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Beevor Antony - Creta. 1941-1945: la battaglia e la resistenza | Nella primavera del 1941, dopo il fallimento del tentativo d'invasione da parte dell'esercito italiano, la Grecia continentale fu occupata dalla Wehrmacht. Il 20 maggio, i tedeschi scatenarono un'imponente offensiva per conquistare anche Creta, fondamentale per il controllo del Mediterraneo orientale. Dopo dodici giorni di accanita battaglia, in cui ebbero un ruolo decisivo i paracadutisti, i tedeschi sconfissero le truppe inglesi, australiane e neozelandesi. Il duro regime di occupazione che instaurarono scatenò la resistenza degli abitanti che, aiutati dagli infiltrati britannici, fecero di tutto, a rischio della vita, per sabotare le attività militari tedesche.
Media Voto: 3.4 / 5FR (30-01-2008) Libro ovviamente scritto da una prospettiva anglosassone ma per questo forse ancora più interessante per il lettore italiano. E' stato detto che la prima parte si concentra troppo su alcuni caratteri inglesi tipicamente eccentrici e la seconda sulle operazioni del SOE, ma d'altronde le fonti attendibili e personali (e queste rendono il volume vivo e leggibile) sulla campagna non abbondano, e scrivere la cronaca di quattro anni di occupazione tedesca dell'isola avrebbe richiesto un numero di pagine ben più alto. Storia coincisa ed umana di una battaglia e delle sue conseguenze, non priva delle follie, eroismi ed orrori che caratterizzarono l'ultimo conflitto mondiale. Per rispondere all'ultimo commentatore: non sono sicuro che le fucilazioni tedesche possano essere definite "legittime", visto che normalmente riguardavano l'intera popolazione maschile dei villaggi accusati di aver sostenuto i ribelli. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
havana68 (17-11-2006) Nonostante sia uno storico molto accreditato, molto belli i suoi Stalingrado, Berlino 1945 e La Guerra Civile Spagnola, credo che questa volta Beevor abbia toppato in maniera notevole.
A parte la scarsità proprio del libro trovo la sua faziosità veramente vergognosa.
L'imparzialità dovrebbe essere una delle prime doti essenziali di uno storico. Invece Beevor con questo libro dimostra di essere capace di parlare solo di fatti storici che non riguardano direttamente il suo paese di origine. E' questo secondo me è molto grave.
Le continue violazioni della convenzione di Ginevra e i relativi crimini di guerra commessi dalle truppe britanniche e dai soldati dei dominion ai danni dei tedeschi durante l'invasione di Creta, vengono fatte passare come brillanti operazioni militari e come audaci, seppur parziali, vittorie (davvero vomitevole).
Le fucilazioni effettuate dai tedeschi invece, legittime ( ovviamente da un punto di vista soltanto militare)in quanto fatte a danni di spie (in guerra qualunque nazione belligerante fucila le spie e l'inghilterra non era da meno) vengono fatte passare come atroci crimini.
Insomma una parzialità davvero stucchevole che, a mio modestissimo parere, rende il lavoro di qualunque storico veramente disdicevole.
Dopo averne capito la vera natura sicuramente non comprerò mai più un libro di Beevor. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
ivano ilugia@hotmail.com (27-10-2006) A me il libro ha appassionato e l' ho letto dopo essere stato a Creta sui luoghi dello sbarco tedesco e della battaglia principale tre Cania e Maleme. Anche dal punto di vista storico l'ho trovato interessante e stimolante. No alla guerra cmq come dice il grande Gino Strada, anche perchè a morire furono migliaia di giovani ventenni! Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Pierluigi (17-10-2006) Senza nulla togliere al rigore storico ed all'impegno dell'autore nella perfetta ricostruzione dei fatti purtroppo questo libro di Beevor non è all'altezza delle sue altre pubblicazioni (Stalingrado e Berlino 1945 che consiglio caldamente).
Personalmente l'ho trovato completamente privo di passione narrativa e molto dispersivo. A tratti addirittura confusionario. E questo, purtroppo, comporta una certa pesantezza nel leggere il testo. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Mick mick@bpa-ricerche.com (11-11-2004) Ottima ricostruzione della conquista di Creta da parte dell'esercito tedesco e della conseguente organizzazione della resistenza da parte delle formazioni partigiane autoctone, non sempre in armonia tra loro e con il comando inglese di Alessandria. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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