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Valentini Giovanni - La sindrome di Arcore | A quindici anni dalla sua fatidica "discesa in campo", Silvio Berlusconi continua a dividere l'Italia. E non solo tra elettori di destra e di sinistra, ma anche trasversalmente all'interno dei rispettivi schieramenti. Amato e odiato in ugual misura, considerato da una parte come il salvatore della Patria e dall'altra come un pericolo per la democrazia, il Cavaliere spacca l'opinione pubblica nazionale in due grandi partiti contrapposti: i filoberlusconiani e gli antiberlusconiani, tanto fanatici i primi quanto irriducibili i secondi. Campione di un moderno populismo mediatico, e a dispetto di un macroscopico conflitto d'interessi senza uguali al mondo, "l'uomo di Arcore" ha alterato il senso comune degli italiani, compresi quelli che non votano per lui, modificando nel bene o nel male i loro valori e stili di vita: il berlusconismo - inteso come un impasto di individualismo esasperato, edonismo e iperconsumismo - ha finito per contagiare perfino i suoi avversari e oppositori. È la Sindrome di Arcore che - come quella di Stoccolma - induce il popolo dei teledipendenti, prigionieri del tiranno mediatico, a innamorarsi del loro carceriere. Ma ora la crisi economica globale minaccia di mettere fuori gioco il berlusconismo, con tutti i suoi miti e le sue false illusioni.
Giuseppe Grasso Leanza g.grassoleanza@tiscali.it (06-07-2009) Quando, nel corso della campagna elettorale del 2008, Walter Veltroni evitò accuratamente di nominare ''il principale esponente dello schieramento a noi avverso'', espresse un concetto giusto in modo sbagliato. L’esattezza dell’assunto è dimostrata sia dal recente successo elettorale di Di Pietro, che il suo avversario lo nomina (e come!) sia dal consenso che riscuotono presso l’opinione pubblica (di destra e di sinistra) i ripetuti interventi di garanzia istituzionale del presidente della Repubblica Giorgio Napoletano e di quello della Camera Gianfranco Fini, che quel nome proprio non lo possono pronunciare. I politologi con competenze in tema di psicologia delle masse potranno verificare la validità scientifica della “sindrome di Arcore” descritta da Giovanni Valentini, autorevole giornalista di “Repubblica”, cioè quella malattia – analoga alla sindrome di Stoccolma – per cui un popolo di “teledipendenti, prigionieri del tiranno mediatico, si innamora del proprio carceriere”. In realtà, ciò che adesso importa non è l’individuazione diagnostica ormai resa chiara dai fiumi d’inchiostro che sono stati consumati al riguardo; interessa piuttosto la terapia di contrasto che questo pregevole testo tenta di elaborare. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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