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Luca Telese ricostruisce in "Cuori neri" i ventuno delitti di cui furono vittime giovani di destra nella guerra spietata degli anni di piombo, dedicando un capitolo all'omicidio di ciascuno dei caduti del MSI e del Fronte della Gioventù, da Ugo Venturini a Paolo Di Nella, senza trascurare nemmeno un caduto di Terza Posizione come Nanni De Angelis e le storie di Stefano Cecchetti e di Emanuele Zilli.
| La recensione de L'Indice |
 La scelta di ricostruire la storia dimenticata di ventuno giovani missini assassinati tra 1970 e 1983 è senza dubbio importante. Tuttavia tale coraggioso proposito non è sufficiente a trasformare uno zibaldone sia pure riccamente documentato in una ricerca capace di fornire un solido inquadramento socio-olitico dell'Italia negli anni di piombo. Sovrapponendo disordinatamente testimonianze e considerazioni personali componendo una straordinaria girandola di fonti scritte e orali il libro di Telese formula una denuncia piuttosto esplicita contro la presunta egemonia culturale della sinistra e la disonestà intellettuale con la quale gran parte dei comunisti di allora demonizzò i propri avversari e gran parte della sinistra di oggi ha rimosso dalla coscienza il peso delle proprie vittime. A tale obiettivo polemico maneggiando con disinvoltura il lutto la memoria il senso di colpa e il perdono l'autore affianca seguendo l'autorappresentazione degli stessi protagonisti una rilettura della storia che fa della gioventù missina di quegli anni una comunità talora spietata ma sempre assediata la cui violenza altro non era che eccesso di autodifesa. Emblematico di tale impostazione risulta essere il settimo capitolo dove la persecuzione certo odiosa subita da Sergio Ramelli (ucciso nel 1975) tra i banchi di scuola è abbinata all'azione legale condotta dal procuratore Luigi Bianchi d'Espinosa nei confronti del partito di Giorgio Almirante. Un libro insomma che suscita perplessità. Per almeno due ragioni: innanzitutto perché favorisce la pericolosa sindrome che fa del conteggio delle vittime il centro della storia; in secondo luogo perché rivela l'incapacità di lasciarsi alle spalle dopo il culto del ventennio quello macabro e senza vera pietas dei caduti di ieri. Federico Trocini |
Recensioni 1 - 20 di 49 recensioni presenti. Media Voto: 4.63 / 5edmonddantes (28-08-2009) Un libro stupendo,da leggere e rileggere...finalmente viene "data voce" a ki in quegli anni credeva in qualcosa ed è morto x quei valori. Voto: 5 / 5 |
Alice (21-12-2007) Sn una studentessa romana ventunenne,gli anni del liceo spesi nell'attivismo politico con i collettivi romani e una profonda cultura antifascista.Quest'estate ho volutamente comperato questo libro,per la profonda convinzione che bisogna cercare di comprendere ciò che va oltre le proprie idee.Io negli anni di piombo nn c'ero ma,ho due genitori che in quegli anni erano adolescenti,impegnati nella lotta politica in opposti schieramenti,ma che credevano profondamente in ciò che facevano,totalmente convinti che il mondo potevano e dovevano cambiarlo;poi tutto è degenerato,con le P.38,le B36 e le molotov,è affiorato aun'odio senza appello,che forse dalla resistenza continua a caratterizzare i nostri modi di fare perchè il fascista è sempre stato visto come un rozzo,soprattutto da certi ambienti che si ritengono "intellettualmente in".Così si è cominciato a sparare per le strade e,tanta gente,troppa,su quelle strade c'è rimasta;penso ai "nostri" Valerio Verbano, Giorgiana Masi, Piero Bruno;di loro ho sempre saputo tutto,ho letto quintali di carte,ho preso parte a centinaia di dibattiti,ho sentito una moltitudine di gente parlare.Prima di quest'estate,o meglio,prima di queste splendide pagine che ho divorato tutto d'un fiato,credevo che esistessero morti di serie A(i "Nostri")e morti di serie B(i "Vostri"),questa differenziazione,a dir poco idiota,deriva da quello stupido senso di cieca appartenenza che deriva dalla lotta politica,dal mero odio per il diverso, una strana forma di razzismo e xenofobia,che colpisce anche noi,"i colti di sinistra" che ce ne credevamo tanto immuni.Ma quando ho letto quelle storia,ho avvertito le sensazioni di quelle madri, mi sono sentita raggelare ed è stato lì che ho capito che ogni persona che muore per le proprie idee è un martire e come tale va commamorato, perchè nessuna lotta politica da l'autorizzazione ad un'individuo di ammazzare barbaramente un proprio simile,questo libro mi ha fatto comprendere quanto"loro"non fossero diverse da"noi",come spendessero la propria vita x un'ideale. Voto: 5 / 5 |
Alessandro starfighter_r@yahoo.it (30-08-2007) Era ora. Non un commento personale dell'autore ma una raccolta di testimonianze incentrate sulle persone invece che sugli "eventi".
Per la maggior parte erano dei ragazzini di 17 anni o poco più. L'età degli ideali, l'età in cui si ha bisogno di punti di riferimento. L'età in cui è difficile capire quando altri strumentalizzano questi ideali per scopi personali: i politici di professione e i "cattivi maestri" che ancora oggi passano per "intellettuali illuminati" e che invece, in quegli anni, "usarono" questi ragazzi di destra e di sinistra per fini politici od eversivi.
La Mambro e Fioravanti lo capirono ("Storia nera" di Andrea Colombo, Cairoeditore) subito dopo i fatti di Acca Larentia: reagirono, purtroppo, nella maniera sbagliata.
Certe cose non si dimenticano: quando rischiavi ogni mattina di essere malmenato solo perchè compravi in edicola "il Giornale Nuovo" di Montanelli. Quando avevi tutti i professori contro al liceo perchè erano di sinistra o facevano finta di esserlo per non avere guai. Quando eri isolato "dal gruppo" solo perchè non la pensavi come loro: se non eri "di sinistra" eri "un fascio"... anche se, molto semplicemente, volevi pensare con la TUA testa. Ramelli, per questo, pagò con la vita: perchè, semplicemente, pensava e scriveva con la sua testa e non tramite le ideologie del gruppo. Un applauso a Ramelli per il suo coraggio e tanto SCHIFO per chi applaudì in consiglio comunale a Milano e per chi avrebbe voluto farlo ma non c'era.
Chi ha vissuto queste cose non dimentica. Chi non le ha vissute le può meglio comprendere leggendo questo libro di Telese.
Voto: 5 / 5 |
Filippo (18-07-2007) Nonostante la mole (quasi 800 pagine), è estremamente scorrevole, credo sia uno dei libri che al meglio riesca a rappresentare il clima violento di quegli anni.Bravo Telese!
Voto: 5 / 5 |
Mattia (25-04-2007) un libro per riflettere sulla tragedia di quegli anni e per ricordare che, in quel clima orrendo, a rimanere sul selciato c'erano anche "cuori neri". Voto: 5 / 5 |
Fabio (22-04-2007) Era ora che qualcuno cercasse di riequilibrare l'asse della bilancia di quegli anni, da me vissuti in prima persona tra le fila del M.S.I., tra una destra cattiva, fascista e violenta (come dicono i compagni) e una sinistra buona e vittima. No, il torto, sia detto da uno che ormai ha visto troppi decenni da allora, era da entrambe le parti. Non tutti i comunisti di allora erano santi e vittime; non tutti i "missini" di allora erano lupi famelici. Ma molta, troppa violenza è stata fatta anche ai danni di noi missini e francamente posso garantire che 21 caduti missini è eccessivamente basso e lontano dalla realtà. Voto: 5 / 5 |
Camillo Carrea camillocarrea@virgilio.it (02-03-2007) Ho letto il libro, ho letto i commenti. Sono contento per le parole di pace di chi ha vissuto in prima persona quegli anni in cui la barbarie e la politica hanno convissuto, spezzando giovani vite. Morti inutili? Dipende. Telese ha voluto, credo,lanciare un messaggio. L'utilità di una morte, di un sacrificio, dipende da un solo fattore: che insegnino che non si può morire di Politica. Perchè la Politica, quella vera, 'ideale', è quella che vuole migliorare le condizioni di vita delle persone. Che vuole la vita,la più dignitosa possibile, non la violenza e la morte. Altrimenti,le morti dei Cuori,anzi delle Anime,(non cito colori, non ce n'e' bisogno) saranno morti inutili... Voto: 5 / 5 |
Pippomix (18-02-2007) "Cuori Neri" non ha intenzione di indicarci chi avesse ragioni storiche per agire o chi non le avesse affatto. "Cuori Neri" parla al cuore e ci spiega come le tante giovani morti di quegli anni di piombo non hanno nulla a che vedere con delle presunte ragioni storiche bensì sono frutto di intolleranza pura, di fanatismo, di arroganza e presunzione ideologica, insomma...del germe purulento e policromo dell'odio fine a se stesso.
Fra i tanti cuori neri spentisi per la violenza cieca e vigliacca di tanti cuori loro avversi (a loro volta colpiti con vigliaccheria e arroganza da altri cuori neri) c'erano ragazzi. C'erano giovani come tutti noi, carichi di passioni, sogni, amori, tenerezza e fra loro c'era persino chi per la poltica di parte aveva solo vaghe simpatie. La storia, il giornalismo servile, la pseudocultura miope, presuntuosa, falsa e becera ha voluto mandare questi "cuori neri" nell'oblio della storia italiana facendone perdere la dimensione umana e proprio per questo uccidendoli due volte con criminale consapevolezza. Luca Telese, per sopperire a tali mancanze, restituisce la dimensione umana di quei tragici morti e ridona a tutti noi la consapevolezza che il truce omicidio di un ragazzo del MSI (esattamente come quello del PCI) ha lo stesso identico valore di qualunque altro omicidio. Per questo, debbo dirlo, mi sembra che ciò che ha scritto qualche intervento più giù il sig. Candeloro sia il classico commento di chi del libro non ha capito niente o di chi tale libro l'ha letto con dei pregiudizi grossi così.
L'opera, invece, commuove perchè trapassa quelle ipocrite cortine pseudoideologiche che ci siamo messi sul cuore. Che si parli di cuori rossi o "cuori neri".
Bravo Luca Telese. Voto: 5 / 5 |
MATTEO (11-02-2007) NON HO VISSUTI GLI ANNI NARRATI NEL LIBRO PER VIA DELLA MIA GIOVINE ETà FORTUNATAMENTO O SFORTUNATAMENTE NON Sò.DI SICURO QUESTO è UN LIBRO VERAMENTE BELLO E PIENO DI SENTIMENTI.
QUANDO SI LEGGONO LE STORIE DI QUESTI RAGAZZI CHE AVEVANO ELEVATO IL LORO IDEALE PIU' IN ALTO DI TUTTO E CHE HANNO PERSO LA VITà PER ESSO(GIUSTO O SBAGLIATO CHE SIA PREFERIREI NON METTERLO IN DISCUSSIONEIN QUESTA SITUAZIONE) E DI RAGAZZI CHE FORSE ERANO MILITANTI MENO CONVINTI CHE LO FACEVANO PER PASSATEMPO O PER GOLIARDIA O SOLAMENTE SIMPATIZZAVANO L'IDEA E CHE HANNO PERSO LA VITA PER VIA DI MANI VISCIDE E PER UNA FASE DELLA NOSTRA STORIA CHE PER RAGIONI POLITICHE LA VITA DELL'AVVERSARIO VALEVA NULLA,PURTROPPO ALCUNE DI QUESTE VITTIME ANCHE MINORENNI ADDIRITTURA RAGAZZI GIOVANISSIMI PRIVATI DI VIVERE LA LORO VITA E I LORO SOGNI!QUANDO SI LEGGONO LE LETTERE O I COMMENTI DEI GENITORI O DI CHI STAVA VICINO ALLE VITTIME E LE PIANGE UNA FORTE FITTA PRENDE AL CUORE E IL RESPIRO SI SPEZZA E PER UN ATTIMO SI RESTA IMMOBILIZZATI PENSANDO A QUESTI GIOVANI SELVAGGIAMENTE UCCISI PER NIENTE!QUESTO LIBRO PROIETTA IN QUEL PERIODO E Fà VIVERE QUEI MOMENTI ANCHE A CHI NON LI HA VISSUTI PERSONALMENTE,FACENDONE CAPIRE A FONDO I SENTIMENTI,LE TENSIONI E L'ARIA CHE SI RESPIRAVA IN QUEL PERIODO DELLA NOSTRA ITALIA! Voto: 5 / 5 |
marco p. excalcyborg@tiscali.it (12-01-2007) Non importa se sia un'operazione commerciale per "sdoganare" i nostri anni di lotta. Non importa di qualche imprecisione. Serve come... prima testimonianza per le generazioni che non c'erano. Personalmente a me è servito a poco. Quelle storie, le nostre storie, non hanno mai smesso di essere il mio presente. Voto: 5 / 5 |
Francesca (22-12-2006) Nanni.....il primo grande amore della mia vita.....la bellezza di un momento.....che non c'è più. Grazie Luca per averlo fatto rivivere!!! Voto: 5 / 5 |
olina (19-11-2006) non sono più una ragazza,ora sono madre di famiglia. Dal 1973 al 1979 ho frequentato l'università -facoltà di filosofia- non ho trascorsi di attivismo nè di schieramento politico. Posso solo dire che leggendo questo libro, mi è smbrato di rivivere sensazioni e situazioni dei miei anni da universitaria.
La legittima e riconosciuta "normalità" era ed è solo di sinistra , la formazione e la cultura erano e sono tali solo se si ispirano alla ideologia di sinistra . Allora c'erano giovani che credevano talmente in "qualcosa" da sacrificare la propria vita ( qualunque fosse il loro colore) , ora vedo solo giovani che non sono messi in condizione di poter progettare il loro futuro, ai quali non siamo stati capaci di insegnare che non essere della stessa idea non comporta necessariamente odiarsi. Chi non sussulta nell'animo nel sentire di giovani vite spezzate per un ideale -sia di destra che di sinistra- è condannato a non percepire la pienezza della propria vita e di quella delle persone a cui vuole bene. Bravo Luca Telese ! Non mi importa sapere se sei di destra o di sinistra : la vita è sacra! Se può interessare sono cattolica , non sono democristiana ho una buona conoscenza degli autori della sinistra e vorrei definirmi una donna cinquantenne che guarda al passato per progettare un futuro migliore. Voto: 5 / 5 |
Sergio (10-11-2006) Un libro eccellente sotto ogni sfumatura.
Un libro più vero che verosimile.
Pare assurdo che a 25 anni dal termine della II Guerra Mondiale e quindi dall'inizio della mattanza compiuta in ispecie nel Nord Italia ad opera dei " fantastici " partigiani, ne debba iniziare un'altra...Una mattanza che ha vittime di numero inferiore rispetto a quella dell'immediato dopoguerra ma che vede giovani dalla età di 20-30 colpevoli assassinati per il fatto di essere post fascisti.
Siamo nel 2006, auspico che in futuro questi fatti non abbiano più a ripetersi nè a destra nè a sinistra anche perchè negli anni 70 i Camerati ed i Compagni sono morti, si sono ammazzati l'un con l'altro...per cosa?
Per nulla.
Voto: 4 / 5 |
paride (12-10-2006) Per non dimenticare...certo per non dimenticare!!
Potevo essere anch'io tra i ventuno di " Cuori neri", questo libro ha riportato alla memoria, in modo vivido, tempi ormai riposti tra le pieghe del mio passato. Ma questo libro ha ricreato forte il palpito, il batticuore di quelle giornate tumultuose, giornate dove lo slancio, l'irrequietezza giovanile, il convincimento delle proprie idee erano ragioni di vita. Oggi ormai cinquantenne guardo tutto con il cannocchiale al contrario, ma... questo libro mi ha ridato quel fremito perso. La maturità serve a soppesare le vicende in maniera più obiettiva e serena e questo ora faccio. Il libro di Telese è importante percè solleva quel velo che era stato posto su quel periodo, ridando tutta la dignità ai morti ammazzati che " altri " molto premurosamente si erano affrettati a togliere in quanto appartenenti ad una parte tutta da eliminare. Mazzola e Giralucci erano miei amici, li piango ancora, li piangiamo in molti, sono presenti nella mia memoria. Grazie a " Cuori Neri" tutto è tornato forte e presente, ma ho solo due rimpianti; la giovinezza andata e uno stuolo di ragazzi formidabili. Leggetelo e diffondetelo!!! Voto: 5 / 5 |
Paolo Conti p.conti@katamail.com (19-09-2006) Mi resta difficile credere che ancora ci siano persone come il sig. Candeloro, che forse troppo vecchio vuol continuare a nascondere la storia. Ci sono state vittime e carnefici con il cuore nero ed il cuore rosso, tutte la storia del dopoguerra di basa su dati incompleti e artificiosamente modificati. Noi giovani vogliamo sapere la verità e se scopriremo che i partigiani in maggioranza erano buoni ed erano bianchi e che una minoranza erano carnefici ed erano rossi questo non cambia il valore intrinseco della resistenza, ma mette in luce solo chi pur essendo carnefice è stato fatto passare per eroe. La guerra è finita da 60 anni, i documenti sono stati distrutti dai capi dei partigiani comunisti che si sono presi il merito della liberazione. Pensate che a causa della forviante informazione scolastica, oltre il 70% delle persone non sa che i bombardamenti aerei sono stati giustamente eseguiti dagli alleati? Coloro i quali bruciavano i libri (Hitler, Mao, Stalin, Pol Pot e Fidel Castro) prescindendo dal colore sono contro l'umanità. Voto: 5 / 5 |
candeloro caporaletti can.cap@gmail.com (14-09-2006) il libro non è fatto male, l'autore ha talento narrativo, ma.... Forse è troppo giovane forse semplicemente non ha gli strumenti intellettuali, ma appare completamente privo di prospettiva storica. Non si può non pensare alla spinta commerciale che in questi anni porta al successo libri come quelli di pansa. Negli ambienti dei giovani "fascisti" (sic) è già un libro di culto, questo è il risultato dell'operazione. Non emerge infatti quello che dovrebbe essere il vero messaggio: possono diventare vittime "innocenti" anche coloro che per ingenuità o ignoranza o non so per cosa si sono trovati dalla parte dei carnefici, contro le vittime della storia.
Perchè la storia italiana del novecento è una storia di vittime e di carnefici, ed i carnefici avevano il cuore nero... Voto: 1 / 5 |
giuseppe (09-09-2006) Un libro importante, bello e triste, triste per chi comandava allora e che ha fatto credere a giovani di 20 anni che chi la pensava come lui non avesse diritto di vivere (e questo soprattutto a sinistra usurpando e calpestando quello di buono che era uscito dalla Resistenza)triste per le famiglie, le mamme, i papà, gli amici, le fidanzate, quelle persone che rimangono nel dolore, nella disperazione, con il rimpianto di sogni e progetti che non si realizzeranno, triste per quegli insegnanti che hanno applaudito la morte di quei ragazzi e che hanno perso una grande occasione per poter dare un segno forte della loro esistenza e professione, difendendo quei ragazzi che pur non la pensavano come loro e riportanto nei binari di un sano confronto dialettico quelli che non erano altro che atti di guerra civile, importante per noi perchè in un paese più o meno democratico come il nostro bisogna saper accettare di essere minoranza e bisogna saper accettare che esistenza una minoranza, con il sogno e la speranza di far vincere le proprie idee ed i propri progetti convincendo gli altri (e diventando maggioranza) o mantenendo il consenso (restando maggioranza). - Scusate il groviglio di parole - un affettuoso saluto a tutti Voto: 5 / 5 |
Pierpaolo (07-09-2006) Un ritratto straziante di un periodo della nostra storia, per troppo tempo segregato nella memoria di chi c'era. Un giusto omaggio a chi, morto per un ideale, continua a vivere nella memoria di chi è rimasto. Lo consiglio vivamente a chi VUOLE sapere, senza pregiudizi. Voto: 5 / 5 |
sasso (30-08-2006) Telese corre talvolta il rischio di "beatificare" le vittime elencate, ma "Cuori neri" è un libro da leggere doverosamente per non dimenticare fatti e persone che troppo spesso e troppo presto sono state dimenticate e lasciate patrimonio di una sola parte politica. E invece sono parte della nostra storia, così come lo sono, purtroppo, tutti i tragici fatti degli anni di piombo. Sulla forma si poteva fare di meglio, ma "Cuori neri" è uno dei libri necessari per tutti gli italiani. Voto: 4 / 5 |
Antonio cavallucci32@yahoo.it (28-08-2006) Un libro bello, vivo, intenso ed emozionante. Tra tante storie drammatiche, una emerge su tutte, quella di Nanni De Angelis. Da sola, vale tutto il libro.
Sul mio comodino 3 libri non possono mancare: "A cercar la bella morte", "Fascisti immaginari" e quindi "Cuori Neri". Grazie Telese. Voto: 5 / 5 |
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