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Bossi Fedrigotti Isabella - Se la casa è vuota | Per Isabella Bossi Fedrigotti la scrittura è sempre stata una "scorciatoia segreta" per indagare a fondo i legami familiari, svelando le tensioni e i veleni ipocritamente nascosti in molti inferni domestici. In questo libro, la sua scorciatoia segreta l'ha condotta ancora più in fondo, lì dove abitualmente regna il silenzio dell'incomprensione e del dolore. L'ha portata a raccontare storie di figli dimenticati e lasciati soli da genitori fragili, frustrati o semplicemente egoisti. La sua attenta compassione, decantata in uno stile teso e implacabile, ci inchioda commossi al racconto di queste piccole vite difficili segnate dalla solitudine: Lorenzo - con i suoi "non voglio" gridati e le sue instancabili domande - che, sconfitto e domato, finisce con lo spegnere la sua energia e la sua curiosità diventando un adolescente silenzioso, assente e indifferente. Annalisa, intoccabile e irraggiungibile, innamorata del suo corpo senza carne. Paolina, bambina soave che finisce a vivere per strada, infagottata, sporca e arrabbiata. Pietro, che scappa continuamente di casa per sottrarsi alla triste giostra della famiglia allargata. Francesco e la sua trascinante vitalità prosciugata da videogiochi e film porno. L'autrice osserva il modo in cui sono cambiate oggi le famiglie, leggendo i problemi, i disagi e le sofferenze sotto il segno della mancanza di affetto, pazienza e attenzione, e riversando il tutto in purissima narrazione. Un breve campionario di racconti, quello con cui Isabella Bossi Fedrigotti si misura. Testimonianze che ha avuto modo di conoscere e confrontare, di raccogliere e riunire in un testo intenso e toccante. Un romanzo che contiene in sé vite, esperienze.
Pochi casi, quelli che presenta, piccoli drammi familiari, fatti di numerosi silenzi, di quasi illeggibili e impercettibili segnali. Storie vere di famiglie normali, esperienze comuni, che la giornalista ha raccolto e registrato. “Storie inventate dal vero, reali ma rielaborate con la fantasia”.
Quelle di Lorenzo, Annalisa, Paolina, delle loro esperienze vicine, dopotutto, a quelle con cui quotidianamente ciascuno si misura, in maniera più o meno brutale. Famiglie normali, genitori educati, contesti ordinari, comuni, usuali. E non sono molti, in fondo, gli elementi che caratterizzano tali vicende: convivenze turbolente, ripetuti litigi tra genitori, separazioni più o meno civili, e insieme lo stress, la stanchezza, l’infelicità. E le conseguenze rivelano lo smarrimento, palesano il disagio dei giovani, di chi per primo ne subisce le ripercussioni. Ragazzi ai quali, di riflesso, quella premura, quel calore, quella vicinanza, sono venute meno, sebbene solamente per qualche istante.
L’autrice li racconta con sensibilità, li indaga con tatto. Con la leggerezza del romanzo va in fondo alla storia di Lorenzo, bambino irrequieto, incontenibile, oggi ragazzo timido, introverso, troppo a lungo trascurato, completamente domato, dopo molteplici, vane, richieste di attenzioni.
Va in fondo alle vicende di Annalisa, bambina buona, “una graziosa botticella dai lunghi capelli biondi”. La sua grande passione per il cibo si trasforma, dopo ripetute mortificazioni da parte di sua mamma, rivolte alla sua linea sgraziata, ai suoi chili in più, in ossessivo amore per il suo corpo, alla ricerca di una magrezza che possa in qualche modo tradursi in maggiore affetto e calore.
Esperienze a confronto, spaccati di famiglie normali, in cui quelle presenze, quelle figure, cui appoggiarsi e affacciarsi, sono, per ragioni diverse, venute a mancare.
La formula dei racconti romanzati ne accresce l’efficacia, insieme proteggendo, mascherando i reali protagonisti.
Ciascuna di queste storie racconta un po’ di questo, narrando come, in differente misura e con diversi ripercussioni, qualche mancanza, all’apparenza insignificante, poche trascuratezze, possano riflettersi sui figli, con effetti rilevanti.
Una scrittura naturale e commovente, capace di far riflettere, di far comprendere come interpretare delle mute richieste di aiuto, di conforto, di riscatto.
Media Voto: 3.5 / 5ant lomell@libero.it (16-04-2011) La scrittrice in questo testo, con una delicatezza ed una profondità encomiabili, evidenzia le storie e soprattutto la crescita sia psicologica che corporale di 6 ragazzi apparentemente diversissimi uno dall'altro/a, invece accomunati tutti da un unico desiderio: la paura di restare da soli e quindi scelte conseguenti a questi timori.
Poi è subito chiara la differenza tra le famiglie di qualche decennio fa e quelle di adesso; magari prima lo spazio, e la voglia , di ospitare in casa zii,nonni etc era più comune, adesso non è per niente così.
Un altro msg chiaro che arriva dal testo è che non sia proprio idilliaco lasciare da soli in casa ragazzini di 10 ,11 anni per troppo tempo; a tal proposito una delle 6 storie, quella di Francesco, parla proprio di questo tema.
Francesco adolescente con una voglia di vivere pazzesca, che è il vanto di mamma e papà, che sa commuoversi per un bimbo che chiede l'elemosina e allo stesso tempo non si tira indietro di un millimetro se c'è da aiutare i genitori in lavori domestici pesanti, Francesco che fa sport e che è un campione di judo, Francesco che è adorato dalal sorellina a cui concede attenzioni e coccole, i genitori di Francesco(molto in gamba) che pensano: vabbeh non sarà un genio a scuola ma è la voglia di vivere fatta persona e a noi va bene così. Incredibilmente anche un ragazzo del genere, cresciuto da genitori non ansiosi e apprensivi finisce in un buco nero... Francesco non è più capace di staccarsi dal cmp, sia per quanto riguarda giochini di ruolo(quelli di guerra) che spezzoni di film porno. Queste cose lo svuotano e gli tolgono tutta la sua frenesia, d'altronde un ragazzo non ha i mezzi psicologici per fare fronte a valanghe di input che gl arrivano così, gratis, a portata di clic. Questo è un monito importantissimo da tenere in assoluta considerazione.
Molto toccanti anche le storie di Lorenzo, e i suoi urlati e disperati "Non voglio" e di Paolina che finisce a a vivere per strada.
Brava Fedrigotti Voto: 3 / 5 |  |  |  |
Valentina (14-10-2010) struggente. magistrale come sempre. sono rimasta un po' a bocca asciutta per certe conclusioni che mi sono parse brusche. ma forse l'autrice le ha volute proprio così, dopo descrizioni particolareggiate, per evidenziare ancora di più gli effetti semplicemente tristi e definitivi della solitudine. Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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