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Canobbio Andrea - Indivisibili | Imbarcata controvoglia in un viaggio organizzato, Stefania affronta l'India con gli occhi spalancati, disponibile a lasciarsi impressionare come una pellicola fotografica, vulnerabile nei sentimenti, esasperata dall'emotività ipocondriaca della sorella Silvia, irragionevolmente attratta da un uomo dal volto sfigurato, Malan. Il dialogo immaginario con un fidanzato lontano e le spericolate divagazioni matematiche di un giovane professore bengalese, improbabile guida turistica del disarmonico gruppo, contribuiscono a confondere ulteriormente le idee di Stefania.
| La recensione de L'Indice |

recensioni di Bajani, A. L'Indice del 2000, n. 11
Ha fatto discutere non poco la recente pubblicazione per Bompiani del volume dedicato all'opera di Pier Vittorio Tondelli. La disputa ha visto contrapporsi santificatori e demonizzatori dello scrittore correggese. Se infatti per gli uni Tondelli è stato, oltre che un fine scrittore, un grande talent scout e forse il più carismatico animatore della scena letteraria nostrana, per gli altri l'autore di Altri libertini non ha reso alcun servizio alla nostra narrativa se non quello di impoverirne gli orizzonti. Resta comunque indubbia l'influenza capillare esercitata da Tondelli sulla narrativa italiana anni novanta. In principio era Tondelli, viene da scrivere quando ci si avvicina a molti dei nostri scrittori under 40. In principio erano le antologie "Under 25" lanciate da Transeuropa e curate da lui. In principio, soprattutto, era quel suo ribadire, quasi a ogni riga, che scrittura è raccontare del proprio vissuto, che scrittura è partire da lì. E poi, e poi.
E che questo sia un male, come vorrebbero coloro che accusano Tondelli di essere il responsabile di una superficialità diffusa dei nostri narratori, è tutt'altro che dimostrato, se è vero che sono parti diretti dell'opera di promozione tondelliana scrittori come Romolo Bugaro, Andrea Demarchi, Silvia Ballestra e Andrea Canobbio. Il percorso di Andrea Canobbio, al proposito, mi sembra emblematico. Quanto meno serve a smentire la falsa opinione secondo la quale i nostri narratori post-tondelliani sarebbero tutti omologati su un giovanilismo piatto e privo di originalità.
Con Indivisibili, Andrea Canobbio è giunto al suo quarto libro di narrativa, dopo un primissimo esordio appunto all'interno dell'antologia tondelliana Giovani blues (1986) e poi il vero approdo al mondo dell'editoria con l'einaudiana, e ormai introvabile, silloge di racconti Vasi cinesi (1989). Agli esiti di Indivisibili lo scrittore torinese è arrivato lasciandosi alle spalle il bel gioco calviniano di Traslochi (1992), intelligente divertissement metaletterario, e il quasi classico Padri di padri (1997), passato forse un po' sotto silenzio da parte della critica nostrana. Con Indivisibili la cifra della scrittura di Andrea Canobbio trova, mi sembra, un sua definizione, distinguendosi per limpidezza, nettezza del tratto. E, soprattutto, per un'attitudine al cambio di prospettiva narrante, a una qualche forma di relativismo conoscitivo. Sono indivisibili le due sorelle protagoniste del romanzo, partite per l'India imbarcate in un improbabile viaggio organizzato "Turismo & Cultura". Canobbio gioca a raccontarci una terra scrutata dall'angolazione deformante di una delle sorelle, ostentatamente e un po' retoricamente progressista, medio acculturata e molto, molto tollerante. Indubbiamente limitativa, la scelta prospettica di Canobbio è comunque un affondo efficace alla medioborghesità buonista di casa nostra. E, al di là dei giovanilismi, c'è una lezione tondelliana anche in questo. E allora ben venga.
(A.B.)
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Media Voto: 3 / 5folletto (24-02-2004) no, non ci siamo affatto. Non c'è quasi storia, la prosa è inutilmente sovraccarica, i personaggi sono di cartone, l'India da cartolina. Ma a che serve un libro così? Voto: 1 / 5 |  |  |  |
franco (04-07-2000) bello...da leggere Voto: 4 / 5 |  |  |  |
enrico (04-07-2000) si legge volentieri...viaggio interessante, punto di vista non comune. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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