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Pansa Giampaolo - Sconosciuto 1945

Sconosciuto 1945 TitoloSconosciuto 1945
AutorePansa Giampaolo
Prezzo
Sconto 15%
€ 15,30
(Prezzo di copertina € 18,00 Risparmio € 2,70)
Prezzi in altre valute
Dati2005, XII-475 p., rilegato
EditoreSperling & Kupfer  (collana Saggi)

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61 recensioni|Invia recensione|
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Descrizione
È la memoria degli sconfitti nella guerra civile ad accompagnarci lungo le pagine di questo libro. Storie dolenti, mai venute alla luce, che Giampaolo Pansa ha raccolto, cercato, ricostruito con partecipazione, puntiglio e grande rispetto per le troppe vittime incolpevoli, travolte dagli orrori della resa dei conti quando erano ragazzi o bambini. Storie sempre taciute per molte ragioni: la condizione di perdenti, l'ostilità dei vincitori, l'isolamento sociale e, nell'immediato dopoguerra, la paura di possibili vendette anche contro i genitori, i figli o i fratelli dei fascisti uccisi. Un capitolo proibito della nostra storia, narrato da italiani vissuti per sessantanni nella condizione obbligata di prigionieri del silenzio. Un'opera da cui emerge con chiarezza quanto l'Italia sia ancora oggi un paese diviso, a dispetto dell'antifascismo sbandierato dalla cultura dominante.

La recensione de L'Indice
Recensione de L'indice
Non avrei più osato, recensendo il nuovo libro di Giampaolo Pansa, correre il rischio di essere di nuovo insultato dal "Foglio" o ancora amabilmente deriso da Battista, se, dopo aver letto questo Sconosciuto 1945 , libro utile, che documenta una volta di più, encomiabilmente (prego prendere nota dell'avverbio, che ripeto e sottolineo per sicurezza), la vergogna della violenza dei vincitori sui vinti (la peggiore violenza), non mi fosse venuta tra le mani, per vie che non posso rivelare, quella che ho ragione di credere si tratti di una redazione dello stesso libro poi modificata nell'edizione definitiva attualmente in commercio.
La copia in mio possesso è grosso modo il doppio, per mole, di quella in libreria, perché, a ogni racconto dell'assassinio di un fascista, segue il racconto dell'assassinio di un antifascista, secondo una simmetria dell'orrore ben spiegata nell'altro punto del libro poi mutato nella stampa: la prefazione. In questa, infatti, Pansa, invece di tessere l'elogio di se stesso, come poi fa nella versione definitiva, riportava la parte centrale del capitolo IX del Sentiero dei nidi di ragno di Italo Calvino, là dove Kim spiegava che il "peso di male" gravava su entrambe le fazioni in lotta, partigiani e fascisti, tanto che "basta un nulla, un passo falso, un impennamento dell'anima e ci trova dall'altra parte", ma anche che da una parte la violenza cercava generosamente di porre finire alla violenza, e dall'altra, invece, puntava a ribadirla alla sua catena di odio e cieco furore. Peccato che, probabilmente per ragioni editoriali (il volume sarebbe stato troppo grosso e costoso), sia stata cancellata, con la prefazione citata, anche tutta la sezione dedicata agli ammazzati dai nazifascisti, a quell'Ignoto 1944 di cui si trovano tracce su varie lapidi che ricordano altri tragici caduti.
Peccato anche perché sarebbe stato utile mettere a confronto, nei racconti dei figli e discendenti, le due diverse mitografie, quella nera, tutta perbenismo di mezza età e amore di patria, e quella rossa, tutta eroismo giovanilistico e gusto della libertà. Sarebbe stato utile, specie per chi non stravede per nessuna mitologia, ma, dalla constatazione delle comuni miserie, non desume l'indifferenza, l'interscambiabilità dei valori tra le due parti dell'Italia divisa. Sarebbe stato utile soprattutto a Pansa, perché si sarebbe risparmiati i prevedibili encomi del "Giornale di Famiglia", da tempo impegnato in ricostruzioni di atroci fatti del biennio della guerra civile, che assurdi testimoni oculari si ostinano purtroppo a confutare.
Comunque, anche quello che resta del libro di Pansa, va letto e fa pensare e fremere d'indignazione; l'omissione dei crimini dell'altra parte non toglie certo orrore a quelli denunciati. Del resto, c'è ragione di credere che gli assassini perpetrati da fascisti su italiani saranno raccontati nel prossimo libro di Pansa, previsto per l'ottobre 2006.

Vittorio Coletti

I vostri commenti
Recensioni 1 - 20 di 61 recensioni presenti.  Media Voto: 4.21 / 5

Salvatore Palma (19-09-2011)
Un libro ricco e documentato che ha probabilmente richiesto un notevole e paziente lavoro di ricostruzione storica per squarciare un velo su tanti episodi mai rivelati o poco noti della Resistenza e del periodo immediatamente successivo: orrori, vendette, omicidi, esecuzioni sommarie eseguite senza una ragione apparente. Su tutti la storiografia successiva (e i vincitori!) ha alzato una ferrea cortina del silenzio. Un buon libro che aiuta a capire il punto di vista degli sconfitti, che vuole contribuire a "rivisitare" le travagliate vicende di quel periodo storico e che, per essere apprezzato fino in fondo, deve essere letto con atteggiamento sgombro da incrostazioni e pregiudizi ideologici.
Voto: 5 / 5
daniele (23-03-2007)
Pansa prosegue ad illustrare ciò che i pavidi storici nostrani ci hanno negato per decenni!
Voto: 5 / 5
Pier Paolo (29-11-2006)
Ho letto in successsione "Prigionieri del Silenzio" Il sangue dei vinti e "Sconosciuto 1945" Ho finalmente trovato "molto" di tutto ciò che avevo sempre sentito dire ma che "non avevo mai letto". Il mio ramarico sta nel fatto che questi libri siano stati scritti " toppo tardi" Immagino infatti ciò che sarebbe stata l'Italia negli anni 70 durante la mia adolescenza e giovinezza con in mano questi documenti. L'arroganza e la protervia dei comunisti probabilmente oggi non ci sarebbe e, forse, non ci sarebbero i comunisti...
Voto: 4 / 5
Carmela Zangara (12-11-2006)
Trovo che "La grande bugia" sia un libro di grande interesse per la ridefinizione di quel momento storico in cui la guerra mondiale diventò scontro aperto tra fascismo ed antifascismo. E' un lavoro di recupero di fatti dimenticati o taciuti che nasce forse dall'amore per la verità in sè e per sè, non certo dal bisogno di fare il filo né ad una destra né ad una sinistra. Ne è passata di acqua sotto i ponti per attestarsi ancora su posizioni contrapposte di faziosa menoria. Non è faziosa la verità se riguarda il passato pietrificato, perciò immutabile, del quale possiamo soltanto prendere atto. Per farlo tuttavia bisognerebbe superare il concetto storiografico della storia interpretata unilateralmente, uscendo da ogni e qualsiasi pregiudizio ideologico condizionante. E Pansa a mio parere lo ha fatto. Grazie per questo. Questo libro tra l'altro mi è caro perchè leggendolo mi sono ritrovata. Anch'io ho seguito lo stesso percorso di Pansa raccogliendo testimonianze di sopravvissuti nella zona di sbarco della VII Armata Usa in Sicilia che ho raccolto in due volumi pubblicati. Anch'io Ho trovato molte verità ancora sconosciute che cambiano la prospettiva della storia dello sbarco. Ad esempio sui registri di Stato civile di alcuni comuni siciliani, la morte per fatti bellici era registrata come morte naturale. Attravverso i testimoni abbiamo trovato che soltanto nella landing zona di Licata i caduti furono almeno 400, di cui 189 americani 123 italiani, 43 tedeschi e 73 civili. Nel 1950 l' istat parlava di 500 caduti colpessivi per tutta la provincia di Agrigento. L'incongruenza è palese. Noi ne abbiamo registrati almeno mille. Anch'io sono di sinistra, anch'io mi sono avventurata in questa ricerca per caso. E quando ho trovato questi fatti la mia correttezza morale mi imponeva la registrazione del dato. Non sento di aver fatto revisionismo, nè di aver aderito a nessuna ideologia, ho dato spazio al vero. Ecco perchè mi piacerbbe poter conttattare Pansa. Potete fornirmi l'indirizzo e-mai
Voto: 5 / 5
Tommaso (06-11-2006)
Per quanto riguarda la tecnica di scrittura, è forse discutibile l'insistenza con cui Pansa continua nel dialogo con l'interlocutore immaginario (come nel successivo libro La Grande Bugia), anche se occorre ammettere che operando altrimenti si finirebbe col trovarsi dinanzi ad un libro di certo meno agevole e più pesante; e forse è anche grazie alla facilità di lettura che i suoi libri hanno la fortuna che meritano. Altro enorme pregio del volume è l'aprire il velo che forzatamente celava una verità conosciuta solo ad una parte del Paese e drammaticamente sottaciuta ai più. Chi lo ha recensito qui in maniera negativa mi pare che non abbia neppure letto il libro e formuli un giudizio non personale ma frutto di un'ideologia. Purtroppo anche ciò è conseguenza di una censura durata sessant'anni nel Paese. Di certo è un libro che oggettivamente "brucia". Per l'argomento in sè, e probabilmente ancor più in chi lo affronta con una chiave di lettura esclusivamente politica e di parte, e per ciò è restio ad ammettere che ci troviamo di fronte ad un volume denso di riferimenti reali e documentati.
Voto: 4 / 5
giovanni burgio salburgi@aliceposta.it (30-10-2006)
Forse Pansa dimentica che la resistenza non è solo un episodio della storia d’Italia. È anche un mito fondante. Vuol dire quindi che dal fenomeno resistenziale trovano fondamento ed ispirazione i principi che nel loro complesso formano l’architettura della nostra Repubblica. Nella lotta antifascista e antinazista si coagulano e si saldano, gli orientamenti d’ispirazione liberale, democratica e socialista che insieme costituiscono l’architrave della costituzione. Ogni ordinamento giuridico è fondato su una norma primaria che legittima quella gerarchicamente subordinata. Ma la pietra angolare di ogni ordinamento è un fatto storico. Per il nostro ordinamento repubblicano quel fatto storico è proprio la lotta antifascista. Migliaia di giovani che pur tra errori, violenza, miseria seppero riscattare la propria dignità riconoscendo nella libertà e nella giustizia i valori per cui battersi contro un nemico che nel settembre del ’43 era ancora forte e controllava buona parte del territorio nazionale. Dalla resistenza sarebbe provenuta la classe politica della neonata repubblica, una classe politica che in quella lotta si sarebbe formata e forgiata. Avrebbe chiarito di fronte ad un nemico spietato e senza scrupoli, quali diritti fondamentali non potessero mai più essere oggetto di negoziazione e li sigillò nella costituzione, il frutto non di un compromesso ma di una promessa imperitura di pace, libertà e democrazia. L’approfondimento storiografico quando è condotto con spirito scientifico e con rigore morale sul tema della resistenza costituisce l’opportunità per verificarne le dimensioni, per sondarne e valutarne le singole e plurali anime che l’hanno formata, per saggiarne limiti storici e gli errori politici. Ogni rivisitazione è opportuna da un punto di vista politico, necessaria da un punto di vista civico. Tuttavia della Resistenza non può essere dissacrato il nucleo più profondo.Perchè ciò comporterebbe la corrosione delle fondamenta della Costituzione repubblicana.
Voto: 1 / 5
AntonioZ. (30-10-2006)
In effetti il commento di Danilo è davvero spassoso! E non solo il suo, per carità! Ma procediamo per tappe: 1): strumentalizzazioni? I neofascisti non hanno bisogno di aggrapparsi a Pansa (tra l'altro uomo di sinistra)per dimostare determinati avvenimenti. Sono fatti vecchi e risaputi. Pisanò, ad esempio, ha scritto 3 volumi enciclopedici a riguardo; con tanto di fotografie, date, nomi e cognomi. Eistono degli archivi, i dati sono tutti riscontrabili. Vorrei precisare come quest'opera non sia mai stata dichiarata fasulla bensì semplicemente sottaciuta, come moltissime altre (così ho risposto anche al punto 5!). 2): Erri quando scrivi che Pansa si limita a fornire dati di uccisioni e massacri senza rivelare nulla di nuovo. Forse, nel leggere "Sconosciuto 1945" o "Il sangue dei vinti" o "La grande bugia", non rimarrà sorpreso un neofascista, o uno storico coscienzioso. Ma ti assicuro che la gran parte degli studenti di scuola superiore, e università, si domanderebbe allibita se ciò che legge sia vero o pura finzione. D'altra parte basta leggere i commenti pubblicati proprio su Ibs. Tu, caro Danilo, sottovaluti un piccolo particolare: nelle scuole, il 90% dei docenti di storia non insegna, fa propaganda! 3): i lati peggiori dell'uomo non vengono fuori solo in guerra. Lo storico russo Medvedev ha detto: "nessun esercito in tempo di guerra ha subito nei suoi alti gradi perdite paragonabli a quelle subite dall'esercito sovietico in tempo di pace." Mi chiedo se a scuola ti abbiano mai parlato delle "purghe"...Stalin?...Ti dice niente? 4): Ho letto molte volte la storia d'Italia del 1919-22. Ti rammento che quella fascista è stata la rivoluzione meno sanguinosa della storia recente. Non dimenticare che Lenin stesso ha affermato che "non c'è mai stata un guerra civile o una rivoluzione senza fucilazioni". E attento a non scordare che in Italia i comunisti sono stati gli artefici del clima di disordine e di instabilità del governo. Persino Crispi e Giolitti adottarono misure repressive. 6): incomprensibile...
Voto: 5 / 5
Gabriel de La Roche's gabrieldelaroches@libero.it (30-10-2006)
Ho letto un solo libro di G.Pansa, e mi è bastato. Oltre a non dire nulla di nuovo, il giornalista rimarca ancora una volta la sua malafede e la sua propensione a rivisitare la storia in modo sfacciatamente revsionista. Non considera che una guerra prottrattasi per oltre 5 lunghi anni, ed una dittatura da operetta durata altri 20, favorirono degli odi, dei risentimenti. Anche dopo la linea di confine del 25 aprile; non è un interruttore che si accende o si spegne a piacimento. E' inevitabile che vi siano dei strascichi e delle vendette anche personali. Anzi, a noi italiani è andata fin troppo bene, in altri Paesi dove la Resistenza all'occupazione era iniziata sin dai primi mesi di guerra, Francia, Grecia, Jugoslavia, Olanda, ecc. si sono verificati dei fatti ben più orribili. In Italia si è perdonato con troppa fretta, le angherie e le crudeltà verso i civili ed il popolo. Togliatti fece terminare molto presto l'epurazione, riappacificando le parti. Bene fanno quegli intellettuali,giornalisti,opinione pubblica, politici che difendono a spada tratta,la storia memorabile della Resistenza contro le varie riletture di comodo del momento. Troppo tempo è trascorso, molti di quelli che vissero quei tempi irripetibili e pieni di speranza, stanno scomparendo per questioni anagrafiche e l'inevitabile oblio,è pronto a generare nuovi mostri. La memoria vivente si è ridotta ad un lumicino e molti servi sciocchi, ne approfittano per dire la loro in modo revisionistico. Chi è morto sulle montagne in clandestinità forzata, o è stato venduto per poche lire da chi faceva delazione per lucrare, si sta rivoltando nella tomba, se ne ha una.
Voto: 1 / 5
danilo alfataurus2001@libero.it (27-10-2006)
L'ennesimo libro di Pansa sullo stesso argomento induce a queste considerazioni: 1)Pansa non considera il rischio di strumentalizzazioni che comporta la sua opera di c.d. revisione 2)Non racconta sostanzialmente nulla di nuovo:si e' sempre saputo che ci sono stati crimini e rese dei conti di ben altro tipo durante il periodo della resistenza 3)In periodi di guerra si sa che emergono i lati peggiori dell'uomo:lo si e' visto anche recentemente nell'ex Jugoslavia:ci sono sempre crimini da una parte e dall'altra. 4)Pansa non considera,ed e' un grave errore,che erano passati poco piu' di 20 anni dalle spedizioni punitive dei fascisti nel corso del primo dopoguerra:si rilegga la cronaca degli anni dal 1919 al 1922 e capira' il perche' di certi strascichi. 5)Se la guerra fosse finita in un altro modo non penso che potrebbe pubblicare liberamente le sue tesi. 6)Ci trovo troppi motivi personali che non dovrebbero inficiare una corretta ricostruzione storica:troppo livore,ingiustificate insofferenze o e' solo un'astuta manovra per suscitare scalpore e incrementare i propri guadagni? Anche per Pansa pecunia non olet a quanto pare.
Voto: 2 / 5
Umberto Fusini umberto.fusini@gmail.com (18-10-2006)
E' un libro che racconta una parte della storia taciuta da chi ha in qualche modo, tenuto in mano tutta la così detta "cultura" italiana del dopoguerra, che ha fatto si che certe storie non andavano raccontate, i buoni hanno vinto e i cattivi (come deve essere) hanno perso, basta. Invece non è così, non tutti quelli che hanno vinto era no buoni e non tutti quelli che hanno "perso" erano cattivi, e molti dei così detti cattivi venivano uccisi in modo truculento senza motivo, assieme a dei buoni che non lo erano aa sufficienza. Storie come queste ne esistono tante e non sono note, bene sarebbe che anche altri che le ricordano, le rendano patrimonio per fare una storia più completa. Chissà che su queste spinte non ci si riesca, forse...
Voto: 5 / 5
enzo dieci enzodieci@virgilio.it (14-10-2006)
Già...gli antifascisti dell'ultima ora che vestiti in borghese sparavano alle spalle ed assassinavano a freddo. Coloro che il 25 aprile hanno "liberato" l'Italia dagli Italiani!!! Costoro che a distanza di sessant'anni si indignano e lanciano anatemi, a costoro è stato "toccato" il nervo scoperto. Coscienze sporche di chi sino al 1950 ha continuato ad assassinare. Bravo Dott. Pansa, continui ad avere il coraggio che ha dimostrato sinora, renda giustizia a coloro che sono morti per L'ONORE D'ITALIA, gridando "PATRIA" prima di spirare. La reputo una persona al di sopra delle parti, che, con piglio giornalistico ci racconta una Storia recente e volutamente nascosta, per il timore di "dover pagare il conto". Cordialmente
Voto: 5 / 5
Ernesto Rossi (13-10-2006)
Vorrei sapere a cosa servono questi libri.E' dalla fine della seconda guerra mondiale che si discute.Le cose sono viste da due parti diametralmente opposte.Chi aveva subito delle violenze se poteva si è vendicato, è umano,anche in Francia e in altri paesi si è verificata la stessa cosa.Dopo una dittatura e dopo tanti lutti stragi,rappresaglie da una parte la reazione era una conseguenza,è una legge fisica ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria.Tutte le discussioni su fu o non fu guerra civile servono solo per scrivere articoli e libri di poca sostanza e poche novità
Voto: 1 / 5
Tommaso Spanevello spane_53@hotmail.com (07-10-2006)
L'idea alla base del libro è molto buona e rende giustizia a quella porzione di italiani massacrati, dopo la fine della guera. Ma... Difficile non indignarsi quando scritti come questo offono argomentazioni per un qualche revisionismo storico, circa la Liberazione. I Repubblichini "coraggiosi ragazzi"? I Repubblichini "morti per un ideale?" I Republicchini "morti per non tradire l'onore di'Italia?" Di quale coraggio parlate, sfacciati? Di quale ideale parlate, sfrontati? Di quale onore d'Italia parlate, ignoranti? I ragazzi-coraggiosi-morti per un ideale-e-l'onore d'Italia- chinarono la testa di fronte allo straniero per paura, viltà, mancanza di dignità, di coraggio, o più semplicemente per un ideale che era quello nazi-fascista. E' corretto rendere giustizia (non onore) anche all'altra parte della barricata che divise l'Italia. Poi, io su chi fossero i cattivi o i buoni ho soltanto la mia opinione. Però, so che i primi erano nazi-fascisti. I secondi NON erano esclusivamente comunisti, come vogliono far credere i perversi cultori del revisionismo storico. C'erano anche liberali, socialisti, democristiani, perfino monarchici! Insomma, esclusi gli ultimi, tutti coloro che hanno creato la nostra Costituzione, la nostra democrazia, per quanto malata, la nostra libertà. La nostra Italia. La nostra su cui il sangue innocente versato a causa dei ragazzi-coraggiosi-morti-per-un-ideale, fu estremamente copioso. Caro Pansa, la storia, la verità, hanno volti, hanno ideologie. E non sono MAI sullo stesso piano. Altrimenti, non ci sarebbe storia, non ci sarebbe verità. Cari revisionisti, la democrazia e la libertà in nome delle quali voi berciate e strillate, per alcuni versi giustamente, "Giustizia! Giustizia!", è nata anche sul sangue dei ragazzi, (NON comunisti bensì anti-fascisti), da voi tanto disprezzati. Non dimenticatelo mai. Mai! Illudetevi pure che fossero comunisti, siate ingrati, ma non permettetevi di cambiare la storia. Sarebbe come regalarvi l'Italia. E io l'Italia non ve la regalo.
Voto: 2 / 5
CRISTIAN (27-07-2006)
UN ATTO DOVUTO DI PANSA,CHE UOMO DI SINISTRA LAUREATOSI CON STUDI SULLA "RESISTENZA" :QUELLA ERRONEAMENT5E CHIAMATA COSI' ,PERCHè A DIFENDERE L'ITALIA DAGLI STRANIERI ANGLO AMERICANI CìERANO I CORAGGIOSI REPUBBLICANI DELL'RSI CHE NON TRADIRONO E NON SE LA SVIGNARONO NEL MOMENTO DI MASSIMO SACRIFICIO. pANSA CREDO ABBIA SNETITO IL DOVER EPER ONESTà INTELLETTUALE DI SCRIVER EIL SANGUE DEI VINTI E CON L ELETTERE DEI FAMILIARI DELLE VITTIME DAL SILENZIO IMPOSTO DAL REGGIME DEMOCRATICO HA TIRATO FUORI UN ALTRO LIBRO CON POCA SPESA TANTA RESA.
Voto: 5 / 5
Maurizio (21-06-2006)
E' un libro di storia, semplicemente un libro di storia come tanti ce ne sono.Ben scritto ed esaustivo almeno per quella parte di storia che intende raccontare.Che la storia sia stata scritta normalmente dai vinti e' tanto ovvio quanto lo e' la conoscienza e la visitazione dell'"antistoria". Il libro di Pansa non aggiunge nulla alle mie considerazioni, aggiunge informazioni.Preferisco, per la mia propensione all'ottimismo che fatti che coinvolsero la destra e il fascismo vengano esaminati da un uomo sicuramente antifascista e con una visione prospettica del mondo di sinistra. E' un libro di storia dunque e va letto in questo contesto, nella speranza che stimoli la lettura di altri se non da altre letture sia stato stimolato. In questa ottica non sono pero' d'accordo con quasi nessuno degli interventi qui presenti. Non credo fosse nello spirito di Pansa legittimare una sorta di revanchismo o di revisionismo. Non e' da un libro che si traggono verita', credo non basti una vita.Chi presume di comprendere la storia da un singolo libro e' persona che alla storia ha gia' dato un taglio, una forma, una sua sostanza e non attende che conferme. Io francamente vivo di dubbi, temo le certezze assolute perche fanno calare la luce sulle cose.Bravo dunque Pansa anche se l'impressione e'che un po ci marci, per il solito motivo dei soldini
Voto: 5 / 5
Guido baro_nero@yahoo.it (16-05-2006)
Un bel libro, un bel libro davvero. Storie "vere" di un'epoca di odio e terrore, di "bella" e "cattiva" Morte; storie di Giovani italiani/e che conoscevano bene a cosa andavano incontro, che pur sapendo che la guerra era perduta, scelsero di non tradire un ideale, per l'Onore d'Italia. Un bel libro, un bel libro davvero....peccato sia stato scritto nel nuovo millennio e non negli anni '50/'60/70'/80'. Voto positivo, ovviamente, con augurio di un futuro di altre verità pubblicate e non da 60 anni solo bisbigliate.
Voto: 5 / 5
Mauro Poli (24-04-2006)
Come figlio di esiliati istriani, venuto infine ad abitare in Emilia, non ho potuto non essere colpito dalla "riesumazione" del dolore per tanto tempo negata. E come la esistenza delle foibe per tanto tempo seppellita dal silenzio è una grave colpa della sinistra, anche la non ammissione che la nostra repubblica non è nata solo da splendidi ideali costituzionali, ma anche da sangue, morte ed ingiustizia ci rende incapaci di dimenticare. Guai a chi dimentica la propria storia passata, pur violenta ed iniqua che sia.Penso infine che a questa situazìone coercitiva del dopo 45 sia da ricondurre l'immobilismo politico della nostra regione, caso unico in democrazia. E' tutt'ora difficile commemorare i sacerdoti (penso siano 17) uccisi dai partigiani in quesi giorni.
Voto: 4 / 5
giannattasio info@ritis.net (05-04-2006)
Credo che sconosciuto 1945, dovrebbe entare nei libri di scuola, per far conoscere agli studenti non una sola verità.Visto che nella maggioranza delle istituzioni, al giorno d'oggi, siamo sommersi da persone che tentano in tutti i modi di inculcare pensieri di colore rosso.
Voto: 5 / 5
Ugo (06-03-2006)
Dalle mie parti, io sono marchigiano, nei giorni della "liberazione" sono avvenuti alcuni omicidi. Un ragazzino fascista, 15 anni, era stato, in un agguato dei partigiani, dapprima ferito e poi assassinato mentre era degente all'ospedale. Sulla sua lapide ci sono scritte solo la sua data di nascita e di morte, nient'altro. Lui è morto, ma non ha avuto la qualifica di martire, cosa che hanno avuto tutti i partigiani uccisi dai fascisti; è morto e basta. Non ha diritto di essere riconosciuto come vittima il 25 aprile perché era un fascista. Quella lapide, quel ragazzino, meriterebbero più rispetto, e non l'oblio che si fa calare sulle verità scomode.
Voto: 5 / 5
Marco Perri perri.marco@gmail.com (16-02-2006)
Ottimo libro migliore de"Il sangue dei vinti"perchè tratta anche episodi anteriori al 25 aprile.E' indubbia la veridicità dei fatti narrati perchè diversi di essi si trovano anche facendo ricerche su internet.Volevo infine dire ad Elisa che ha ragione quando dice che andrebbe chiesto ai protagonisti di quella guerra come sono andate realmente le cose ma oltre a chiederlo ai membri dell'ANPI và chiesto anche ai reduci della RSI.
Voto: 5 / 5
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