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Irving John - Il mio cinema. Un racconto autobiografico |
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Titolo | Il mio cinema. Un racconto autobiografico |
| Autore | Irving John | Prezzo Sconto 15%
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€ 11,42
(Prezzo di copertina € 13,43 Risparmio € 2,01)
Prezzi in altre valute |  | | Dati | 2000, 176 p., ill. | | Traduttore | Petrillo G. |
| Editore | Rizzoli
(collana Scala stranieri) |
 Consegna espresso in Italia in 1-2 giorni | | 
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| Partendo dal ricordo di alcuni momenti della vita e della carriera del nonno, un luminare della medicina che gli ha ispirato la trama di "Le regole della casa del sidro", lo scrittore ripercorre i suoi rapporti con il set, in veste di soggettista e sceneggiatore dei suoi stessi libri; racconta aneddoti e curiosità sulle pellicole giunte a compimento, "Il mondo secondo Garp" e "Hotel New Hampshire"; si concede indiscrezioni, divertite punte di pettegolezzo, storielle ora comiche ora famose su star e registi famosi.
| La recensione de L'Indice |

recensioni di Gobetti, N. L'Indice del 2000, n. 05
Lo scrittore americano John Irving ha scritto finora nove romanzi (tutti pubblicati anche in Italia, da Bompiani e da Rizzoli), e da tre di questi sono stati tratti dei film: nel 1982 Il mondo secondo Garp di George Roy Hill, nel 1984 Hotel New Hampshire di Tony Richardson e nel 1999 Le regole della casa del sidro di Lasse Hallström, da poco uscito in Italia. Anche altri due romanzi, Libertà per gli orsi e Il figlio del circo, sono stati trasformati in sceneggiature, ma senza successo. In questo libro Irving racconta queste sue molteplici esperienze di transito tra letteratura e cinema, soffermandosi soprattutto sull'ultima, la più intensa e complessa: più di dieci anni di lavoro con quattro diversi registi (Phillip Borsos, Wayne Wang, Michael Winterbottom e infine Hallström) su Le regole della casa del sidro.
Naturalmente non è facile per lo scrittore abituato a creare in solitudine e in piena libertà adattarsi alle limitazioni imposte dall'industria cinematografica: tempi condensati e ritmi serrati, convenzioni linguistiche e preoccupazioni economiche, problemi caratteriali e cautele contenutistiche finiscono per obbligarlo a continui compromessi. Ma la cosa più esasperante è che la sceneggiatura di un film non è affatto detto che diventi davvero un film - "Si possono contare sulle dita di una mano i romanzi autenticamente buoni che ho letto in manoscritto e che non sono stati pubblicati, ma che le buone sceneggiature non si trasformino in film è normale".
Di fronte alle infedeltà alla propria scrittura cui il cinema lo costringe, Irving si sforza di reagire da professionista sensibile ma ragionevole. Hollywood ha le sue regole, e che piaccia o no vanno accettate; così, seppure a malincuore, lo scrittore-sceneggiatore elimina personaggi e sfronda dialoghi, velocizza e semplifica, comprime e alleggerisce, limitandosi a insistere su pochissime cose a cui non intende rinunciare: che emerga chiaro il messaggio abortista ("se si dovesse fare un elenco delle persone che dovrebbero vedere questo film, in cima andrebbero messi due gruppi di persone: i politici che si autodefiniscono 'per la vita' e le bambine di dodici anni") e che la storia si mantenga incentrata sul rapporto filiale tra Homer e il dottor Larch, evitando la facile trovata di privilegiare la love story tra Homer e Candy. Fa quindi un po' impressione leggere in conclusione di questo libro che "se sul cartellone pubblicitario di Le regole della casa del sidro finiscono Candy e Homer, abbiamo fallito". Irving non lo sapeva ancora, ma sul cartellone pubblicitario sono finiti davvero Candy e Homer.
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