|
|  |
Ravera Lidia - Il freddo dentro | IL 21 febbraio del 2001 Erika De Nardo, 16 anni, con la complicità di Omar Favaro, 17 anni, ha ucciso sua madre e suo fratello. Non solo: ha accusato un innocente, ha mentito, ritrattato, mentito di nuovo. Erika ha spostato le frontiere dell'orrore, le ha rese domestiche. Ora, tre anni dopo il delitto e un anno dopo che è stata condannata, su Erika è sceso il silenzio. Non si può premiarla con la notorietà dopo che ha ucciso. Ma non si può neanche premiarla col silenzio, dopo che ha offeso le nostre certezze. Lei ha bisogno di silenzio, noi abbiamo bisogno di risposte o almeno di continuare a porci delle domande, a riflettere, a pensare, perchè Erika è un caso estremo, ma il freddo che è dentro di lei, potrebbe essersi insinuato anche in altri corpi giovani.
6 recensioni presenti. Media Voto: 3.16 / 5giulia stella_dark2000@yahoo.it (19-10-2007) Una lettura alquanto deludente. Evidentemente la Ravera di “Porci con le ali” non esiste più. Il tono prevalente è una condiscendenza velata dal buonismo… Il tentativo di instaurare un “dialogo” con Erika de Nardo mi pare fittizio; ben più presente è invece un certo qual compiacimento dell’autrice, temprato dalla consolante convinzione per cui “siete tutti egoisti”, voi giovani. Una variazione sul tema “i giovani sono tutti stupidi”. Colpisce inoltre un certo qual gratuito affondo contro la famiglia della ragazza che viene, in ultima analisi, dipinta come responsabile vera e ultima della tragedia, quasi “colpevole” di averle instillato il “freddo dentro” che l’avrebbe portata a uccidere. Non penso che un’assassina, sia pur minorenne – il che, si sa, comporta una miriade di giustificazioni e scusanti – abbia bisogno di paternalismo né di tenerezze superflue. Ed i tentativi della Ravera di raccontare d’esser stata, da giovane, “simile” ed Erika, avendo avuto conflitti e/o incomprensioni con la madre, ha tutto il sapore di uno sfogo personale che stride non poco con la tragedia, vera e reale di una donna e un bambino massacrati dalla figlia e sorella.
Colpisce non poco il tono di sufficienza e malsopportazione riservato al signor De Nardo. Quel “la sento, palpabile, anticipata, la sua antipatia” ed il congetturare financo che forse sia proprio lui a non volere che la figlia incontri la Ravera (per beneficiare di lezioni di scrittura creativa, opportunità negata spesso anche a giovani assai più meritevoli della Erika!) è francamente gratuito. Non penso che la Ravera – o chiunque altro – sol perché scrittrice, possa concedersi il lusso di psicanalizzare e valutare a distanza quest’uomo che si è visto crollare addosso il mondo, e per mano di sua figlia. Valutare il dolore altrui e giudicarne le reazioni non è concesso a nessuno.
Per parlare davvero di questa tragedia sarebbe probabilmente il caso di abbandonare i toni pacati e artificiosamente solidali verso la ragazza. Non è di coccole che ha bisogno! Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Annalisa (07-07-2007) Un libro sul nulla..anche se ben scritto. Ne parla Lei di questa sua mania della buona scrittura...dei suoi corsi di scrittura creativa che voleva proporre ad Erika per studiarla.
Non si addentra nelle perizie del caso..nei contatti coi periti. Rivela inconsapevole il suo personale problema di scrittrice e donna irrisolta e che si vive sfidata da un caso...?!!..eh, sì..tutti i paralleli che fa con la sua vita da "vecchia" oramai...i suoi giudizi superficiali sui giovani e anche sul padre di Erika.!. Mi hanno colpito solo le numerose bestemmie di Erika, riportate nel libro...non approfondite, linguisticamente, ed addirittura omesse nel "porco"!! ( per una che ha scritto "Porci senza Ali"!!) E poi perchè l'ellissi sulla dinamica. del fatto...!! Mah, se non ci hai capito nulla e non riesci a capire..non scrivere nulla, non ti pare? A parte il "Dio" della buona scrittura a tutti i costi...Un libro sconfitto in tutti i sensi.
Annalisa. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Estatico Francesco (07-12-2006) qst libro è spettacolare, sia nei contenuti sia x il fatto che ci ha fatto conoscere la verità,cose che nn si sapevano......in qst libro capiamo di essere stupidi alla nostra età, si , perkè molti pensano di far fuori....x fortuna pochi mettono in pratica.....ci fa capire che la società puo migliorare e che noi dobbiamo prendere atto di cio che erika ha fatto e non imitarlo......ragioniamo cn la nstra testa.....concludo cn il dire che qst è un libro da leggere perchè ci è molto vicino e sapere qualcosa in + su noi stessi ci farebbe bene...... Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Elrna (10-04-2004) L'ho letto tutto d'un fiato nel giro di una notte. Toccante, spietato, profonde le riflessioni dell'autrice. Ravera ha voluto indagare a fondo senza andare tuttavia alla ricerca del particolare morboso, soltanto per dare a se stessa e al pubblico un'immagine meno demonizzata di Erika. Il libro è soprattutto un mezzo per cercare di capire, di trovare delle risposte ad un atto mostruosamente inspiegabile, e le domande rimangono tuttavia ancora senza risposta.
Non sono d'accordo con gli altri recensori su un punto: l'autrice non dissacra e condanna i giovani, a mio parere, semmai lo fa con il mondo adulto incapace di trasferire ai propri figli valori autentici di vita e rispetto degli altri.
Non ho apprezzato affatto, piuttosto, il modo in cui viene giudicato il silenzio mantenuto dal signor De Nardo, padre di Erika, definito "di convenienza, di rispetto delle regole, ecc...".
L'autrice non ha nessun diritto di attribuire spiegazioni personali al dolore di un uomo la cui famiglia non esiste più, e che continua coraggiosamente a condurre un'esistenza quasi normale, che si sottrae al potere delle telecamere, che cerca di proteggere la figlia che gli ha distrutto la vita in dieci minuti.
No, non va proprio, non digerisco il ritratto dato con troppa leggerezza di una famiglia che nessuno ha mai conosciuto a fondo e che nessuno ormai conoscerà. E' un quadro familiare tipicamente "sessantottino", da rintracciare nei trascorsi giovanili di Ravera, che avrebbe dovuto lasciarsi alle spalle da un pezzo ormai.
Resta comunque un libro che fa riflettere a fondo, e senza nulla togliere alla bravura e alla profondità di pensiero dell'autrice. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
claudio claudio.barbonetti@aliceposta.it (05-04-2004) Il libro è ben scritto e sicuramente frutto di lunga analisi e meditazione sul fatto. Spietata la valutazione dei giovani d' oggi, che almeno in parte è condivisibile, ma sono figli nostri e dei nostri insegnamenti.
La sensazione è tuttavia che l' argomento sia stato utilizzato per farne un libro che potrabbe divenire argomento di discussione nelle scuole e pertanto essere una buona operazione commerciale.
Vale comunque la pena di leggerlo, ma con vivace senso critico. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
francesca florenz1984@libero.it (14-02-2004) il libro é spettacolare nelle stesura, di una voracita indescrivibile di una tale provocazione che porta ad assemblare l'ira dell'autrice al gesto inconcepibile dell'assassina.Un dialogo spietato in cui gli insulti coperti da un sottile velo di perfidia sconvolgono ogni lettore nel profondo dell'anima.
una critica pero grottesca si schiera contro il mondo giovanile contro le abitudini e la nullita degli stessi giovani come se nella vita di ognuno scorresse un sangue aspro dedito al motorino ed alla volonta di mascherare i malesseri. Io dico no!no alla generalizzazione all'attacco infondato di una intera "associazione" di vite che passa dai 15 ai 25 anni!non tutti ci chiamiamo erika o omar, la maggiorparte fortunatamente si rivela il perfetto contraio.dunque d'accordo sull'aggredire il gesto ma non approvo la critica cruenta dell'autrice nei confronti dei giovani.
anche lei signora lidia ravera é stata una ragazzina che senza ombra di dubbio ha commesso degli errori ma credo che nessuno con un minimo di^potere, come quello che lei possiede,si é mai permesso di insultarla... Voto: 5 / 5 |  |  |  |
|
 | I più venduti di Ravera Lidia |
|
|