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Turani Giuseppe - Perché abbiamo il peggior capitalismo del mondo |
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Titolo | Perché abbiamo il peggior capitalismo del mondo |
| Autore | Turani Giuseppe | Prezzo Sconto 50%
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€ 6,75
(Prezzo di copertina € 13,50 Risparmio € 6,75)
Prezzi in altre valute |  | | Dati | 2004, 128 p., brossura |
| Editore | Sperling & Kupfer
(collana Saggi) |
Normalmente disponibile per la spedizione entro 5 giorni lavorativi | | 
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| Negli anni Cinquanta e Sessanta l'Italia è riuscita a diventare una delle maggiori potenze industriali del mondo. A partire dagli anni Settanta, però, è cominciato un declino che in questi ultimi tempi è andato accelerando. Scomparsi alcuni grandi gruppi, entrati altri in crisi senza più la capacità di giocare una partita autonoma fuori della nazione, ormai si contano sulle dita di una mano le imprese italiane di un certo peso, e in genere si tratta di aziende di servizi e di ex monopoli pubblici, senza alcuna proiezione verso l'esterno. Giuseppe Turani, acuto osservatore dei fatti economici italiani, propone una riflessione sugli errori compiuti in questi anni dal capitalismo nostrano.
Pietro Valeri (17-11-2004) Avevo letto a suo tempo Razza Padrona e mi aspettavo un libro di analisi
In realtà quest’ultimo libro non è un libro di analisi
Si tratta dell’ennesimo saggio con nessuna ambizione
Che il capitalismo italiano sia di arretrato o comunque un qualcosa di poco sviluppato lo sappiamo ma l’autore non si spinge molto più in là
Già il Governatore della Banca d’Italia nelle sue recenti conclusioni della Relazione annuale è stato più puntuale del nostro autore.
Anche Turani sfata un mito: piccolo non è più bello.
L’autore non fa però un’analisi approfondita, come detto, e si limita a qualche intervista o qualche annotazione, mi si permetta, un po’ superficiale.
Peccato perché visto il titolo mi aspettavo di leggere che il nostro paese non è solo arretrato economicamente ma lo è anche da un punto di vista culturale, della scuola (abbiamo il più basso tasso di diplomati e laureati d’Europa), dei servizi pubblici, del senso civico, della legalità, del rispetto e di promozione dell’ambiente, del libero mercato (ci sono ancora le professioni-corporazioni !), da un punto di vista del sistema politico, etc. etc
L’arretratezza del sistema economico è quindi da inquadrare in una più generale arretratezza socio-culturale (si pensi solo al fatto che il 50% degli italiani arriva a leggere 1 solo libro all’anno e che vanno per la maggiore programmi demenziali mentre sono pochi i lettori di giornali)
Ma torniamo al libro in esame. Ebbene avrei voluto leggere che i nostri imprenditori sono rimasti piccoli perchè non ritengono opportuno investire in azienda né lo Stato li ha mia incentivati a fare ciò (solo la DIT introdotta da Visto-Bersani era un timido avvio su questa strada). Gli imprenditori italiani hanno sempre pensato a ridurre i costi (specie quelli del lavoro) e quasi mai a investire mettendo i propri soldi in azienda. Senza parlare delle tasse il cui pagamento regolare è ormai diventata l’eccezione mentre il condono la norma.
Voto: 1 / 5 |  |  |  |
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