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Rankin Ian - Casi sepolti | John Rebus è un poliziotto duro, un uomo disincantato, cinico, ma dotato di un'innegabile umanità. Forse è per questo che è uno dei detective più amati dai poliziotti "veri". Questa volta, però, si è messo davvero nei guai. Mandato presso un centro di riaddestramento per "poliziotti in castigo" deve indagare sulla sparizione di un'ingente somma di denaro, forse sottratta dai suoi stessi colleghi. Ma, appena arrivato alla "scuola per agenti", si trova coinvolto in un'esercitazione su un vecchio caso in cui è lui ad aver qualcosa da nascondere. Che qualcuno nelle alte sfere stia cercando di incastrarlo fingendo di affidargli una missione confidenziale?
8 recensioni presenti. Media Voto: 4 / 5superga (20-09-2006) è stato il primo libro di ian rankin e devo dire che sono rimasto colpito dalla facilità con cui riesce a seguire due enigmi contemporaneamente. Si vede il grande studio dietro la storia che non è cosa comune per i giallisti di moda in questi tempi.
tra l'altro l'edizione economica a 5euro è un regalo da non farsi sfuggire a mio parere.g Voto: 4 / 5 |  |  |  |
Ale (17-09-2006) Lungo e privo di colpi di scena o invenzioni simili, eppure scorre che è una meraviglia, ed è scritto molto bene. Sarà che sono stata recentemente ad Edimburgo e ritrovare la città sulle pagine del libro è stato molto piacevole. Molto meglio dei soliti trhiller improbabili. Leggerò presto altri libri di Rankin. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Nicoletta (17-03-2006) Il solito ottimo Rankin... da leggere per gli appassionati del genere... Voto: 5 / 5 |  |  |  |
serbet (21-11-2005) è il secondo libro che leggo di Rankin e confermo il mio commento sul primo (dietro la nebbia) cioè che è scritto molto bene. Si racconta un caso "realisticamente" descritto non un film di avventura, poi può non piacere ma dire che non succede niente mi pare riduttivo. E' bello lungo ma non ho trovato quelle digressioni solo per far volume e che c'entrano poco con la storia; la trama può essere lenta ma ha una sua armonia e non è mai falsa. Lo consiglio caldamente a chi piace l'ambiente english, anzi scottish, e ama scrittori quali Elizabeth George, la James o Minette. Poichè le vicende personali dell'ispettore Rebus si evolvono, consiglio di cominciare a leggere Rankin in ordine di pubblicazione e non come farò io, risalendo alle origini dopo aver scoperto questo scrittore.
Voto: 4 / 5 |  |  |  |
serbet (20-11-2005) Non di quelli dove "succede qualcosa" ad ogni pagina ma d'altronde credo molto più vicino alla realtè di un'indagine. Rankin mi ricorda più la George o P.D. James e c'è il tentativo di andare oltre la banale descrizione di un caso poliziesco. l'ispettore Rebus entra nella galleria degli ispettori ben connotati da una sua vita ed una sua personalità.D'altronde la sua Edimburgo credo sia molto più vera della Roma di Brown ed il clima per chi c'è stato ma anche per chi non c'è stato è suggestivamente reale. Nel mare magnum di libri e di romanzetti scritti in una settimana dare un voto basso a Rankin è un'eresia
Farei solo una critica al linguaggio del simpatico ispettore Rebus e colleghi, che parlano in modo troppo forzatemente da copione scritto più che come credo nella realtà. Però può darsi che questo continuo sarcasmo sia tipico degli scozzesi e quindi va bene così anche se è un po' fastidioso alla lunga. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
yby yby@cisonostato.it (02-08-2005) Mia sorella ha letto il libro prima di me ed oggi, quando a me mancavano meno di cento pagine alla fine, mi ha chiesto a che punto fossi con la storia; risposta: "... sono arrivato al momento in cui Rebus ... mmmm ... non lo so!".
Questo è libro: una bella storia (in teoria) ma che non ha di avvincente che le ultime 50 pagine! Il resto (400 pagine!) è il continuo susseguirsi della descrizione dell'indagine che non porta mai a sviluppi, che non avvince e che, in generale, risulta piatta e poco interessante.
Solo alla fine si riesce a fare luce sulla vicenda e solo alla fine si legge volentieri.
Peccato perchè l'idea alla base, come espresso da chi ha scritto i propri commenti prima di me, è reale e decisamente carina... Voto: 2 / 5 |  |  |  |
MENCUCCI MAURO MENCUCCI@ARTE.IT (11-05-2005) E' stato gradevole riassoporare le atmosfere noir del giallo classico chandleriano. Rebus, il personaggio di Rankin, è reale, tetragono e profondamente umano, seppure sotto la coriacea scorza cinica, ironica e sprezzante tipica degli "sbirri", quelli buoni, naturalmente.
Il romanzo si legge bene e i ritmi sono equilibrati e quindi incalzanti. Non può non piacere, se non a chi disprezza a priori il genere. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
giuseppe cunsolo giuseppe.cunsolo@poste.it (21-01-2005) A volte nei libri, per ironia della sorte, si trova una parte di verità che è difficile negare o confutare. Il libro si legge con una sana frenesia; non si capisce dove termina la fantasia ed inizia la verità ... si rimane del dubbio che, una storia del genere, domani, potrebbe apparire sulle prime pagine dei giornali
Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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