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D'Arrigo Stefano - Horcynus Orca | "'Horcynus Orca' è un mitico e epico poema della metamorfosi. La concezione del mondo come metamorfosi affonda le sue radici nella religiosità mediterranea... Per questo D'Arrigo ha potuto creare un epos moderno, riprendendo, come Joyce nell'Ulisse, un tema mitico: perché in un'età in cui il mito dominante è quello di dissolvere i miti arcaici, solo la tragedia incommensurabile della loro perdita può essere il tema della tragedia." (Giuseppe Pontiggia)
13 recensioni presenti. Media Voto: 4.69 / 5Morris (03-10-2011) Un motivo per cui non viene ripubblicato è che nessuno, ormai, riesce ad avere una profondità tale per gustare un capolavoro della letteratura italiana del 900. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
carmelo (19-01-2011) Romanzo prolisso, solo parole su parole per il gusto della scrittura, dalle iperboli inutili, fini a se stesse, non un personaggio delineato nè una linea storica che il lettore possa percorrere, nihil assoluto. Fatica immane per il lettore, impossibile da leggere se non è siciliano. Se non viene più ripubblicato un motivo ci sarà! Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Gianluca (03-06-2007) Il più bel libro italiano del '900! ma che dico? Il più bel libro italiano di sempre!
Capolavoro assoluto!!!! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
geniale (31-01-2007) Il libro assoluto! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Amedeo B. (24-01-2007) Si tratta di un poema in cui il realismo si mescola alla poesia più alta, rischiando a volte di essere prolisso, restituisce un affresco dell'italia durante la Seconda Guerra Mondiale secondo colori e tonalità scelti dagli stessi protagonisti: 'Ndrja, i pellisquadre, le femminote, le fere. E' anche il romanzo della ricerca: del senso degli eventi, della propria identità. 'Ndrja rappresenta il nuovo antieroe che non torna trionfante, perchè dalla guerra non si può che tornare cambiati, diffidenti, perdenti.
La ricerca meticolosa della lingua più adatta ad esprimere la carnalità, il legame profondo col mare, il senso di malonconica lotta per la vita, porta a dei risultati stupefacenti. D'Arrigo recupera il senso profondo delle parole con minuziosi studi etimologici che accompagnati alla grande vena creativa, danno vita ad un nuovo modo di esprimere l'esistenza. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
DARIO (21-11-2006) Forse il libro più bello che abbia letto, forse il libro italiano più grande del Novecento. Forse difficilmente "internazionalizzabile" per via di una traduzione che non potrà essere fedele a quell'incredibile ordito di una lingua ricamata parola per parola (ma anche Ulisse di Joyce era così, o no?). Voto: 5 / 5 |  |  |  |
maqroll (12-11-2006) Il soldato che torna a casa dalla guerra, e vi trova l’ammorbante fera distruttrice. Pur con tutti i suoi evidenti difetti, resta un coraggioso esempio di massimalismo narrativo in un Paese, come il nostro, aduso all’anoressia culturale. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
CINZIA (14-10-2006) Capolavoro della letteratura italiana. Poco conosciuto a dispetto della maestosità dell'opera.
Questo libro ha paralizzato la mia attenzione per almeno due settimana, è tutta una poesia, le vicissitudini del protagonista.., il ferry boat, l'amore carnale o immortale.
Lo considero uno dei libri più belli, da consigliare solo a un lettore più raffinato, non certo ad un principiante o poco esigente. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Casalese (26-02-2006) Immenso! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Zaira Maranelli redazione@progettoinediti.com (01-06-2004) Un viaggio fatto per amore a cui fa da sottointeso la morte.
Questo è il viaggio di ritorno in patria di Ndrja che, scampato alla guerra, ritorna all’isola in cui è nato, la Sicilia, per ritrovare la propria comunità di pescatori e la propria vita di sempre. Ma tornare in Sicilia vuol dire scoprire, durante il viaggio, che la guerra ha lasciato le sue tracce ovunque; vuol dire conoscere alcune Femminote - così vengono chiamate le abitanti dell’isola delle Femmine - che risalgono la costa Calabrese in cerca di un marinaio che possa “guarire” una misteriosa e affascinante giovane, Cata, dalla perdita dell’amato.
Vuol dire incontrare un povero ex pellisquadra che, costretto a scendere dalla barca, passa la propria vita a cavallo e vestito con tre uniformi diverse, nella speranza di esser seppellito con onore dalla Guardia di Finanza qualora morisse, sa ancora sognare su cose mai fatte e dolci singulti d’amore.
Significa scoprire un mondo alternativo dove i delfini vengono chiamati “fere” e la parola fera è la voce di chi si guadagna la vita… mentre “delfino” è usata da chi comanda.
Significa scoprire che le fere sono animali terribile e che, simili a mostri, distruggono le opere dei pescatori; ma sanno anche amare come gli uomini e con un ultimo tiro mancino alla morte, conquistarsi l’eternità gettandosi nello Stromboli.
Significa scoprire di poter amare una donna con un nome evocatorio, come quello di Ciccina Circè, anche solo per averla conosciuta il tempo di un traghettamento; e stupirsi di come riesca ad ammansire le fere con uno strano campanellino legato ad una treccia, nella speranza che tenga lontani dalla sua barchetta i cadaveri dei giovani soldati morti in guerra… perché il mare è scuro, ma la morte è sempre all’erta.
Significa scoprire che nelle povere case della gente sono rimaste più foto che uomini in carne e ossa e che la sofferenza di una madre, come quella di una donna, può diventare crudeltà e rabbia.
Significa stupirsi davanti all’amore di una giovane ragazza, Marosa, così ingenua da c Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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