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Russo Carla M. - Monluè. 1920-1921: primo anno di scuola elementare di Stato... | 1920-1921: per un gruppo di ragazzini di Monluè, un paese situato vicino a Milano, sulla riva destra del fiume Lambro, inizia l'avventura della scuola: dapprima paurosi e smarriti, nel breve volgere di un anno scolastico, i ragazzi di Monluè si trasformano in un gruppo solidale e compatto, capace di superare difficoltà e contrasti. Il loro mondo e tutto ciò che li riguarda è raccontato con un misto di poesia e umorismo dal giovane protagonista Achille Daniotti. Età di lettura: da 9 anni.
| La recensione de L'Indice |

Carla Maria Russo si ispira alle memorie di Fiorenza Daniotti Conti, bambina negli anni venti nelle campagne lombarde, per raccontare l'incontro di un gruppo di bambini e bambine "delle cascine" con la prima scuola rurale del paese, avamposto di italianità e di regole nuove. "A scuola si parla l'italiano, Signora Maestra", sono costretti a ripetere in coro i poveri figli dei contadini, terrorizzati da doveri incomprensibili e ordini urlati in una lingua diversa dalla loro. Le bambine con i capelli tirati dietro alle orecchie, impastati di acqua e sapone ("perché non si spettinino"), i bambini rattoppati, rumorosi nei loro zoccoli di legno, il lungo Peder, primogenito di madre vedova, il piccolo Luisin, figlio di padre ubriacone (ma non è colpa sua se torna a casa e picchia forte, è la guerra appena finita che gli ha insegnato a bere), Sandrin che sa fare le magie e vuole diventare medico, i figli del padrone, le bambine di città, che "quando scrivono non si macchiano le dita e, soprattutto, non macchiano i quaderni e non fanno le orecchie (…) hanno anche le matite colorate, tutte quelle che servono (…) hanno le scarpe chiuse (…) hanno mamme che non assomigliano alle mamme delle cascine, con bei vestiti e tutti i denti in bocca": l'autrice dipinge un mondo molto lontano dal nostro, ma riesce a renderlo credibile e interessante, a incuriosire e coinvolgere, fino a portare il lettore ad ammettere – con la maestra a cui gli alunni hanno "spiegato la primavera" – che ci sono cose che loro conoscono molto meglio di altri, cose divertenti da imparare per chi vive in case in cui "non ci sono neppure i cortili dove tutti si riuniscono e si incontrano a giocare". Il diario di un anno di scuola è scritto dal piccolo Achille, ed è sua la voce che racconta delle stranezze delle bambine, delle guerre tra ragazzi, della crudeltà del gruppo, della solidarietà improvvisa, delle cose che cambiano, si trasformano e, come dice l'ormai convertita maestra, "formano il carattere": perché, in fondo, questo è un piccolo romanzo di formazione, formazione collettiva, però, e non individuale. E anche in questo sta la bravura dell'autrice. Sara Marconi |
maria novella mntodaro@libero.it (28-02-2005) molto gradevole e ben scritto. Sottolinea differenze e valorizza le uguaglianze senza strafare. Dice della scuola davvero e non di un'idea di essa. Bel personaggio la maestra disposta al cambiamento. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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