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Prisco Michele - Gli ermellini neri | Ambientato in parte in un paese del profondo sud e in parte in una città innominata che potrebbe essere Napoli, questo romanzo si interroga su un tema caro a Prisco, il problema del male. Da dove esso scaturisce e se è qualcosa che portiamo in noi oppure ci proviene da altri e in che misura dipende da fattori metafisici o se non sia una condanna ineluttabile della condizione umana. Le vicende del giovane Alvaro Surace e il suo singolare rapporto con la signora Stella evidenziano questo dramma dell'uomo dei nostri tempi.
Bartolomeo Di Monaco bartolomeo.dimonaco@tin.it (25-06-2003) I genitori del protagonista, Alvaro Surace, un mancato sacerdote, hanno contratto uno strano matrimonio, dopo essere stati entrambi esorcizzati; e un “certo modo di guardarsi quando non si sentono osservati” li ha sempre resi misteriosi perfino al figlio. L’intreccio della storia sta in un sordido fatto provocato dal protagonista e che forse si può spiegare solo risalendo a questo mistero che sempre ha circondato i genitori, che sarà poi svelato in una confidenza della madre. Di tutto ciò, ovviamente, non sappiamo ancora nulla, e Prisco sta giocando bene la sua carta di narratore, traendoci con suadente scrittura dentro una scatola cinese, che vogliamo cominciare ad aprire, pur ricevendo dal protagonista l’avviso che la sua “razionalità rifiuta l’idea che possa esistere una soglia oltre la quale quello che facciamo noi è stato fatto da chi ci ha preceduto”.
Scrittura classicheggiante, quella di Prisco, con ampio periodare che s’insinua e si sviluppa nell’ordito della storia, misurando il tempo a un lentezza propria di chi non ha fretta di concludere, ma fa, al contrario, dell’attesa una condizione privilegiata non solo della scrittura ma della stessa esistenza. Ho udito e letto su questo scrittore pareri discordanti, ma mi schiero decisamente dalla parte degli estimatori per il modo quieto che ha di riuscire a svolgere una matassa ampia che tiene racchiusa metaforicamente nella mano, e dipana con la sicurezza di chi sa già tutto della tessitura che ne deriverà e dallo stesso svolgimento sa estrarre e tramandare integro il piacere di un’arte antica. Ci sono qui due protagonisti principali. Il primo è l’autore del diario o “memoriale” sul quale si innesta l’altro protagonista, il narratore di questo rinvenimento, il quale si inserirà spesso con sue riflessioni ed iniziative. Apprendiamo così che Alvaro Surace ha redatto un diario giacché dovrà essere sottoposto ad un processo messo in moto da una denuncia anonima, e che il suo scopritore, rinvenuto il diario – sapremo molto più avanti come –, ce ne sta dando conto Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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