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Al-Busati Muhammad - Case dietro gli alberi | In un villaggio nel cuore dell'Egitto, dove l'adulterio è una colpa che si paga con la vita, la bella e sensuale Sa'adeyya, moglie del macellaio Mos'ad, vive un'appassionata storia d'amore con il giovane Aner, figlio di un membro importante della comunità. Mos'ad viene a conoscenza del fatto e rinchiude la moglie in una stalla, meditando sul da farsi: il costume, infatti, gli imporrebbe di uccidere i due amanti.
| La recensione de L'Indice |

recensione di Bartuli, E., L'Indice 1997, n.10
L'avanguardia letteraria egiziana nota come "la generazione degli anni sessanta" - il frutto cioè di una formazione avvenuta in pieno periodo nasseriano, dalla rivoluzione del 1952 alla guerra dei sei giorni del 1967 - è stata l'artefice di un radicale cambio di rotta nelle lettere di tutto il mondo arabo. In quegli anni, attraverso le opere di autori del calibro di Gamal al-Ghitani, Sonallah Ibrahim, Baha Taher, Ibrahim Aslan (tanto per citare alcuni dei nomi più noti) è giunta infatti a maturazione la rapida muta della prosa araba che, nata a imitazione della letteratura europea, in meno di un secolo ha sperimentato diversi approcci letterari di importazione ed è infine fiorita in una sua autonoma fisionomia.
A questa avanguardia Muhammad al-Busati appartiene a pieno titolo, affiancandosi a quegli scrittori che hanno scelto di narrare le storie straordinarie che occorrono alla gente comune. Nel caso di "Case dietro gli alberi" siamo in un villaggio della campagna egiziana e la trama è presto tracciata: un uomo scopre il tradimento della moglie e sa di dover reagire secondo i codici ancestrali dettati dalla tradizione. Ma non ci sarà nessun delitto d'onore e al-Busati non si darà la pena di motivare una così inattesa decisione del suo personaggio principale. I perché di un gesto tanto anticonformista si perdono nel filo di ragionamenti appena accennati e nel tessuto di azioni che lasciano supporre l'esistenza di ben altri accadimenti, nascosti tra le righe. La sensazione finale del lettore accorto è che grandi cambiamenti - giri di boa in materia soprattutto di mentalità - siano già in atto anche in ambienti in cui il ritmo lento e apparentemente immutabile della vita sembra cementare ruoli e persone in un immobilismo senza fine. Se le cose succedono - sembra suggerire al-Busati -, succedono senza clamore, sotto la superficie, e non hanno bisogno di essere urlate ai quattro venti.
Per contiguità di pensiero viene spontaneo affiancare "Case dietro gli alberi" ad altre due opere in distribuzione in Italia: il film "Berdel" del regista turco Atif Yilmaz, e gli atti del seminario internazionale svoltosi a Palermo nel dicembre 1987 e pubblicati, a cura di Gabriella Fiume, col titolo "Onore e storia nelle società mediterranee" (La Luna, 1989).
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