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Dipollina Antonio - Quando c'era 90° minuto | Quando c'era Novantesimo, il calcio era diverso, e anche l'Italia. Dal 1970, anno di nascita, al 2005, con la resa definitiva alla tv commerciale, Novantesimo minuto ha scandito la storia del nostro paese. La formula era semplice: i gol e poco più; lo spirito rivoluzionario (e forse lo sarebbe anche oggi): parlare di calcio senza prendersi troppo sul serio. E a fare lo show ci pensavano loro, "quelli del teatrino", diretti con mano d'artista da Paolo Valenti, giornalista-gentleman. Necco. Castellotti. Gard. Vasino. Giannini. Bubba. Nomi che si mandano a memoria - come la Nazionale dell'82 o la Grande Inter -, volti che hanno fatto di Novantesimo una trasmissione leggendaria. Una leggenda che, oggi, vale la pena di raccontare.
Media Voto: 4.33 / 5pasquale (09-09-2007) Un bel tuffo nel passato a ricordo di personaggi familiari e di tempi in cui il calcio e la TV erano vissuti meglio. Che nostalgia. 4,5 per le emozioni suscitatemi non certo perche'il libro e' un capolavoro letterario ma d'altronde non ha sicuramente la pretesa di esserlo.
Grazie Di Pollina. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Davide B. (31-01-2006) Ammettiamolo: a quanti piace questa sorta di "spezzatino" calcistico riparito fra la sera di sabato e quella di domenica? A nessuno, credo. Tranne a SKY e ai vari digitali terrestri (RAI, Mediaset, La7).
E i turni infrasettimanali giocati di mercoledì sera? Fosse per me, li abolirei. Specie in inverno, quando di sera fa ancora più freddo di quanto non ne faccia di giorno.
Prendetemi per nostalgico, ma leggere questo libro mi fa pensare ai bei tempi (neanche tanto remoti) in cui tutte le partite si giocavano la domenica pomeriggio. Anche le partite più significative.
Mi viene anche da pensare ai tempi in cui Paolo Valenti, alle 18:10, salutava l'Italia sportiva con il suo "Amici sportivi, buonasera". E mi ricordo anche quando si collegava col mitico Tonino Carino (da Ascoli): più che collegamenti, erano siparietti di avanspettacolo.
Insomma: vale la pena di spendere 12 euro per questo libro. Compratelo e leggetelo. Scoprirete una trasmissione che, attraverso il calcio, ha fatto un pezzo di storia DELL'ITALIA. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
sasso (04-01-2006) Un bell'omaggio, ironico e affettuoso quanto basta, alla banda Valenti, che animò il tatrino della popolare trasmissione domenicale sul calcio a partire dal 1970, fino all'ingloriosa fine del luglio 2005. Dipollina, valido giornalista di Repubblica, ripercorre le gesta di personaggi che senza grande clamore (e senza grande competenza calcistica) sono entrati nelle case (chi non conosce Luigi Necco o Gianni Vasino?) e perfino nel lessico degli italiani, come nel caso di Tonino Carino, per il quale il trio Solenghi-Marchesini-Lopez inventò una specie di filastrocca che diceva "sono Tonino, sono Carino, sono la gioia di mamma e papà". Attraverso la storia della creatura di Valenti e Barendson, entrambi ricordati con grande affetto dai corrispondenti dalle varie sedi regionali della RAI, si ripercorre la storia anche del nostro costume, passato dall'immagine tristissima della coppia domenicale che passeggiava con lui che teneva con una mano la radiolina appiccicata all'orecchio e con l'altra la fidanzata dallo sguardo triste, a quella dei bar pieni di giovani e anziani che guardano l'anticipo o il posticipo su Telepiù, e poi a quella del tifoso che da solo si guarda le partite su Sky da solo. Si tratta di un calcio, e forse di un paese, che forse non c'è più. Al garbato teatrino di Paolo Valenti si è sostituito lo sguaiato autoblob di Aldo Biscardi, senza contare le pagliacciate mughiniane, le supermoviole e i vari telebimbumbam. Amen. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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