben scritto e vale 3/5, perché ti coinvolge e ti inchioda.
Chi volesse però leggere un VERO romanzo che tratta dell'orrore della guerra e del dramma interiore di un uomo che l'ha vissuta in prima persona, legga il profondissimo "in culo al mondo" di lobo antunes: morte, disillusione, solitudine, nostalgia, guerra e amore si intrecciano incredibilmente in questo monologo che il protagonista (che poi è l'autore stesso, che ha partecipato alla guerra portoghese in angola) letteralmente "vomita" addosso ad una donna da poco conosciuta e di cui non si sa niente. Romanzo positivamente sconvolgente! Voto: 3 / 5 |
Francesco (15-04-2008) Davvero un bel libro, un romanzo che - a tratti un pò lento - tutti dovrebbero leggere, un viaggio dentro se stessi. Voto: 5 / 5 |
Gaetano sodastream1979@libero.it (12-10-2006) Il primo premio Strega in assoluto è stato assegnato, giustamente, a questo bellissimo romanzo il cui protagonista l'ho paragonato, durante la lettura, all'Hemingway di Addio alle armi...perchè mentre intorno imperversa la guerra, nell'animo umano del protagonista se ne vive un'altra più atroce anche se per motivi diversi da quelli del nobel americano! salvarsi dalla scoperta del fortuito ma fatale omicidio è l'unico scopo del nostro uomo! ci sono passaggi ironici e grotteschi, ma è una tragedia quella che si narra! un uomo che per errore uccide una indigena dopo averla posseduta (belle pagine queste!), ne nasconde il cadavere cercato vanamente dal vecchio padre di lei ( figura nobile e forte) e dal piccolo ( che rappresenta per me l'innocente Africa che si assuefa all'uomo occidentale e alle sue brutalità) la morte della ragazza genera quasi la nascita di un tabù che sarà l'incubo per tutto il libro del protagonista!alla fine si salva dalla punizione militare e dall'accusa di essere un disertore, e la dinamiche attraverso cui ciò accade sono grottesche e quasi comiche, ma non ci si potrà mai salvare dal giudizio che noi stessi diamo alle nostre azioni, nè da quello del tempo....che non si sa se cancellerà o incrementerà l'incubo ancestrale vissuto nel continente più ancestrale che possa esserci... Voto: 5 / 5 |
giandemo (01-09-2005) Un grande romanzo di un grande scrittore poco considerato. Forse perchè in un dopoguerra dove, anche giustamente, prevalevano le storie partigiane lui scrive dell'odiosa guerra di occupazione di un paese straniero. Ma in realtà la guerra è solo lo sfondo di questa che mi pare essere una storia sulla mancanza di coraggio, dove solo la fortuna salva (ma è poi per davvero salvo, dopo essersi consosciuto così ?) il protagonista. Diversamente da Lord Jim di Conrad, qui la vigliaccheria non ha riscatto alcuno. Il percorso che conduce alla conoscenza di sè del protagonista è desolante. Bel romanzo, dove non mancano colpi di scena e dove si fa apprezzare la scrittura tersa ed obiettiva di Flaiano.
Voto: 5 / 5 |
laura (19-10-2004) E' un libro che dispiace finire e si desidera rileggere! Voto: 5 / 5 |
Antonio Ronci (03-12-2003) Un viaggio nella psiche umana. L'immaginario e l'illusione come uniche guide per l'esistenza di un personaggio solo e fragile all'inverosimile. Ottimamente scritto (anche se un pò lento per chi legge con fretta) primo romanzo di un grande del novecento. Voto: 5 / 5 |
Andrea andreamalaguti@libero.it (20-12-2001) Un romanzo esistenzialista fuori del comune. Il raziocinio spietato di Flaiano deve diventare lo strumento della nostra autocritica e della nostra accettazione dell'altro, del diverso che tanto sembra darci fastidio. Voto: 5 / 5 |
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