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Meneghello Luigi - Libera nos a Malo | "Liber nos a malo" è la presentazione della vita e della cultura di Malo, un paese della provincia vicentina, negli anni Venti e Trenta, ricreata, con un misto di nostalgia affettuosa, di distacco ironico, e di rigorosa intelligenza, dall'autore ormai adulto. Attraverso il microcosmo di Malo viene fissata e trasmessa compiutamente al futuro la vicenda di tutta la nostra società, nel breve periodo in cui passa da una statica e secolare civiltà contadina alle forme più avanzate della modernità, la vicenda addirittura di tutto il nostro mondo con le fratture che hanno segnato la sua precipitosa evoluzione." (Giulio Lepschy)
8 recensioni presenti. Media Voto: 4.75 / 5Teresa (22-12-2009) Mi è stato regalato da un ragazzo veneto amico di mio figlio.Io sono campana, e dalle prime pagine sembrava difficile, un saggio sul dialetto. Ma l'ho apprezzato subito per la bellezza descrittiva del "ricordo" di gioventù e di una lingua a me ostica.
Teresa - Cava dè Tirreni Voto: 4 / 5 |  |  |  |
erminio ferri erminio.ferri@sbp.it (15-11-2006) E' uno dei migliori racconti autobiografici che mi siano capitati; sottile, ironico, spesso dolcemente malinconico. Riflette con singolare e straordinario verismo la vita e l'etica della media borghesia rurale nell'italia tra le due guerre.
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Rossella (24-02-2005) Ho ritrovato i ricordi di quando ero piccola; io, abruzzese! Il fatto che sia sposata ad un veneto mi ha permesso di apprezzare le chicche dialettali. E' stupefacente come la provincia veneta degli anni '30 e '40 somigliasse all'Abruzzo degli anni '50 e '60! Le stesse case, la stessa chiesa, le stesse donne alla prima Messa del mattino... Leggetelo, gente; vi farà amare di più la vostra terra, la nostra lingua, il vostro dialetto, quale che sia, le vostre radici; e vi sorprenderete a ridere da soli, mentre leggete, pensate, ricordate... Voto: 5 / 5 |  |  |  |
gabriele edward78@lycos.it (19-01-2005) ironico,sorprendente,pieno di umanità,e una padronanza della lingua unica,per me veneto una vera sorpresa,ho ritrovato un pò le radici del nostro dialetto: parole,frasi,filastrocche,generi di vita oramai scomparsi...e un finale amarissimo,un requiem su un mondo che non ritornerà più. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Antonio aldescio@yahoo.it (05-10-2004) Semplice, divertente (a volte, a dire il vero, non riuscivo a smettere dalle risate), con un italiano insuperabile. Libera nos a malo si è collocato già dopo le prime 50 pp. nella mia "hit-parade" personale. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Francesco di branco f.dibranco@libero.it (16-02-2003) A mio parere (e non solo) è uno dei più bei romanzi italiani pubblicati (1963) negli ultimi cinquanta anni. Per la commistione dei linguaggi (veneto, lingua, inglese, italiano inventato) può paragonarsi ad un altro grandissimo libro: il "Pasticciaccio" di Gadda. Ha un solo difetto: i lettori lo conoscono poco, come conoscono poco gli altri libri di Meneghello (come "I piccoli maestri", un libro sulla Resistenza senza retorica e colmo d'ironia). Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Clara Caverzan claracaverzan@hotmail.com (25-11-2000) E' un libro che aiuta a capire i veneti e aiuta i veneti a ritrovare , a capire e a spiegare sè stessi e la loro storia così sconosciuta ed incomprensibile ai più.
Necessiterebbero un vocabolarietto o spiegazioni ulteriori per alcune parole in dialetto e/o in lingua italiana (inventate?) e per i richiami alla lingua inglese.
Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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