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Ueda Akinari - Racconti di pioggia e di luna | Nove storie di fantasmi nelle quali Ueda Akinari (1734-1809) riprende spunti cinesi e motivi del folclore, del romanzo e del teatro giapponesi, rielaborandoli in situazioni originali. Ma questi elementi sono solo parte dell'intuizione poetica e della capacità dell'autore di trasformare le sue sue storie in racconti dove il ricorso al soprannaturale è soprattutto in funzione estetica, la paura è mitigata dalla poesia, e quando "cantano i fagiani e combattono i draghi" il brivido dell'orrore si accompagna all'emozione della bellezza.
| La recensione de L'Indice |
 TAKEHIDO, FUKUNAGA, La fine del mondo, Marsilio, 1988
AKINARI, UEDA, Racconti di pioggia e di luna, Marsilio, 1988
(recensione pubblicata per l'edizione del 1988)
recensione di Della Casa, M., L'Indice 1988, n.10
Tra i suggestivi "Racconti di pioggia e di luna" del settecentesco Akinari e "La fine del mondo" del contemporaneo Takehito passano circa duecento anni: due secoli tumultuosi per il Giappone che è passato dal feudalesimo all'epoca tecnologica, conoscendo durante la seconda guerra mondiale, la 'fine del mondo' più spaventosa che allora si potesse immaginare. Due secoli che trasformano completamente la cultura, l'immaginario e, nel caso specifico, l'approccio alla letteratura fantastica. Due libri, di conseguenza , interessanti non per i punti di contatto o per le similitudini, ma perché permettono una prima lettura dell'evoluzione del fantastico nella letteratura giapponese. Nei "Racconti di pioggia e di luna", ad esempio, sono rielaborate, a volte in modo originale, vecchie leggende del folklore nipponico: spettri, apparizioni, donne-serpenti e uomini-pesce fluttuano in un'atmosfera senza tempo, proiezione di un 'epoca remota dove vivono monaci, samurai, imperatori, mercanti. Rispetto alle analoghe e contemporanee opere di autori occidentali, in Akinari è molta più accentuato l'aspetto fiabesco e la narrazione si fa lieve ed elegante, ma anche più distaccata e povera di pathos, come spesso avvene nelle fiabe, dell'Estremo Oriente. Gli stessi temi, probabilmente, (basti pensare all'evidente analogia tra la novella "La passione del serpente" e "Christabel" di S. T. Coleridge) avrebbero dato origine, nella tradizione occidentale, a leggende e racconti ben più drammatici, intrisi del dualismo bene-male. Nel complesso, l'opera di Akinari riflette un sistema sociale e di pensiero ben codificato e armonico in cui il fantastico e parte integrante della vita quotidiana e non provoca lacerazioni. Tutto il contrario, invece, avviene per Takehito, uno scrittore sperimentale tra i più importanti del Giappone contemporaneo. La fine del mondo è il dramma d'una donna alla ricerca della propria identità, soffocata da un marito perbenista e da una suocera egoista e possessiva. Con un perfetto meccanismo narrativo, nel quale si fondono i flashback, gli incubi dei protagonisti e l'incomunicabilità dei loro pensieri, Takehito racconta la fine annunciata della giovane Tami e l'implosione del mondo esterno nella sua follia, rappresentata dalla materializzazione del suo "doppio". È la crisi dell'uomo contemporaneo, incapace di risolvere il conflitto tra il proprio mondo interno e la realtà esterna; un tema universale, comune a tutto il mondo moderno, visto attraverso gli occhi d'un autore, che, grazie alla sua estrema sensibilità, riesce a fonderlo con la nitida descrizione del microcosmo della provincia giapponese di oggi.
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Matteo (28-02-2009) Una raccolta di storie affascinanti ed indimenticabile. Una pietra miliare per gli appassionati della cultura giapponese. Consigliatissimo. Voto: 5 / 5 |  |  |  |
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