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Maturana Humberto R.; Varela Francisco J. - Autopoiesi e cognizione. La realizzazione... | Questo è un libro di biologia che spiega i sistemi viventi come sistemi che si auto-producono (autopoietici) e la cognizione come il processo che caratterizza questa auto-produzione (autopoiesi). Ma è anche un libro di teoria dei sistemi che presenta una nuova nozione di sistema auto-referenziale, oganizzativamente chiuso, che compensa le perturbazioni provocate dall'ambiente per conservare la sua organizzazione ma le cui trasformazioni non sono funzione degli stimoli dell'ambiente. Ed è infine un libro di filosofia che propone un approccio fenomenologico alla cognizione.
| La recensione de L'Indice |

(scheda pubblicata per l'edizione del 1985)
scheda di Bert, G., L'Indice 1985, n. 8
La teoria dei sistemi è diventata nota tra noi principalmente per l'opera di divulgatori geniali come Watzlawick: l'opera di Bertalanffy è tuttora poco conosciuta, mentre quella dei più importanti studiosi dell'argomento comincia ad essere tradotta solo da poco. È il caso di Bateson, ancora tutto da scoprire, e di Maturana e Varela, mentre Morin attende ancora una traduzione completa. I saggi di Maturana e Varela, biologi cileni, sono dei primi anni settanta: leggendoli oggi si scopre con sorpresa che i grandi temi posti dalla sistemica sono già tutti presenti ed integrati in un'opera breve, non facile, estremamente densa e stimolante. Al centro sta la riscoperta della relazione, la ricerca di una sintesi che non sia la pura e semplice somma di competenze specialistiche, ma che includa la dinamica continua delle interazioni. Ciò significa che, all'interno di una relazione, cioè di un sistema con un'organizzazione propria, ogni proprietà misurabile della struttura si modifica continuamente attraverso una serie di adattamenti, così da cambiare anche in modo radicale, ma non scompare mai. In altri termini, la stessa cosa può diventare irriconoscibile se la si osserva di nuovo. Ciò sposta l'osservatore dal centro ad una semplice componente del sistema ed esclude che qualsiasi descrizione dei fenomeni sia obiettiva: essa appartiene sempre al dominio di descrizione di chi osserva ed ha senso solo in un contesto determinato.
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Mauro Lanari haldullea@libero.it (09-11-2008) Se la costellazione tipica dei sintomi autistici, sia nella forma grave e specifica, sia nella forma “normale” e aspecifica, è definibile come una modalità peculiare di ritiro, isolamento e distacco dai rapporti interpersonali e dall’interazione ambientale, e se entrambi i modelli teorici proposti dalla "Cognitive Development Unit" londinese sono in grado di fornirne una spiegazione neurobiologica (cf. Uta Frith, 3a ed. 2007), ne esiste pure una terza proveniente da tutt’altro filone di studi. Il modello neurobiologico dell'autopoiesi, proposto da Maturana e Varela, dimostrerebbe d’avere anch’esso un valore esplicativo di portata generale: la chiusura organizzazionale encefalica prevarrebbe sulla sua apertura in termini di "pesi" connessionistici, fornendo così delle basi scientifiche alla monadologia leibziana, nonché al solipsismo e al costruttivismo, se non ontologici e radicali, quantomeno esistenziali. In termini matematici: cervello come macchina ricorsiva prevalentemente autoreferenziale. In termini di teoria della comunicazione: dalla comunicazione stessa all'informazione e infine alla pura e semplice "espressione".
Voto: 4 / 5 |  |  |  |
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