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Moresco Antonio - Canti del caos. Vol. 2 |
Opera ambiziosa, in generazione e generativa, "Canti del Caos" scommette coraggiosamente sulla letteratura ai suoi livelli più alti, incidendo punti nevralgici del nostro tempo, dalla pubblicità alla prostituzione, dalle banche del seme ai videogame. Questa seconda parte, in sé compiuta, ha come filo conduttore una sbalorditiva campagna pubblicitaria che deve portare alla vendita del pianeta Terra. Nella realtà esplosa di questa cornice, situazioni, intrecci e personaggi si muovono, scambiano storie e destini, corrono verso un punto di non ritorno in direzioni convulse e casuali, coagulate da Moresco in un tessuto narrativo che è materia viva e flessibile, gioco d'azzardo con la lettura.
| La recensione de L'Indice |

Dio ha deciso: il pianeta Terra è in vendita. Per sostenere e divulgare questo business di importanza epocale, da cui dipende ovviamente il destino dell'umanità, si mobilita una fantasmagorica agenzia di pubblicità con tutti i ruoli al posto giusto (account, art, copy...), e un brief di durata inverosimile fa da contenitore alle extra-vaganti digressioni che sgorgano con inestinguibile vitalità e prepotenza dal ramo principale della vicenda. C'è dunque un pre-testo (la campagna pubblicitaria) e molti testi che a esso si affiancano, di cui sono protagonisti, in un montaggio spesso serrato, faticoso, enumerativo, i personaggi del primo volume dei Canti del Caos (Feltrinelli, 2001), indimenticabili nella loro assoluta inverosimiglianza e indipendenza rispetto alla trama: il Gatto, il Matto, la Meringa, la Musa, il Ginecologo spastico, geniale portavoce di una visione laterale e sempre dinamica dell'universo. Un posto di rilievo spetta all'Interfaccia, possibile chiave di volta di tutta la storia, poiché nel suo ventre sta crescendo la salvatrice dell'umanità, un Gesù Cristo in gonnella che potrà forse sovvertire le sorti del mondo, destinato a soggiacere all'infame progetto divino. "Un libro illeggibile", secondo Guglielmi; aggiungerei: un libro impossibile, non solo da leggersi, ma anche da riassumersi, da raccontare, da recensire, tanto più che Moresco se la scrive lui, la recensione, già alla ventunesima pagina ("Tanto poi diranno solo: apologia della violenza, pornografia, immoralismo, moralismo, romanticismo, minimalismo, massimalismo, reazione, rivoluzione, insurrezione, eiaculazione, transustanziazione..."). Forse conviene davvero solo annusarlo, scordarsi le definizioni, le categorie, considerarlo per quello che è, un immenso buco nero in cui tutto entra e nulla più fuoriesce, in un delirio di penetrazione che mi pare costituisca la più autentica cifra dei Canti. Non vi è pagina in cui non sia citato almeno un buco, un orifizio, un taglio, una fessura, un pertugio e in tutti i casi questo anfratto viene colmato, stuprato, riempito, penetrato appunto, senza fine, senza altro senso che non sia quello di cancellare un vuoto che eufemisticamente si potrebbe definire cosmico, fondante. Riempire, saturare, questa è l'unica legge che tenga, nell'universo magmatico e pornolalico di Moresco: con le parole, i suoni, gli odori, con tutte le sfumature dei sensi, in una concrezione di significanti che non ha requie per quattrocento pagine, fitte come il buio dal quale sono uscite. Qual è il premio per il lettore che osa affrontare una scrittura tanto ardua, a tratti respingente, repellente persino (sorge spontanea la domanda: chissà come sarà il terzo volume - è previsto - dell'opera)? Qualche vetta di poesia assoluta che scaturisce dalla "cosità" (è stato Freud ad affermare che l'inconscio tratta le parole come cose) del linguaggio di Moresco: un esempio per tutti, l'Uomo che pesta le merde, una sorta di angelo custode le cui gambe si muovono "pneumaticamente in più lunghe falcate" permettendogli di raggiungere in pochi passi "luoghi infinitamente lontani", le cui scarpe si sollevano via via dal suolo a causa degli strati di escrementi pestati, a cui l'uomo nemmeno bada, immerso com'è nella sua missione salvifica. Bellissimo. Maleodorante fin che si vuole, ma davvero soprannaturale e maestoso nella sua sfida silenziosamente gridata al cinismo del mondo. La stessa dei Canti? |
Media Voto: 3.8 / 5sober (04-01-2005) non è il mio genere di lettura , ma rispetto alla prima parte avrei gradito fosse stato meno casto... Voto: 2 / 5 |
Ivan Groznyj (10-06-2004) Moresco non è narcisista: è uno scrittore con un'idea nobile e possente della letteratura. Ma si sa, adesso vige il dogma dell'understatement, della cosina elegante, della legeresse ultralight: Non sia mai che una cosa abbia sapore! Eresia! E poi: saranno i suoi libri a essere ostici, o piuttosto molti lettori qui si sono disabituati a leggere cose di spessore, a "osare"? Voto: 5 / 5 |
Franco G. (26-03-2004) Stupendo. Un'invenzione continua, una poesia vera, potente. Una storia che coinvolge tutto il mondo. Amore e sesso gioiosi. Al limite si può leggere anche senza aver già letto il primo volume. Voto: 5 / 5 |
brigidino (23-10-2003) Affascinano in Moresco le premesse, ciò che nella sua scrittura è sotteso: narrare, raccontare, affabulare come se fosse il primo autore dell'umanità che, per paradosso, parla però di questo mondo qui, cinico, logoro, sull'orlo del disfacimento. Purtroppo però i libri sono fatti per essere letti. Un tono enfatico, profetico e manicheo, solo a tratti stemperato nell'ironia, rende inservibili quelli di Moresco. Voto: 2 / 5 |
Dario dario.voltolini@libero.it (09-09-2003) Questa è la seconda parte di un romanzo che ne vedrà una terza e ultima in futuro. Si tratta di un'opera di grandi dimensioni, che secondo me risulterà essere un capolavoro della nostra narrativa. Il libro uscito ora è straordinariamente complesso, ma anche straordinariamente leggibile. C'è un crescendo di tensione e di condensazione davvero mozzafiato. I personaggi che si strappano la parola e con urgenza dicono la loro storia, la loro visione, nascono nel primo volume (ed. Feltrinelli), ma ancora prima, cioè nel libro (bellisssimo) "Gli esordi" (sempre Feltrinelli). Moresco è molto difficile da catalogare, anzi forse è impossibile farlo. Chi ama scritture impreviste, esagerate, con accensioni di visioni fantastiche e infiammate, qui trova ciò che desidera. Voto: 5 / 5 |
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