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Pansa Giampaolo - Il sangue dei vinti. Quello che accadde in Italia dopo il 25 aprile |
La cornice in cui si inserisce la ricostruzione dei tanti eventi ripercorsi nel volume vede Giampaolo Pansa confrontarsi con Livia, una brillante funzionaria della Biblioteca Nazionale di Firenze, che a suo tempo aveva svolto ricerche sui fatti sanguinosi dell'immediato dopoguerra. Assieme a lei, l'autore si avventura su un terreno minato, socchiudendo porte che ancora oggi molti vorrebbero tenere sbarrate: l'accusa di revisionismo è sempre in agguato per chi, pur condividendo le stesse posizioni dei vincitori, vuole scrivere tutta intera la storia. Pansa non se ne cura e indaga nelle pieghe di episodi e circostanze che videro migliaia di italiani vittime delle persecuzioni e delle vendette di partigiani e antifascisti.
Recensioni 1 - 20 di 131 recensioni presenti. Media Voto: 3.26 / 5Giuliano Costa (14-12-2009) Se avessero vinto solamente i comunisti, nella maniera che più, la maggior parte di loro, desiderava, oppure avessero vinto le elezioni del 18 aprile 1948, non sarebbe esistita la possibilità di leggere libri diversi da quelli che avrebbe stabilito il Partito Comunista Italiano. Voto: 5 / 5 |
Orio (07-12-2009) IO sono favorevole ai cosiddetti libri "revisionisti" purché non alterino i fatti. Ritengo che più si legge, più si raccolgono opinioni diverse, più aumenta la conoscenza.
Quindi ben vengano i libri revisionisti, ben vengano tutti i libri.
Senza però dimenticare che se oggi possiamo leggere libri revisionisti è perché la guerra l'ha vinta chi permetteva la diffusione di libri e cultura, mentre chi la guerra l'ha persa i libri li bruciava in piazza e non permetteva la libertà di parola.
Questo non bisogna mai dimenticarlo. Voto: 3 / 5 |
AAU (25-05-2009) Un gran bel libro. Allora allora. Ho letto i vari commenti e vedo che alcuni si ostinano a non togliere il paraocchi e a seguire il loro schieramento quasi come fosse una religione, come dice Pansa nella sua ultima introduzione.
Forse queste persone non hanno letto bene della povera gente innocente uccisa solo per una utopistica lotta di classe. Donne prelevate in casa con figli e mariti...Grande giornalista Pansa, ha sgretolato un tabù aprendo una porta serrata dalla storia. Voto: 5 / 5 |
Anna (15-05-2009) Vorrei ricordare "le Fosse Ardeatine". 335 Italiani fucilati a fronte di un attentato di un gruppo Partigiano dei GAP che uccise 33 tedeschi e due passanti Italiani tra cui un tredicenne! Azione accuratamente preparata: una bomba a miccia nascosta in un carretto della spazzatura. Ogni volta che si parla di questo episodio non riesco a dimenticare che, in quell'occasione, nessuno dei Partigiani attentatori si rivelò ai Tedeschi per salvare i 335 Italiani innocenti. Chi ha compiuto l'attentato sapeva che ci sarebbero state delle rappresaglie. Eppure, nessuno dei facenti parte del gruppo Partigiano ebbe il “coraggio” di mostrare il proprio volto e consegnarsi ai tedeschi ma lasciò che cittadini innocenti venissero fucilati. La guerra è guerra, le leggi seppure barbare e inaccettabili erano leggi di stati in guerra . Kappler e Priebke eseguirono gli ordini di Hitler che ben si sapeva essere un crudele e pazzo dittatore (L’ordine è stato eseguito). Penso che non vi sia nulla di eroico nel gesto di questo gruppo partigiano, anzi, mi permetterei di dire che la loro “vigliaccheria” nel colpire, nascondersi e rimanere nascosti dovrebbe essere paragonata ai gesti ben più recenti delle bombe di P.zza Fontana, di P.zza della Loggia, della stazione di Bologna o dell’Italicus. Nessuna differenza. Per la storia i colpevoli dell'eccidio dei 335 italiani è dei tedeschi, in realtà, i veri colpevoli sono coloro che hanno colpito per primi nell’anonimato sapendo delle rappresaglie che ci sarebbero state. I 335 Italiani sono sulla coscienza (se l’anno mai avuta) degli attentatori partigiani del gruppo GAP alcuni dei quali poi entrati nel Parlamento Italiano. Ricordiamo in oltre i Gulag e le Foibe, Katyn e Porzus, i 7 fratelli Govoni…se fosse necessario…La storia la scrive chi vince: assolutamente vero!
Voto: 4 / 5 |
francot (11-05-2009) Ci puo' stare anche una considerazione biologica.
I predatori sono sempre una minoranza rispetto alle prede.
Le vittime dovrebbero quindi dimenticare e perdonare i carnefici, che sono una minoranza, altrimenti rischiano l'estinzione; sarebbe un genocidio!
Queste revisioni della storia servono solo a convincere i predati a starsene buoni e rivolgere il loro odio imbelle contro chi li ha salvati. Voto: 1 / 5 |
GIULIANO (01-04-2009) Se mi è concesso volevo segnalare al lettore Vincenzo che, in realtà, durante il regime e ancor di più con la guerra, la popolazione italiana non era di fronte al bivio "col fascismo o con la resistenza" ma esisteva la cosiddetta "zona grigia" di defeliciana memoria, formata dalla gran parte della popolazione, la quale non si esprimeva in politica e aspettava solamente la tanto sperata fine della guerra. Attualmente quel che indigna di più è la disparità di informazione tra crimini nazisti e crimini comunisti, alla quale un libro come questo cerca di porre rimedio. A chi può decidere i palinsesti TV domando: a quando si potranno vedere in prima serata film come "Porzus", "Il proiezionista" o nei cinema film come "Katin" sparito dalla circolazione dopo una settimana di programmazione in 12 cinema italiani?
Affinchè non si arrivi a saturazione, perchè schindler'list sì e Katin no? Perchè ricordare i Lager nazisti e non i Gulag comunisti?
Mezza verità è mezza falsità. Voto: 5 / 5 |
vincenzo (28-02-2009) un grande libro e un grande scrittore,ho letto parecchi libri sul fascismo,ma non conoscevo la vera storia della resa dei conti,tanto sangue versato da persone anche crudeli,ma sopratutto da parecchi innocenti che per sopravvivere ad un regime avevano preso la tessera del partito.in quel periodo le strade erano due ho con il regime o con la resistenza,ma spesso chi aveva famiglia decideva di stare dalla parte del regime. Voto: 5 / 5 |
giuliano (13-11-2008) Se da tutti questi episodi si può trarre un giudizio storico. Così Galli della Loggia si interrogava a Porta a Porta. Per me sì, ed è questo: anche il comunismo è male, non solo il nazifascismo Voto: 5 / 5 |
Fabio (26-10-2008) Salve.Mi spiace vedere come dopo tanti anni le persone abbiano ancora paura ad analizzare una fase della nostra storia che,come tutte quelle che l'hanno preceduta o seguita (conosco bene ciò che accaduto nella Ex Yugoslavia era molto simile alla nostra)ha luci ed ombre.Tutto ciò è fisiologico e finchè non lo accettiamo non scriveremo mai la parola fine. Allora, per favore parliamone senza paura e forse vedremo che troveremo parole appropriate per tutti i partecipanti... Io non ho bandiere ma amo la mia patria.
Voto: 5 / 5 |
Antonio Farina (03-07-2008) Ho letto il libro di Pansa, come quasti tutti i libri che raccontano quel periodo. La storia la conoscevo già, anche se non con tanti particolari.
Ha fatto bene comunque Pansa a scriverlo perchè non ci sono morti di serie b e di serie a. Quando si parla del dopoguerra ci si ritrova spesso davanti ad un muro di gomma, davanti a un mistero profondo ed impenetrabile. Era ora di dire pane al pane e vino al vino. E' stata una pagina vergognosa e le nuove generazioni devono sapere che acccanto a tanti partigiani coraggiosi (comunisti, laici, cattolici ecc...)che hanno combatutto e dato la vita per la nostra libertà di oggi, ci sono stati degli opportunisti (ladri, assassini, ecc...)che, nel nome del popolo italiano, hanno fatto gli affari propri. E questo non è revisionismo. Voto: 5 / 5 |
Guido (05-06-2008) Mi sembra che i commentatori si accapiglino su cosa Pansa è, cosa è stato taciuto, sulla storia insomma. Non entro nel merito: secondo me in questo spazio va commentato il libro, non il background sul quale si imposta, men che meno su questioni politiche di parte. E ora il libro: per me poco interessante la trovata di interloquire con un'immaginaria bibliotecaria, di poco effetto il finale che svela motivo dell'interesse della stessa, e in generale un turbinare di cifre, fatti e località che difficilmente si tiene a mente. Ne emerge un regesto di episodi delittuosi che comunica solo un grande suonare di mitraglie per tutti i mesi che sono seguiti al 25 aprile. Poco utile e istruttivo. Voto: 2 / 5 |
rainbow tempofranco@inwind.it (23-02-2008) Libro interessante e ben scritto. Adesso però rispondo in particolare a "GB". D'accordo con quello che lei dice, caro amico, lei si capisce che è di sinistra e con me sfonda una porta aperta, visto che di sinistra sono anch'io. Ma voglio appartenere a una sinistra obiettiva, che non si nasconde dietro un dito quando nella sua storia ci sono delle atrocità disumane, peraltro presenti nella storia di ogni movimento, dal fascismo al capitalismo, dal comunismo alla religione (basti pensare all'Inquisizione...). E allora come non capire il significato profondo di questo impegno di Pansa? Far conoscere una storia, quella "dei vinti", che proprio in quanto tale non ha mai avuto spazio o quasi. Far conoscere proprio quel lato della medaglia mai messo in evidenza, caro GB, visto che l'altro invece è già stato abbondantemente e giustamente spiegato. Meglio scrivere la prima opera su cose sconosciute che la millesima su cose conosciutissime. E poi: c'è forse differenza se un uomo cade per mano fascista o comunista? No, non credo proprio, sempre omicidio è. La differenza è nell'ideologia, ben diversa quella fascista da quella comunista o socialista o liberale. Ecco perchè io sarò sempre di sinistra, ma senza dimenticare che un crimine di sinistra non è meno crimine di uno di destra. Il mio indirizzo mail è a disposizione. Grazie. Voto: 3 / 5 |
Gianluca (02-06-2007) Un libro interessante.Pansa mette in luce tante verità che per troppo tempo sono state nascoste. Il suo obiettivo non è certo quello di buttare fango sulla resistenza partigiana ma di informare in maniera completa il lettore su un periodo tragico della storia del nostro paese. I fatti riportati sono reali ed inconfutabili, a qualcuno questo può dare fastidio ma non è un buon motivo perchè non vengano rivelati. Voto: 5 / 5 |
daniele (23-03-2007) Con questo volume Pansa comincia ad illustrare quella parte di storia che gli "addetti del settore", politicamente schierati ci hanno sempre nascosto. Voto: 5 / 5 |
pietro iervolino (02-12-2006) Non mi piace leggere di particolari raccapriccianti. Non mi piace chi si schiera da una parte o dall'altra, e chiude gli occhi su ciò che non vuole vedere. Ci vorranno ancora un pò di anni affinchè la maturità e l'onestà che misuramo la civiltà di una nazione emergano, come dovrebbe essere, in Italia. L'ottusità e la disonestà la fanno ancora da padroni, purtroppo. Ce ne vorrebero di più di scrittori come Pansa. Voto: 4 / 5 |
mario (29-10-2006) libro stupendo! dopo 60 anni le verità nascoste, mostrate al grande pubblico, è una vergogna che queste cose non vengano menzionate minimamente sui libri di storia scolastici! Voto: 5 / 5 |
GB (03-02-2006) E’ un libro terribile e tremendo non solo perché terribili e tremendi furono i fatti narrati quanto perché è un lavoro privo di senso della storia. Le guerre civili sono delle giostre furiose dove più che mai l’umano si disumanizza e diviene bestiale; non si possono invocare limiti e regole, misura e senso di giustizia, così come non ci si può appellare a pietà e a misericordia. Mi dispiace quindi che Pansa di quella infangatissima e insanguinatissima medaglia che fu la nostra guerra civile ce ne abbia presentato soltanto un lato. Invece, secondo me, se avesse voluto far le cose in modo più giusto e rendersi più credibile avrebbe dovuto presentarci uno studio completo sulla guerra civile, partendo dalla data di costituzione della R.S.I. e giungendo alla fine del 1946, invece di raccapricciarsi e cinicamente raccapricciarci con delle trovare e con dei martellamenti alquanto tendenziosi e con delle invettive che sanno tanto di viscerale, vecchio e mai spento anticomunismo.
Le guerre civili sono eventi tragici più che le guerre normali; si tratta di macabri, disgustosi e ingiusti mattatoi dove la ragione tocca ogni volta ai vincitori e il torto sempre agli sconfitti. E sono perfettamente persuaso che questo non sia giusto, così come sono persuaso che il nome vero degli eventi che ci narra sia "guerra civile" e non "guerra di liberazione", come finora s'è sempre preteso che si dicesse. Però io dico che non avrebbe guastato, da parte di chi ne scrive dopo dieci lustri e pensa di essere uno storico prima che un giornalista, un minimo di pietà nel senso religioso del termine e, mi si permetta di aggiungere, anche di comprensione (di comprensione, non di giustificazione), di comprensione della natura bestiale che è nell'uomo, in tutti gli uomini (e Pansa che da trent’anni tiene sull’Espresso una rubrica che s'intitola “Il bestiario” questo doveva capirlo più degli altri). Voto: 2 / 5 |
Luca46467 (08-01-2006) Devo dire che alcuni commenti precedenti sono di gente che di letteratura non ne capisce niente.
In questoi libro si narrano bene i fatti accaduti a dopo la fine della seconda guerra mondiale, ma soprattutto, già dopo la morte di mussolini e prima. Nel suo libro appena uscito ha raccolto le duemila lettere ricevute, qui invece il lavoro è un "po' meno completo" da quel punto di vista, non ha parlato con tutte le persone con cui ha parlato in quello appena uscito.
In oltre credo che sia veritiero come libro, e guai a chi urla allo scandalo o alla menzogna, dalla parte di mio padre erano tutti partigiani o comunque comunisti. Io non ne faccio di un' erba un fascio, dalla parte di mio padre non hanno fatto del male a nessuno in modo così atroce. E comunque non ho problemi ad ammettere che hanno fatto tantissimi crimini, e anzi, credo che abbiano superato il fascismo in questo. Credo proprio che questi libri di Pansa debbano far riflettere tutti noi, tutti. Senza essere di parte, senza cadere il luoghi comuni "I partigiani hanno liberato l' italia, senza di loro seremmo ancora sotto il fascio", se non arrivavano gli alleati noi, per quel che i partigiani potevano fare, saremmo ancora sotto il fascio.
Comunque bel libro, veramente. Voto: 5 / 5 |
Elisa (31-12-2005) Ma gli altri scrittori che fanno così tanti soldi come ha fatto Pansa, scrivono su ben altri argomenti, non su questi!
Ribadisco che Pansa, ha scritto a suo piacimento e non per dimostrare qualcosa.
Per sapere la verità, bisogna ascoltare la realtà da coloro che hanno vissuto questo periodo, non da una specie di intermediario! Voto: 1 / 5 |
mas (29-12-2005) maxi cavolate non sono di certo quelle di Pansa ma quelle delle gente ottusa che si ostina a voler vedere i fatti solo da un determinato punto di vista...un bel libro,bello davvero Voto: 5 / 5 |
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