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Pansa Giampaolo - I figli dell'Aquila | Sul finire dell'ottobre 2001, una telefonata da Padova conduce Giampaolo Pansa a conoscere una signora quasi ottantenne: Alba M., pediatra in pensione. Dall'incontro nasce questo libro, la storia di uno dei giovani che, nell'autunno 1943, scelsero di combattere nell'esercito della Repubblica sociale. L'autore racconta le vicende di Bruno A., uno studente di Parma scaraventato nel mattatoio della guerra civile, seguendo, giorno dopo giorno, il suo viaggio dentro l'incendio italiano.
16 recensioni presenti. Media Voto: 3.93 / 5massimo petrungaro (27-05-2010) Oggi, a distanza di tempo, forse poco, sembra facile giudicare un periodo colmo di contraddizioni.
Il libro è "bello" come la maggior parte di quelli di Pansa; personalmente non me la sento di assolvere la XMAS, anzi... Voto: 4 / 5 |  |  |  |
roberto (21-01-2008) Questo libro ha consentito a me , uomo di sinistra, di comprendere quel periodo di storia militare e personale di mio padre, un figlio dell'aquila.E mi ha fatto vivere forti emozioni.
Consiglio , per avere un quadro completo dello stato psicologico di chi ha vissuto con il fucile in braccio quegli anni, di leggere i libri di Beppe Fenoglio ( questa volta l'io narrante è un partigiano che ha di fronte i marò della San Marco) .
Come ha scritto Calvino : " siamo tutti uguali di fronte alla morte, ma non di fronte alla storia". Voto: 4 / 5 |  |  |  |
daniele (23-03-2007) Affronta con franchezza tematiche prima ritenute indegne di essere diffuse. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
francesco (23-01-2007) A livello storico è sicuramente molto interessante e, credo, serva almeno un po, a smuovere in qualche lettore quel muro di totale intolleranza e intransigenza morale verso chi ha combattuto credendo in un ideale e mostro non era. Il male assoluto non sta mai da una sola parte, come da una sola parte non sta la ragione. Nessun regime dittatoriale nero o rosso che sia può pretendere di riscrivere la storia, cancellando persino nomi, eventi e fatti incontestabili. Questo libro, può essere criticabile per come è scritto o altro, ma certamente da una sterzata al modo classico di interpretare quegli anni. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
pietro iervolino (06-12-2006) Un mio amico, radicalmete antifascista, mi ha regalato questo libro (bontà sua!), e, da quando l'ho aperto non risco più a staccarmene. Ne consegue che trascuro altre faccende quotidiane, dedicandomi solo alla lettura. Ma ne vale la pena. Immedesimarmi in Bruno, il giovane e romantico idealista, che segue il suo cuore e il suo istinto, contro ogni logica e interesse materiale, mi emoziona profondamente. E non posso non rimanere abbagliato dalla grandezza morale di chi ha avuto il coraggio di scrollarsi di dosso ogni tentazione di abbandono di una barca destinata inesorabilmente ad affondare, tentazione che, in buona fede, ha considerato meschina, da vili o da traditori, a costo della propria giovanissima esistenza. Consiglio questo libro a chi cerca un esempio formativo, non trascurando altresì quanto la nostra epoca sia diversa, e a chi ha l'onestà e l'apertura mentale di ammettere che la verità non è mai quella raccontata dai vincitori. Capolavoro. Assoluto. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Tullio Pascoli (09-06-2006) Un libro che si legge tutto di un fiato, ma con un nodo in gola. Difficile, infatti, rimanere insensibile al dolore che ha diviso le due Italie. Esso ci dà la misura del male che allora ha dominato il nostro Paese. L'autore rivela, inoltre, un fatto che avrebbe potuto cambiare le sorti del nostro modello politico. Se la cupola di Salò avesse dato retta al Generale Farina, trincerandosi nelle gallerie del monte Giovo, in attesa dell’arrivo degli alleati, il nostro ordinamento, forse sarebbe potuto diventare più moderno. Invece, il ritiro imposto al Generale Farina, ha permesso ai resistenti di sinistra d’impossessarsi pure del tesoro della Divisione San Marco. Senza quel patrimonio la prima repubblica sarebbe stata, forse, diversa. Possiamo, invece, immaginare che sotto una più solida posizione delle destre, appoggiate dagli alleati, forse, la nostra costituzione avrebbe potuto assomigliare a quella inglese od americana. Mentre l’eliminazione dei capi repubblichini ha certamente rafforzato le forze di sinistra che poi hanno condizionato, con un certo ricatto, tutto lo sviluppo economico del nostro Paese. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Daniele (04-06-2006) Un libro che apre uno squarcio di storia mai abbastanza conosciuto, e che qualcuno ancora fatica a riconoscere! Ottimo libro, e ottimo pansa! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
luigi rossosempre@inwind.it (29-01-2005) pansa ma se di sinistra o cosa i tuoi libri son immorali per gli italini scrivi di fascisti che meritano di esere uccisi come eroi.vergogna scrivi invece delle mattanza e atrocitta fasciste Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Emanuele eterazzi@libero.it (11-03-2004) Sicuramente una bella lezione di storia; per contro, troppi nomi, troppi paesi; ho fatto fatica a finirlo. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Rosario Mascolo raoult@libero.it (07-11-2003) Molto interessante è il tentativo di Pansa di descrivere la guerra civile italiana come se fosse un romanzo. Il mio voto è 4 solo perchè l'autore ha avuto il coraggio di riguardare gli eventi "dall'altra sponda", rivalutando la dignità di quegli uomini che si sono trovati dalla parte sbagliata credendo di fare il bene dell'Italia. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Massimo msereno1970@yahoo.it (17-10-2003) Un libro difficile, che affronta un tema controverso. In quest'Italia dei confini come vacanze e dell'oblio dovrebebro leggerlo in molti. Per non dimenticare Voto: 5 / 5 |  |  |  |
marco pini (26-02-2003) pessimamente scritto. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Davide Forlani faunosan@libero.it (11-12-2002) E' uno spaccato del periodo più oscuro della nazione Italia.
La descrizione delle ambientazione e degli scenari rende realistica questa cronaca dal fronte che a pone il lettore in mezzo alle azioni.
La straordinaria vitalità di Alba ed i suoi rendono questo libro un propedeutico per capire le regioni, tutte le ragioni che da una parte e dall'altra hsnnio comunque versato il loro sangue. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Daniele Fini (29-11-2002) Non conoscere la storia e' il vero grande problema della societa' Italiana di oggi. Non sapere cioe' che circa 50 anni fa, ci siamo schierati da una parte o dall'altra senza avere chiaro il senso di appartenenza ad un popolo ma solo ad un modo di pensare, ci richiama inevitabilmente alla situazione politica attuale.
Il libro di Pansa rende giustizia spiegandone ragioni in parte condivisibili ai quei giovani che si imbarcarono in un'avventura piu' grande di quanto immaginassero. E' pur vero che se quei giovani sono ai miei occhi oggi riabilitati, non e' chiaro come mai i presunti eredi di quelle generazioni difendino a spada tratta, figli e ideologie di chi combatterono un tempo a Nettuno o ad Anzio.....
Ottima la precisione storico geografica dell'autore nel ricostruire tempi e luoghi, un'ottimo saggio per capire l'Italia che fu e che spero non sara'....... Voto: 4 / 5 |  |  |  |
antonio foresi foresi@betacom.it (27-11-2002) La ricostruzione sul filo della Memoria, dei personaggi implicati nella guerra civile a cavallo tra il 1944 ed 45,nel territorio di confine tra Liguria e Piemonte, corre su due binari: quello della ricostruzione degli aspetti militari,con le diverse modalità di partecipazione agli eventi dei marò della divisone San Marco e dei partigiani e quello dei risolti esistenziali di persone comuni coinvolte nella disgregazione finale di un sistema di rapporti sociali e politici che tanta parte aveva avuto nella loro esistenza. Il libro è scorrevole, ben scritto e di piacevole lettura. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
mario farinelli farinelli@libero.it (23-10-2002) Molto bello
un resoconto imparziale di una pagina di storia.
Peccato che i grossi distributori non lo pubblicizzino come il libro di isabel allende che non vale pansa.
Forse vale il detto orwelliano : "tutti gli animali sono uguali, alcuni piu' uguali di altri." Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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