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Singer Isaac B. - Il mago di Lublino | Funambolo, prestigiatore, illusionista, maestro, come Houdini, nell'aprire serrature e lucchetti anche bendato o ammanettato. Questo è Yasha, il mago di Lublino. Sul punto di abbandonare la fedele moglie Esther per fuggire in Italia con un'amante, sul punto di usare le sue prestigiose abilità per scopi criminali, come gli consigliano da tempo amici ruffiani e ladri, questo "zingaro della lussuria" d'un tratto si ferma e si fa murare in una stanza della casa per scontare i suoi peccati. Diventando così, suo malgrado, un saggio venerato da ebrei vicini e lontani. Personaggi come il mago di Lublino se ne incontrano raramente nella narrativa di tutti i tempi: l'irrequietezza, la sensualità, i dubbi tormentosi, gli abbandoni al piacere e al pentimento ne fanno un carattere paragonabile ad alcuni personaggi di Leskov, Gogol', Cechov. Dalla prima all'ultima pagina seguiamo la parabola di Yasha, che viene condotto dal suo egoistico e onnivoro desiderio a ogni sorta di eccesso. Ma ne rimarrà insoddisfatto finché non giungerà alla consumazione dell'eccesso supremo: la rinuncia al desiderio, la perdita di sé in Dio.
| La recensione de L'Indice |
 Nella bella e un po' appartata collana dei "Narratori" Longanesi, esce con un'introduzione nuova di zecca di Alessandro Piperno un classico della letteratura yiddish. È davvero di pregio il saggio introduttivo perché, una volta tanto, non si trova appiccicato tanto per dar lustro, ma è un'occasione per ripercorrere la storia di alcuni grandissimi scrittori ebrei partiti dalla condizione di émigrés in America. Si tratta, ovviamente, oltre a Singer, di Saul Bellow e di Philiph Roth, i quali, a diverso titolo, hanno concorso a descrivere e fondere insieme i tratti tipici (ironia, malinconia, ossessione per il sesso, memorie d'infanzia) dell'ebreo americano. In particolare, Piperno, con piglio assai originale, punta il dito al sentimento che più di tutti gli altri ha tenuto insieme questi colleghi scrittori: l'odio. "Sempre più mi convinco che l'odio per ogni collega vivente sia un corollario inevitabile del mestiere di scrittore, non meno della penna, del computer, della vanità, dell'ispirazione". E l'invidia, quella che sempre nutrì Bellow nei confronti di Singer, pur dopo averlo tradotto e portato nel mondo. A parte i commenti, le battute salaci, l'insofferenza tra grandi, Il mago di Lublino dimostra che Singer fu anche, oltre che scrittore di mirabili racconti, ottimo romanziere. Qui il protagonista è Yasha, illusionista al pari di Houdini, che si converte appena in tempo, prima di abbandonare la fedelissima moglie Esther per fuggire con la sua giovane amante. Un romanzo sull'eccesso e sul bisogno di fuga scritto da un premio Nobel oggi dimenticato. Un uomo che, come ricorda Piperno in chiusura, non poteva dimenticare i suoi morti: li vedeva incarnati nei piccioni assiepati in un giardinetto dell'Upper West di New York: "La morte occupa ogni anfratto della sua narrativa. I suoi piccioni. Ne era ossessionato. I morti. I suoi morti". Camilla Valletti |
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