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Pansa Giampaolo - Il sangue dei vinti. Quello che accadde in Italia dopo il 25 aprile

Il sangue dei vinti. Quello che accadde in Italia dopo il 25 aprile TitoloIl sangue dei vinti. Quello che accadde in Italia dopo il 25 aprile
AutorePansa Giampaolo
Prezzo € 17,00
Prezzi in altre valute
Dati2003, X-380 p., rilegato
EditoreSperling & Kupfer  (collana Saggi)

Attualmente non disponibile su IBS
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136 recensioni|Invia recensione|
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Descrizione
La cornice in cui si inserisce la ricostruzione dei tanti eventi ripercorsi nel volume vede Giampaolo Pansa confrontarsi con Livia, una brillante funzionaria della Biblioteca Nazionale di Firenze, che a suo tempo aveva svolto ricerche sui fatti sanguinosi dell'immediato dopoguerra. Assieme a lei, l'autore si avventura su un terreno minato, socchiudendo porte che ancora oggi molti vorrebbero tenere sbarrate: l'accusa di revisionismo è sempre in agguato per chi, pur condividendo le stesse posizioni dei vincitori, vuole scrivere tutta intera la storia. Pansa non se ne cura e indaga nelle pieghe di episodi e circostanze che videro migliaia di italiani vittime delle persecuzioni e delle vendette di partigiani e antifascisti.

I vostri commenti
Recensioni 1 - 20 di 136 recensioni presenti.  Media Voto: 3.27 / 5

Claudio (24-11-2011)
Consiglio la lettura. Basterebbero anche solo le reazioni indignate cui si è dato ampio spazio su tutti i mezzi di informazione per consigliarne la lettura. Segno che questo lavoro ha una componente di novità,fosse anche soltanto l'idea di ordinare un patrimonio sparso di memorie dolorose. Da simpatizzante di destra ammetto di essere stato tentato,all'inizio della lettura,dal desiderio di "servirmi" di questi argomenti per "bastonare" verbalmente chi la pensa diversamente da me... Non ho mai creduto alla superiorità morale di persone,che hanno creduto in ideologie,che la storia si è già incaricata di archiviare come fallimentari e tragiche:la questione dunque non si pone,in questi termini. E' invece importante conoscere e meditare l'accaduto,per trarne un quadro più completo su quegli anni e,cosa forse più importante,sul nostro presente. L'odio è un brutto compagno di viaggio.
Voto: 4 / 5
Enzo Saldutti (08-02-2011)
Certo è che non è facile raccontare la verità dopo 50 anni di un insegnamento storico mirato con straordinaria capacità a raccontare il suo esatto contrario. Come si dirà, ad esempio, che i partigiani erano in gran parte delinquenti e brutali nelle loro bestialità gratuite verso giovani volontari di 15 o di 16 anni che avevano appena la colpa di credere in una Patria libera dall'invasore americano o sovietico? Come si dirà, ad esempio, che i giovani di Salò possedevano un coraggio fuori dalla norma sapendo di morire in una guerra già persa e in nome della fedeltà ad una grande idea: difendere l'Italia dai due più grandi orrori del Novecento mondiale (il capitalismo americano e il capitalismo di Stato sovietico ancora più feroce)?. Cioè: proteggere la Tradizione Patria contro chi riduce l'uomo e le cose a bruto materialismo economicistico?. Comunque è ancora poco quel che si è finalmente detto: bisogna continuare a distruggere la menzogna fino ad enumerare tutte le atrocità compiute dai regimi comunisti e non so se si arriva a 80 o a 100 milioni di vittime. Allo stesso modo è necessario raccontare in quali condizioni pietose ha ridotto l'umanità l'altra faccia della stessa medaglia: il materialismo plutocratico di stampo americano.
Voto: 3 / 5
Paolo Rigamonti (20-10-2010)
Di alcuni eccessi, esecrabili, determinatisi dopo la liberazione, nessuno ha mai negato, anche a sinistra, l'esistenza. da questo lato il libro non aggiunge nulla. Resta peraltro il dato certo, che credo non volesse negare Pansa, che se avessero vinto i vinti gli eccessi sarebbero stati la regola amplificata dieci volte, e certamente non avremmo avuto modo di leggere questo e molti altri libri. Un dato certo, diverso dai "se" circa gli effetti di una vittoria elettorale del Fronte Popolare nel 1948. E non appartiene al mondo dei se nemmeno il fatto che le sinistre (che non fecero da sole la resistenza) non solo non abbiano tentato nei decenni successivi di ribaltare i risultati elettorali con la forza ma abbiano sempre difeso in prima persona quelle regole. Che poi qualcuno a sinistra faccia il tifoso e non rifletta su questi temi, organizzando insane contestazioni all'autore, produce gratuita ( e sicuramente non richiesta) pubblicità a questo ed altri testi e spiega anche un poco delle tante sconfitte della sinistra, recenti e (meno spesso) passate.
Voto: 3 / 5
Antonio F. (21-09-2010)
La crudeltà non ha colore politico
Voto: 4 / 5
massimo petrungaro (28-05-2010)
Che si provi pietà per i morti di ambo le parti è più che giusto e normale. Non trovo normale "equiparare" moralmente stragi partigiane e stragi nazifasciste. Le Fosse Ardetaine un errore partigiano e un'atto vigliacco? Non ci sto, piuttosto un atto di guerriglia; d'altronde non penso che quei detenuti avrebebro avuto un futuro migliore. Condanno senza mezzi termini il nazifascismo, ma ciò non significa giustificare in toto la resistenza.
Voto: 4 / 5
Giuliano Costa (14-12-2009)
Se avessero vinto solamente i comunisti, nella maniera che più, la maggior parte di loro, desiderava, oppure avessero vinto le elezioni del 18 aprile 1948, non sarebbe esistita la possibilità di leggere libri diversi da quelli che avrebbe stabilito il Partito Comunista Italiano.
Voto: 5 / 5
Orio (07-12-2009)
IO sono favorevole ai cosiddetti libri "revisionisti" purché non alterino i fatti. Ritengo che più si legge, più si raccolgono opinioni diverse, più aumenta la conoscenza. Quindi ben vengano i libri revisionisti, ben vengano tutti i libri. Senza però dimenticare che se oggi possiamo leggere libri revisionisti è perché la guerra l'ha vinta chi permetteva la diffusione di libri e cultura, mentre chi la guerra l'ha persa i libri li bruciava in piazza e non permetteva la libertà di parola. Questo non bisogna mai dimenticarlo.
Voto: 3 / 5
AAU (25-05-2009)
Un gran bel libro. Allora allora. Ho letto i vari commenti e vedo che alcuni si ostinano a non togliere il paraocchi e a seguire il loro schieramento quasi come fosse una religione, come dice Pansa nella sua ultima introduzione. Forse queste persone non hanno letto bene della povera gente innocente uccisa solo per una utopistica lotta di classe. Donne prelevate in casa con figli e mariti...Grande giornalista Pansa, ha sgretolato un tabù aprendo una porta serrata dalla storia.
Voto: 5 / 5
Anna (15-05-2009)
Vorrei ricordare "le Fosse Ardeatine". 335 Italiani fucilati a fronte di un attentato di un gruppo Partigiano dei GAP che uccise 33 tedeschi e due passanti Italiani tra cui un tredicenne! Azione accuratamente preparata: una bomba a miccia nascosta in un carretto della spazzatura. Ogni volta che si parla di questo episodio non riesco a dimenticare che, in quell'occasione, nessuno dei Partigiani attentatori si rivelò ai Tedeschi per salvare i 335 Italiani innocenti. Chi ha compiuto l'attentato sapeva che ci sarebbero state delle rappresaglie. Eppure, nessuno dei facenti parte del gruppo Partigiano ebbe il “coraggio” di mostrare il proprio volto e consegnarsi ai tedeschi ma lasciò che cittadini innocenti venissero fucilati. La guerra è guerra, le leggi seppure barbare e inaccettabili erano leggi di stati in guerra . Kappler e Priebke eseguirono gli ordini di Hitler che ben si sapeva essere un crudele e pazzo dittatore (L’ordine è stato eseguito). Penso che non vi sia nulla di eroico nel gesto di questo gruppo partigiano, anzi, mi permetterei di dire che la loro “vigliaccheria” nel colpire, nascondersi e rimanere nascosti dovrebbe essere paragonata ai gesti ben più recenti delle bombe di P.zza Fontana, di P.zza della Loggia, della stazione di Bologna o dell’Italicus. Nessuna differenza. Per la storia i colpevoli dell'eccidio dei 335 italiani è dei tedeschi, in realtà, i veri colpevoli sono coloro che hanno colpito per primi nell’anonimato sapendo delle rappresaglie che ci sarebbero state. I 335 Italiani sono sulla coscienza (se l’anno mai avuta) degli attentatori partigiani del gruppo GAP alcuni dei quali poi entrati nel Parlamento Italiano. Ricordiamo in oltre i Gulag e le Foibe, Katyn e Porzus, i 7 fratelli Govoni…se fosse necessario…La storia la scrive chi vince: assolutamente vero!
Voto: 4 / 5
francot (11-05-2009)
Ci puo' stare anche una considerazione biologica. I predatori sono sempre una minoranza rispetto alle prede. Le vittime dovrebbero quindi dimenticare e perdonare i carnefici, che sono una minoranza, altrimenti rischiano l'estinzione; sarebbe un genocidio! Queste revisioni della storia servono solo a convincere i predati a starsene buoni e rivolgere il loro odio imbelle contro chi li ha salvati.
Voto: 1 / 5
GIULIANO (01-04-2009)
Se mi è concesso volevo segnalare al lettore Vincenzo che, in realtà, durante il regime e ancor di più con la guerra, la popolazione italiana non era di fronte al bivio "col fascismo o con la resistenza" ma esisteva la cosiddetta "zona grigia" di defeliciana memoria, formata dalla gran parte della popolazione, la quale non si esprimeva in politica e aspettava solamente la tanto sperata fine della guerra. Attualmente quel che indigna di più è la disparità di informazione tra crimini nazisti e crimini comunisti, alla quale un libro come questo cerca di porre rimedio. A chi può decidere i palinsesti TV domando: a quando si potranno vedere in prima serata film come "Porzus", "Il proiezionista" o nei cinema film come "Katin" sparito dalla circolazione dopo una settimana di programmazione in 12 cinema italiani? Affinchè non si arrivi a saturazione, perchè schindler'list sì e Katin no? Perchè ricordare i Lager nazisti e non i Gulag comunisti? Mezza verità è mezza falsità.
Voto: 5 / 5
vincenzo (28-02-2009)
un grande libro e un grande scrittore,ho letto parecchi libri sul fascismo,ma non conoscevo la vera storia della resa dei conti,tanto sangue versato da persone anche crudeli,ma sopratutto da parecchi innocenti che per sopravvivere ad un regime avevano preso la tessera del partito.in quel periodo le strade erano due ho con il regime o con la resistenza,ma spesso chi aveva famiglia decideva di stare dalla parte del regime.
Voto: 5 / 5
giuliano (13-11-2008)
Se da tutti questi episodi si può trarre un giudizio storico. Così Galli della Loggia si interrogava a Porta a Porta. Per me sì, ed è questo: anche il comunismo è male, non solo il nazifascismo
Voto: 5 / 5
Fabio (26-10-2008)
Salve.Mi spiace vedere come dopo tanti anni le persone abbiano ancora paura ad analizzare una fase della nostra storia che,come tutte quelle che l'hanno preceduta o seguita (conosco bene ciò che accaduto nella Ex Yugoslavia era molto simile alla nostra)ha luci ed ombre.Tutto ciò è fisiologico e finchè non lo accettiamo non scriveremo mai la parola fine. Allora, per favore parliamone senza paura e forse vedremo che troveremo parole appropriate per tutti i partecipanti... Io non ho bandiere ma amo la mia patria.
Voto: 5 / 5
Antonio Farina (03-07-2008)
Ho letto il libro di Pansa, come quasti tutti i libri che raccontano quel periodo. La storia la conoscevo già, anche se non con tanti particolari. Ha fatto bene comunque Pansa a scriverlo perchè non ci sono morti di serie b e di serie a. Quando si parla del dopoguerra ci si ritrova spesso davanti ad un muro di gomma, davanti a un mistero profondo ed impenetrabile. Era ora di dire pane al pane e vino al vino. E' stata una pagina vergognosa e le nuove generazioni devono sapere che acccanto a tanti partigiani coraggiosi (comunisti, laici, cattolici ecc...)che hanno combatutto e dato la vita per la nostra libertà di oggi, ci sono stati degli opportunisti (ladri, assassini, ecc...)che, nel nome del popolo italiano, hanno fatto gli affari propri. E questo non è revisionismo.
Voto: 5 / 5
Guido (05-06-2008)
Mi sembra che i commentatori si accapiglino su cosa Pansa è, cosa è stato taciuto, sulla storia insomma. Non entro nel merito: secondo me in questo spazio va commentato il libro, non il background sul quale si imposta, men che meno su questioni politiche di parte. E ora il libro: per me poco interessante la trovata di interloquire con un'immaginaria bibliotecaria, di poco effetto il finale che svela motivo dell'interesse della stessa, e in generale un turbinare di cifre, fatti e località che difficilmente si tiene a mente. Ne emerge un regesto di episodi delittuosi che comunica solo un grande suonare di mitraglie per tutti i mesi che sono seguiti al 25 aprile. Poco utile e istruttivo.
Voto: 2 / 5
rainbow tempofranco@inwind.it (23-02-2008)
Libro interessante e ben scritto. Adesso però rispondo in particolare a "GB". D'accordo con quello che lei dice, caro amico, lei si capisce che è di sinistra e con me sfonda una porta aperta, visto che di sinistra sono anch'io. Ma voglio appartenere a una sinistra obiettiva, che non si nasconde dietro un dito quando nella sua storia ci sono delle atrocità disumane, peraltro presenti nella storia di ogni movimento, dal fascismo al capitalismo, dal comunismo alla religione (basti pensare all'Inquisizione...). E allora come non capire il significato profondo di questo impegno di Pansa? Far conoscere una storia, quella "dei vinti", che proprio in quanto tale non ha mai avuto spazio o quasi. Far conoscere proprio quel lato della medaglia mai messo in evidenza, caro GB, visto che l'altro invece è già stato abbondantemente e giustamente spiegato. Meglio scrivere la prima opera su cose sconosciute che la millesima su cose conosciutissime. E poi: c'è forse differenza se un uomo cade per mano fascista o comunista? No, non credo proprio, sempre omicidio è. La differenza è nell'ideologia, ben diversa quella fascista da quella comunista o socialista o liberale. Ecco perchè io sarò sempre di sinistra, ma senza dimenticare che un crimine di sinistra non è meno crimine di uno di destra. Il mio indirizzo mail è a disposizione. Grazie.
Voto: 3 / 5
Gianluca (02-06-2007)
Un libro interessante.Pansa mette in luce tante verità che per troppo tempo sono state nascoste. Il suo obiettivo non è certo quello di buttare fango sulla resistenza partigiana ma di informare in maniera completa il lettore su un periodo tragico della storia del nostro paese. I fatti riportati sono reali ed inconfutabili, a qualcuno questo può dare fastidio ma non è un buon motivo perchè non vengano rivelati.
Voto: 5 / 5
daniele (23-03-2007)
Con questo volume Pansa comincia ad illustrare quella parte di storia che gli "addetti del settore", politicamente schierati ci hanno sempre nascosto.
Voto: 5 / 5
pietro iervolino (02-12-2006)
Non mi piace leggere di particolari raccapriccianti. Non mi piace chi si schiera da una parte o dall'altra, e chiude gli occhi su ciò che non vuole vedere. Ci vorranno ancora un pò di anni affinchè la maturità e l'onestà che misuramo la civiltà di una nazione emergano, come dovrebbe essere, in Italia. L'ottusità e la disonestà la fanno ancora da padroni, purtroppo. Ce ne vorrebero di più di scrittori come Pansa.
Voto: 4 / 5
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