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Prada J. Manuel de - Il settimo velo | Nella Francia occupata dai tedeschi, poco prima della liberazione di Parigi, Jules Tillon giunge gravemente ferito in riva a un lago. E lì Lucía, una giovane donna spagnola che vive in un pittoresco circo itinerante di esuli attivi nella Resistenza, lo incontra e gli salva la vita. Jules però non ricorda nulla del passato: la ferita alla testa gli ha provocato una grave amnesia. Qualcuno lo saluta come un eroe partigiano (nome di battaglia Houdini) distintosi per il coraggio delle proprie azioni: ma non ci si può sentire davvero eroi, quando non se ne conserva la memoria. E allora, chi è davvero Jules Tillon, perché ha rischiato di morire? Tra Jules e Lucía nasce un grande amore che durerà anche dopo la guerra. Ma su Jules gravano ombre che non potranno facilmente dissolversi. Mezzo secolo dopo, il figlio di Lucía, Julio, compirà un viaggio sulle tracce della madre e dell'uomo misterioso che lei aveva amato. E forse toccherà a lui dissipare quelle ombre.
| La recensione de L'Indice |
 Juan Manuel de Prada (Baracaldo 1970), con questo suo romanzo fiume, si getta a capofitto nel difficile compito di ricostruire la complessissima epoca della resistenza francese, durante la seconda guerra mondiale, attraverso le ricerche di un personaggio provato dalla vita, costretto a sondare le luci e le ombre di un padre afferrato all'ultimo istante, un ex combattente in bilico fra eroismo e ingenuità. La molla che fa scattare il meccanismo della memoria è tragica: dopo la morte in un incidente d'auto della giovane moglie Nuria e l'agonia dell'amatissima madre Lucía, divorata da un cancro, per Julio, un impacciato professore universitario cinquantenne, sembra essere giunto il momento di sprofondare in un limbo di dolore, anticamera di una rassegnata e sconfortata indifferenza nei confronti del mondo. A sconvolgere però lo stato di torpore che attanaglia Julio giunge, inaspettata, la confessione di Antonio, il quale, durante la veglia funebre della moglie, gli rivela a bruciapelo di non essere il suo vero padre: Lucía, quando si era sposata con lui, era già incinta. La vertigine provocata dal non conoscere le proprie origini e la rabbia di essere stato abbandonato spingono il protagonista a uscire dallo stato vegetativo in cui si era rinchiuso e a mettersi sulle tracce del genitore. Sfruttando al meglio i pochi indizi a sua disposizione, andrà tessendo l'intricatissima trama della vita di Jules Tillon, il grande amore di sua madre Lucía, l'unico uomo che lei abbia mai amato. Grazie alle lunghissime chiacchierate con l'anziano padre Lucas (un sacerdote che nella desolata Madrid franchista degli anni cinquanta aveva aiutato Lucía e Jules) e con l'ambizioso psichiatra Portabella (un medico che aveva avuto in cura il giovane Tillon nel manicomio barcellonese di Santa Coloma), emergono i contorni sfuggenti della figura di Jules Tillon, un partigiano francese vittima di un'amnesia che ha cancellato dalla sua mente gli anni del conflitto mondiale, un eroe che non può sentirsi tale perché non ricorda nulla, ma che ama con tutto se stesso una giovane prestigiatrice di nome Lucía, una ragazza stupenda ed estroversa che gli ha salvato la vita e al cui amore si aggrappa con le unghie e con i denti per non sprofondare nella paranoia, nel tormento di un passato carico di domande che si perdono nei corridoi bui e tortuosi dell'oblio. Nell'animo turbato del giovane Tillon si agitano fantasmi che impartiscono aspri ordini con voci dal metallico accento tedesco, indicibili torture in anguste camere da macello improvvisate dalla Gestapo, gli occhi verdi da mosaico bizantino di una donna misteriosa e conturbante, l'ignominia di una madre e una sorella che vengono accusate di aver collaborato con i nazisti, il dubbio di un tradimento che gli rode l'anima e non gli dà pace, il sospetto bruciante di essere stato manovrato come una marionetta da altri, il rimorso e il sollievo provocati da alcuni omicidi da lui commessi. Le tessere del complesso rompicapo della sua esistenza si incastrano l'una accanto all'altra lentamente, pagina dopo pagina, disposte con estrema delicatezza dall'ingegnosa prosa di Juan Manuel de Prada, e al dolore del passato si aggiunge altro dolore, i sensi di colpa si moltiplicano, l'anima si lacera e l'abbandono cosciente di Lucía e del figlio che lei porta in grembo è ormai un mollare gli ormeggi verso una vecchiaia senza speranza. Prende così forma un affresco che colpisce dritto allo stomaco chi legge, un quadro dai forti contrasti caravaggeschi, rabbuiato dal rancore che non cede al perdono, dall'ignominia meschina di altolocati codardi e cinici, dalla miseria morale di vittime e carnefici, ma illuminato da un attaccamento spasmodico alla vita, da sacrifici splendidi e strazianti, da un amore timido, mormorato a mezza voce, che si fa strada tra le ceneri ancora tiepide di una storia tragica e commovente. Simone Cattaneo |
7 recensioni presenti. Media Voto: 3.85 / 5Mirco Ficola firkoo@alice.it (02-04-2009) Davvero un bel romanzo, magistralmente scritto e tradotto. La storia d'amore tra i due protagonisti è incastonata nel periodo della seconda guerra mondiale, un evento che sconvolge continenti, nazioni, paesi e naturalmente persone. L'Autore non si lascia sfuggire nulla di quel periodo storico abbracciando tutte insieme Spagna, Francia, Germania e Inghilterra con un realismo e capacità di analisi davvero sorprendenti. La cosa interessante è come riesce a descrivere la guerra attraverso la quotidianità del vivere comune, senza le parole roboanti degli storici di mestiere. Quindi un romanzo sulla guerra e non solo: anche sulla memoria come strumento di insegnamento, come leva per risollevare sentimenti sopiti e aneliti rimossi, come scudo nei confronti delle bestialità commesse. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
augustus (28-09-2008) A me è piaciuto molto, nonostante una certa prolissità e un po' di lentezza più evidenti nella parte iniziale. La ricostruzione storica, in particolare della Francia invasa dai nazisti, mi sembra convincente e rende bene l'idea dello stato di terrore in cui si viveva, nei luoghi di lavoro e nelle famiglie. La figura di Julio, la voce narrante, è tratteggiata in modo più approssimativo rispetto alle altre, ma in fondo si tratta di un protagonista passivo delle storie altrui. La trama è sufficientemente contorta da far risultare il libro avvincente, soprattutto nella seconda metà, con personaggi tutti costantemente in bilico tra il ruolo di eroi e quello di traditori. Forse il finale è un po' amaro, ma non si può avere tutto.... Un bel libro, veramente! Voto: 5 / 5 |  |  |  |
Samuele (29-07-2008) Veramente un bel romanzo. All'inizio stenta un pò a decollare, troppo lungo e troppo meticoloso nelle descrizioni, ma poi passata l'introduzione va via liscio fino alla fine. Le descrizioni delle torture mettono una tensione che è difficile staccarsi dalla lettura, le può capire molto di più chi ha nonni che hanno passato la seconda guerra mondiale. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
chiara (28-07-2008) Bellissimo, scritto in modo esemplare (a parte un eccessivo utilizzo delle similitudini, che alla lunga diventano martellanti). In ogni caso, è uno di quei libri scritti "con il cuore": in esso, la memoria dell'io narrante (la "storia") si fonde e confonde con la memoria collettiva (la "Storia"), gran mare dove tutto affoga e dove nessuno ha completamente torto o completamente ragione. E la malinconia, il senso della perdita, lo smarrimento per la mancanza di risposte ai dubbi dell'esistenza, diventano un modo di essere.
Crudo, vero, poetico. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
lalli (18-07-2008) eccessivamente lungo e molto confuso... Voto: 1 / 5 |  |  |  |
Chiara Sav (13-07-2008) Piuttosto lungo e a tratti noioso. L'amore tra Lucia e Jules non è reso bene. Lo sfondo di guerra e torture non mi è piaciuto. Voto: 3 / 5 |  |  |  |
ilaria (11-07-2008) Sono onorata ad essere la prima a scrivere un commento su questo bellissimo libro. La storia mi aveva già affascinata, ma leggerlo è stato come ascoltare i racconti di mio nonno. Secondo me questo libro ti lascia una incredibile voglia di conoscere la vita del protagonista dalla prima all'ultima pagina; ci si affezziona ad ogni personaggio e si ha voglia di adare ancora più affondo nelle loro storie. Consiglio a tutti di leggerlo, cogliendo anche qualche riflessione su come una guerra trasforma gli uomini e su come le prospettive ed e le sperienze di vita possano farci cambiare. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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