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Caruso Alfio - Tutti i vivi all'assalto | Nel luglio 1942 l'Armata italiana in Russia contava circa 230.000 uomini, più veicoli, carri, materiali vari e animali. Per il trasporto furono necessari duecento convogli ferroviari. In seguito all'offensiva sovietica del dicembre di quell'anno, cominciò una disastrosa ritirata che continuò per centinaia di chilometri nella sterminata pianura russa: ogni giorno duri combattimenti falciarono migliaia di soldati. Il resto, e fu il più, lo fece il gelo. Male armati, peggio equipaggiati, in condizioni disumane, 70.000 vennero fatti prigionieri: la maggior parte morì di stenti nei campi di prigionia.
12 recensioni presenti. Media Voto: 3.75 / 5Sergio (18-04-2007) Bellissimo libro, Caruso ha l'indiscutibile capacità di appassionare e coinvolgere il lettore come se fosse stato anch'esso presente in quei giorni e conoscesse tutti i soldati che cita. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Marco Mancini mark.mm@jumpy.it (09-07-2005) Dopo un interessante primo capitolo, mi sono trascinato con grande fatica nella lettura fino al quarto capitolo, cioè fino a pag.112. Non credo che riuscirò a proseguire oltre, ad arrivare fino alla fine a pag.359, a leggere altre pagine per giunta scritte “fitte come i coriandoli”. Cercavo un libro che spiegasse in maniera esaustiva la tragica avventura dell’Armir nella Campagna di Russia, purtroppo mi sono imbattuto in un libro che finora si è dilungato in massima parte in una sorta di pedante radiocronaca di una feroce e sanguinosa battaglia. Purtroppo, non era quello che cercavo. Non me ne voglia nessuno, in particolare i sopravissuti e parenti di quegli splendidi soldati italiani. Il libro sicuramente sarà valido per tanti altri aspetti, tuttavia bisogna essere amanti del particolare fine a se stesso perché possa riuscire digesto. Voto: 2 / 5 |  |  |  |
Roberto Galbiati galbia@iname.com (19-07-2004)
Approssimativo e poco tecnico... un esempio? i carri tedeschi li chiama indiscriminatamente "TIGRE" ... che stando ai fatti non erano certo shierati lì!
...si lascia prender troppo la mano, e nelle descrizioni ci mette un po' troppo del suo!
Nei pro bisogna però dire che offre una visione più amplia dell'evento rispetto a Bedeschi e Rigoni Stern (gli insuperabili classici del genere). Voto: 2 / 5 |  |  |  |
maurizio (05-07-2004) E' un gran bel libro, capace di trasmettere emozioni forti, a partire dal titolo. Certo, manca dell'esperienza "in presa diretta" di altri classici sul tema e come tutti i libri/reportage basati sui racconti dei protagonisti a volte è un po' stucchevole e ripetitivo. Ma se volete dei bei romanzi sulla guerra in Russia leggetevi Sven Hassell. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
RaffaeleT (14-06-2004) Fermo restando il giudizio positivo, mi sembra che a volte l'autore esprima sdegnosi ed opinabili giudizi con la troppa sicurezza di chi sa già come la Storia si è evoluta, esagerando ed enfatizzando le sue posizioni in maniera discutibile : come quando descrive i nostri ufficiali impreparati e ridicoli grassottelli "più larghi che lunghi". O i fanti della Vicenza "lavativi, rompiscatole o raccomandati". Non solo: perchè mai, ad esempio, il 1° di Ottobre una tavolata di commilitoni dovrebbe sbiancare ed ammutolire alla notizia che Paulus è ancora bloccato a Stalingrado? Sanno già qualcosa che il resto del mondo saprà due mesi dopo?
Errato ed impreciso il riferimento all'operazione Tempesta d'Inverno : regala parecchi chilometri all'avanzata di Hoth, bloccato invece sulla Myshkova e minacciato nelle retrovie proprio dalle punte corazzate dell'operazione Piccolo Saturno ; sostiene che Von Manstein avrebbe invitato Paulus a rompere l'accerchiamento, quando invece non diede mai il via all'operazione chiamata Rombo di tuono ; da sfacciato ottimista descrive la tripla cintura della 57° armata, poi coadiuvata dalla 2° armata guardie, come "pochissime brigate incapaci di reggere un attacco" delle "espertissime" divisioni di Paulus, che invece, ormai a corto di carburante, munizioni e cibo, non aveva praticamente più capacità d'offesa.
Bello e coinvolgente nei tratti descrittivi delle battaglie degli alpini, dove illumina le emozionanti gesta di molti uomini che non tornarono. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
diego dcima@hotmail.com (09-01-2004) Chi si aspetta un romanzo "a colori" sulla tragedia dell'Armir rimarrà deluso.
E' "solo" la cruda cronaca, meticolosa, precisa di una disperata lotta per rivedere la propria casa di molti, troppi giovani alpini che hanno creduto nella parola "dovere".
Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Micio maurizio.simoncini@tin.it (22-10-2003) A me è piaciuto molto, proprio perchè ricco di particolari e riferimenti storici. Forse per apprezzarlo senza riserve bisognerebbe avere già una certa dimestichezza con gli avvenimenti trattati ed i quadri militari, in modo da comprendere appieno ciò che si va narrando e condividere timori, scelte e sofferenze di chi, suo malgrado, fu protagonista di questa tragica ritirata. La ritengo un'opera godibile ed equilibrata, che dà il giusto peso sia agli uomini sia ai fatti. Molti gli spunti originali di riflessione, alcuni anche scomodi ( ad es. perchè inserire Valujki fra le tappe del ripiegamento ? ). Chiudo con una piccola digressione : mio nonno era un tenente medico nella Tridentina. Non prese la sua tradotta per terminare di svolgere il proprio dovere, ma fu vinto dalla malattia il 13 marzo : l'autore ci ricorda che gli ultimi convogli partirono il 15. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
flavio (23-08-2003) Risosta per Fabio:
forse il tuo commento deriva dal fatto che non hai capito che il libro di Caruso non è un romanzo di avventura frutto di fantasia, ma la cruda e amara realta dei giorni infernali che hanno passato quei poveri ragazzi poco più che ventenni.
Se ci fossi passato anche tu magari il tuo commento sarebbe diverso!
P.S. Se vuoi un po' di avventura e suspance passa ai romanzi di Clive Cussler. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Carlo cawa2911@caltanet.it (22-06-2003) Questo e' il libro che cercavo!
L'aspetto storico degli avvenimenti della ritirata dal Don sono presentati nella loro scarna e cruda realta'. Non interessa all'Autore insistere su singoli o molteplici sentimenti e/o atti di eroismo o crudelta'; ci dice, credo deducendo dagli archivi dello Stato, come si svolsero quei tragici fatti!
Voto: 4 / 5 |  |  |  |
antonio (08-05-2003) rispondo a fabio e' realta Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Alberto albertomeneghini@yahoo.it (02-04-2003) Sara' che a me i libri storici piacciono molto o forse sara' che sono un alpino ma l'ho trovato proprio un bel libro.
Ho dovuto programmare delle pause per dedicare del tempo anche allo studio altrimenti penso che l'avrei finito
in tre giorni! E per quel che riguarda il commento precedente al mio vorrei solo dire che forse non conta molto
paragonare il modo di scrivere di Giulio Bedeschi, quello di Rigoni Stern o quello di tanti altri quanto riuscire a riflettere sugli argomenti trattati.
Secondo me, ripeto, un gran bel libro. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
fabio (12-03-2003) Scritto in stile calcistico, sembra di leggere la radiocronaca di una partita Russia-Italia. Non c'e' emozione, non c'e' pathos, non c'e' sentimento, non c'e' partecipazione, non c'e' drammaticita'. Lontano milioni di anni-luce dal capolavoro di Bedeschi, " centomila gavette di ghiaccio ", e dagli scritti di Rigoni Stern. Centinaia di pagine di " il battaglione 21 attaccava con l'artiglieria del 7* ma i russi rispondevano con i fucilieri del 6* reggimento mentre sui lati la 40* compagnia assaltatori reggevano quota 125 in presenza di un nido di mitragliatrici che spazzava l'area avversaria ".
Brutto e noioso. Voto: 1 / 5 |  |  |  |
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