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Richard Storm è un produttore hollywoodiano che ha fatto fortuna con i film dell'orrore. Ma non è soddisfatto. Parte allora per l'Inghilterra, deciso a trovare una risposta alle domande che più lo assillano: che cosa c'è di vero nelle storie di fantasmi? Esiste realmente l'aldilà? Può lo spirito ritornare sulla terra? La sua ricerca lo metterà in contatto con una serie di personaggi perlomeno insoliti: un'affascinante ereditiera, una veggente in caccia di uno spietato serial-killer e soprattutto Iago, uno spettro che si aggira per la campagna inglese con l'unico scopo di punire chi è ancora in vita... Non ci vorrà molto a Richard per capire che l'orrore dei suoi film non è nulla rispetto a quello che dovrà affrontare nella realtà...
| La recensione de L'Indice |

scheda di Bertini, M. L'Indice del 1999, n. 02
Brutto segno quando l’editore si sente in dovere di aggiungere ai già cospicui allettamenti di un giallo recente (titolo efficace, autore affermato, copertina con bel paesaggio di brughiera) anche l’esca, alquanto discutibile, di una prezzolata benedizione di Stephen King.E in effetti Klavan non è più, in questo thriller inquinato da ben dosati sdilinquimenti alla Love story, il rigoroso e crudele narratore di Non dire una parola e di L’ora delle bestie, che non aveva bisogno di alcun padrino per trovare lettori alle sue storie dure e perfette.Resta comunque un artigiano capace, cui non manca un pizzico di genialità: i suoi lettori apprezzeranno, in Spettri, non tanto la vicenda centrale, che segue le tracce di una setta satanica in un’atmosfera un po’ alla X-Files, quanto la cornice in cui questa vicenda molto gradualmente si svela.Di questa cornice fanno parte tre bei falsi d’autore, pastiches di storie di fantasmi inglesi vagamenti rétro: Annie la Nera, Il castello dell’alchimista ovvero il fato della vergine, La confessione del monaco.Si aggiunga che, forse sulla falsariga di Jonathan Coe, non manca una vena cinefilica, in cui l’autore strizza l’occhio ai patiti di Corman... Spettri non toglierà il sonno a nessuno, ma il divertimento è comunque assicurato.
(M.B.)
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Media Voto: 3.5 / 5rupert (25-08-2004) discreto, ma nulla di più. Una mezza strada tra la ghosts-story ed il triller che però a tratti annoia. Mi chiedo: ma come sono diventati dei best sellers alcuni libri di questo autore? E mi rispondo indirettamente da solo: ma avete mai provato a leggere le boiate della Rice, polpettoni insipedi di vampiri? Ma allorra leggete (o ri-leggete) Il Castello dii Otranto di Walpole, Il Monaco di Lewis, il Dracula di Stoker ed anche Shelley e ... perchè no, La Nube Purpurea. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Romano De Marco romdema@tin.it (28-04-2002) Sono scettico nei confronti degli autori di thriller che ad un certo punto della carriera attingono nel sovrannaturale, anche perchè spesso considero l'espediente sintomo di una mancanza di idee.. quì devo dire però di essermi ricreduto... Klavan come sempre crea una tensione ed una suspance davvero eccezionali.. la lettura scorre fino al termine (che come spesso capita con questo autore lascia in bocca un pò d'amaro...) e l'opera non è certamente al di sotto della alta media dello scrittore che tra l'altro mette su una trama avvincente e convincente (chiaramente con la applicazione del principio della "sospensione dell'incredulità...) Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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